• Set
    07
    2018

Album

Brainfeeder

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Mentre il mercato musicale si godeva le vacanze estive, con buona parte degli addetti ai lavori sparsi tra i vari festival e le testate in pausa, la label di Flying Lotus ha invece optato per una strategia differente, rilasciando ben quattro album tra la fine di luglio e l’inizio di settembre: dopo l’ottimo esordio del promettente producer lo-fi house londinese Ross From Friends sono arrivati i dischi del virtuoso electro-space-funk Dorian Concept e di Luis Cole, mentre adesso è il turno di Brandon Coleman, tastierista del giro West Coast Get Down che, con questa seconda prova solista, Resistance, approda appunto su Brainfeeder, dopo aver suonato già in numerose uscite dell’etichetta losangelina (da Until the Quiet Comes del fondatore FlyLo al gigantesco The Epic di Kamasi Washington).

È naturale dunque che l’opera muova i suoi passi in territori black, spesso contaminati dall’elettronica: nonostante il titolo che pare avvicinarlo alla new thing ed al contemporaneo jazz riottoso e politico di Washington e dei bravi Onyx Collective, il sophomore-album del Professor Boogie (come viene introdotto sul palco dall’amico Kamasi) suona più come un incrocio tra la sensibilità più delicata e suadente di Thundercat e la passione per il funk più elettrico e trattato del collega viennese, il già citato Dorian Concept, con cui condivide anche lo strumento.

Ispirato ad Herbie Hancock e Funkadelic (ma anche da artisti black più contemporanei quali Dam-Funk o il collaboratore di lunga data Babyface) Resistance s’inserisce pienamente nel discorso afro-futurista, spostando però l’obbiettivo sulla tecnologia: è lo stesso Coleman a sostenere che «se Siri potesse cantare, questo sarebbe il risultato». Non così esagerato nel risultato, il disco è però un ottimo esemplare di funk contemporaneo, tra la grinta di una Janelle Monae, allusioni carnali (Sexy, Addiction) e gommosissime rotondità sci-fi jazz (una Giant Feelings che è indubbiamente il vertice dell’intero album).

2 Settembre 2018
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