Dorian Concept (AT)

Biografia

Classe ’84, Dorian Concept, ovvero l’alias dietro il quale si nasconde Oliver Thomas Johnson, è musicista e compositore di estrazione classica. Condivide con Jon Hopkins gli studi di pianoforte e ha studiato arti multimediali all’Università di Salisburgo vincendo lungo i suoi primi passi nel mondo della musica elettronica numerosi premi tra cui due Elektronikland Salzburg per la miglior composizione elettronica nel 2005 e nel 2007. Ha prestato servizio nella live band di Flying Lotus, collaborato a vario titolo sia con la sua label, Brainfeeder (compare nei credit di The Golden Age Of Apocalypse di Thundercat e di Cosmogramma dello stesso FlyLo), sia con la Cinematic Orchestra e Tom Chant, e goduto dell’endorsement di popolari radiofonici come Benji B. La sua specialità è un’elettronica per laptop e tastiere, massimalista, melodica e bella luccicante come tante produzioni firmate Rustie e dal giro Brainfeeder.

Nel 2010 Ninja Tune, che assieme a un’altra etichetta britannica come Warp tiene sott’occhio questo tipo di evoluzioni, lo assolda per il box set del ventennale, Ninja Tune XX, dove viene inserita la traccia Her Tears Taste Like Pears, brano che, a stretto giro, dà il nome anche a un EP di quattro brani in cui troviamo alcune peculiarità del suo approccio: un dinoccolato spacey jazz per tastiere circondate dal solito partèrre d’elettronica, ambient come in 4/4, da acquario sonico in salsa prog. Beninteso, Dorian Concept, non fa assoli à la Van Halen o kitcherie 80s, preferisce, anzi, un ben più navigato stile lounge per soundtrack dal retrogusto un po’ retrò, e più indietro nelle sue produzioni troviamo eccentriche rivisitazioni house e rave (Trilingual Dance Sexperience).

Joined Ends, disco che arriva a ben tre anni di distanza dall’esordio su Ninja Tune – intervallati da una soundtrack commissionata da Chant – è una bestia completamente diversa. Parallelamente a un altro lavoro/svolta stilistica sulla label che è In The Wild di Falty Dl, Johnson sceglie la metafora del viaggio “in un paese delle meraviglie sintetico”, dice lui, per comporre un album che a grandi linee rappresenta un ritorno alla folktronica più eclettica dei noughties aggiornata agli smalti pop scoloriti e alle voci suonate alle tastiere dei 10s. Nel disco non manca neanche qualche momento minimalista – nel senso di ripetizione e variazione di vibrafoni e vetri e altre soluzioni world dalle parti dell’ultimo Phillip Glass – che abbiamo sentito anche nella traccia omonima del Green Language di Rustie.

In generale questo secondo album a nome Dorian Concept che segue a un lustro di distanza il ronzante debutto lungo, (un When Planets Explode poggiato su coordinate electro, analogiche e lo-fi), è un lavoro ben intarsiato, dove la narrativa soundtrack, oltre ai sapori vintage, si serve di gentilezze ma anche robustezze psych à la Caribou (Clap Track 4) per innescare profumata malinconia e avvicendamenti di poliritmiche e bassi. Sul lato jazz e su quello soundtrack, viene chiamato in causa un altro lavoro Ninja Tune, ovvero Ghosts Of Then and Now di Illum Sphere e, come avrete capito dal giro di rimandi, il rischio che si corre da queste parti è sia l’eccessiva maniera, sia che il messaggio arrivi troppo sottovetro. Non mancano però le eccezioni: Trophies e 11/5/2012, ottimi esempi di trasporto e sintesi tra house, ricordo e “sinfonismo” psych.

La mossa successiva sulla lunga distanza esce, senza sorprese, sulla Brainfeeder di FlyLo. Anche questa volta Johnson si è preso il suo tempo per confezionare le nuove tracce e se tra l’esordio su Ninja Tune e il suo primo album da quelle parti erano passati tre anni, nel passano ben quattro tra quello è The Nature Of Imitation. Anche in questo caso il Nostro cerca di scompigliare le carte in tavola. L’artista spiega in una nota di aver dovuto disimparare ciò che aveva imparato fino ad allora per sviluppare un approccio inedito arrivando così a un “suono nuovo di zecca” dove per nuovo s’intende innanzitutto il ruolo da protagonista ricoperto dalle innumerevoli voci, campionate e risuonate alle tastiere. Al netto di quello, non certo una novità all’interno del panorama elettronico, ci ritroviamo in piena fregola Brainfeeder, ovvero qui si pastura un sound che unisce ancora una volta space-jazz e bassoni, elettronica scintillante e fusion anni Ottanta, ricordi rave e la passione per i compositori più sperimentali e avventurosi del novecento, in sintesi una electro-space-funk impomatata di proggismi da nerd. Il disco funziona veramente in due momenti davvero pirotecnici, ispirati e coinvolgenti, come Pedestrians ed E13, sottolineano in sede di recensione, in generale, il limite dietro alle produzioni di Johnson è sempre lo stesso: peccare di maniera e autorefernzialità. Il balenato new sound di Dorian Concept è stretto parente della wonky music esplosa dieci anni prima, un meta-genere di cui, specie nella sua variante fusion, prog e 80s, Brainfeeder è sempre stata forte promulgatrice.

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