• Dic
    15
    2017

Album

Atlantic Records

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In attesa del terzo album, che uscirà con calma quando uscirà, Charli XCX torna ad immergersi nella dimensione che più le sembra congeniale, ovvero assecondando le spinte arty-elettro affrontate sin dalla nascita della sua etichetta Vroom Vroom Recordings. Se nelle precedenti prove sulla lunga distanza, True Romance e Sucker, il suo sembrava un gruppo sanguigno Rh- in grado di coagularsi naturalmente in hit planetarie – vedi Boom Clap o il featuring nella Fancy di Iggy Azalea o I Love It delle Icona Pop – oggi il suo bagaglio genetico è mutato e presenta gli anticorpi giusti per resistere a pressioni e critiche.

Come nel precedente mixtape – Number 1 Angel – uscito lo scorso marzo – la teen star trasformista si è circondata di una rodata combriccola di producer, e parliamo del “solito” giro PC Music nelle persone del boss A.G. Cook, del satellite più noto SOPHIE e di quei progster della vaporwave che rispondono al nome di EasyFun, ma anche di esperti in materia di chart del calibro di King Henry, che vanta una nomination ai Grammy per All Night di Beyoncé (ma anche collaborazioni con Major Lazer, Justin Bieber e Nicki Minaj). Un colpo al cerchio e uno alla botte insomma, per restare aggrappata al grande pubblico e per farsi finalmente apprezzare dai giri che contano senza se e senza ma, accompagnata in cabina di regia – dice lei – da personaggi in grado di poter spostare gli equilibri della pop culture.

Come è ovvio, Pop 2 non compie rivoluzioni, anzi, si piazza in una bolla di lacca soffiata tra strappi electro, moviole vocoder trap e alla bisogna ballad newagey (Lucky). Charli non è Avey Tare questo è certo, ma dai rave illegali degli esordi al radical chicchismo di ora di strada ne ha fatta, con quest’album a portare in dote un sound che non si risolve nella mera somma dei tanti producer che dicevamo e degli altrettanti featuring, tra volti noti dello star system (, Carly Jae Repsen, Caroline Polachek), voci relativamente nuove (Alma, Tove Lo, CupcakKe, Tommy Cash) e figure note all’interno della comunità LGBT come Mykki Blanco e/o legate al transgenderismo come Kim Petras (cantante tedesca passata alle cronache per la sua transizione già in età adolescenziale). Proprio quest’ultimi introducono idealmente un altro tema portante del disco: una sessualità intesa come continuum da X a Y da una parte e le discriminazioni in base al genere da combattere/abbattere dall’altra, un tema trasversale in tracklist che viene affrontato anche nel discusso videoclip di Boys (che vede protagonisti di sesso maschile alle prese con gesti comunemente associati a quello femminile) o nell’ancora più diretta Femmebot, che affronta l’argomento al ritmo di una pompata/sincopata EDM. Un rewind su Avicii più che un suo superamento, a dirla tutta, perdonabile come le note d’arpa sciolte nei neon rosa di Track 10 che chiudono con garbo la tracklist. Nel bene più che nel male, un pop 2 (.0), proprio come quello che in parallelo sta affrontando Sophie in solo, adesso con un corpo e un volto “in chiaro” (quando giusto ieri l’attenzione verteva sul brand e/o il marchio).

E’ dunque uno stimolante melting-pop quello presente in questo mixtape, elettivamente post-sessuale come lo vorrebbero i para-politologi dell’HD. Che sia il migliore nella sua discografia è un indizio che non ricaviamo dai testi – al solito super teen fatti dei soliti amori sfumati e sesso (Unlock It, Tears, Porsche) – ma da queste che sembrano colorate pillole confezionate sulla fine del 2017 e spedite direttamente sul finale di questo decennio. Sono energizzanti che ripescano i blocchetti fondanti del Rustie sound (Track 10, Tears), con Cook e soci a riproporci il trademark post-EDM che conosciamo bene (quello che Senni ha portato alla forma più nota e rispettata), la trap a metterci la keta e il fentanyl e infine latinità come smalti estoni a sprezzemolare colori nell’intingolo (I Got It e Delicious). Non manca (quasi) nulla tra le tendenze del pop elettronico e Charli fa il suo senza strafare, anzi ergendosi sopra ritmi e arrangiamenti con un crooning semplice e riconoscibile o anche lasciando gli ospiti prendersi la loro parte. Fair Play. E’ lei la ciliegina su una torta apparecchiata da molti altri, ma è anche lei l’elemento catalizzatore di questo mixtape che al giorno d’oggi – lo hanno capito anche i sassi – è da intendersi come album vero e proprio.

26 Dicembre 2017
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