• Set
    24
    2013

Album

Republic Records, OVO Sound

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Se Take Care ci ha insegnato qualcosa, è che nel mercato hip-hop, lo spazio per i sentimenti è più di quello che l’industria immaginasse. Drake non risponde totalmente alle caratteristiche tipiche del rapper, ma prova a reinventarle – e ne paga lo scotto con la frangia di pubblico più hardcore e tradizionalista – muovendosi su contorni ibridi che spaziano dall’R’nB al pop, tra canto e rappato, con una forte propensione al ritornello killer (Take Care con Rihanna), ma sopratutto allontanandosi dalla classica figura del gangsta a muso duro. Drake è un tenerone, e non fa nulla per nasconderlo.

Il disco precedente offriva non poche soddisfazioni dal punto di vista dell’intrattenimento, lavorando sodo con singoli straordinari e vantando una compattezza stilistica invidiabile per un sophomore. Il nuovo Nothing Was The Same, dal canto suo, pur muovendosi in una direzione simile, non raggiunge gli stessi livelli di intensità e divertimento.

Just give it time, we’ll see who’s still around a decade from now”, avverte Drake in Tuscan Leather, opening track di questo terzo LP, ostentando una sicurezza ormai necessaria nell’ambiente per poter essere presi sul serio (Yeezus, ma anche Magna Carta). Ma, anche se non assolutamente un rapper mediocre, Drake non è nemmeno tecnico come Kendrick Lamar; deve quindi tenere il piede in due scarpe e fare il The Weeknd – senza luci rosse – di volta in volta, senza voler rinunciare a qualche episodio testosteronico in stile Jay-Z, nel tentativo di non sbilanciarsi troppo né da una parte né dell’altra. Al suo meglio, Drake riesce ad essere incalzante e confidenziale. 

Le lacune di questo approccio però ci sono e si vedono, specie quando i singoli episodi non sono così irresistibili e le tematiche proposte sono già state approfondite in precedenza. Nonostante Hold On, We’re Going Home – un pop-R’n’B in salsa M83 – sia piuttosto avvincente, il beat del singolo Started From The Bottom è pressoché deludente, in una traccia che, dal flow al testo, sembra tornare sui livelli mediocri dell’esordioThank Me Later. Il tentativo di inserire nuovi elementi nell’impasto sonoro è indubbiamente incoraggiante, ma le involuzioni trap tentate in alcuni episodi (Worst Behaviour, Connect, 3.05 My City) coincidono purtroppo con i pezzi peggiori che Nothing Was The Same sa offrire. Molto meglio quando Drake si tuffa senza remore nei beat più soul (Too Much, con Sampha dei SBTRKT) già sentiti ed apprezzati in Take Care, dove il Nostro non sembra affatto un pesce fuor d’acqua, suonando anzi come l’ibrido perfetto tra rap e soul a cui il canadese ambisce.

Ma, da contraltare, la scelta di titolare un pezzo Wu-Tang Forever – senza che parli del Wu-Tang – è una paraculata quasi imperdonabile, così come inopportuno è il sample di C.R.E.A.M. in Pound Cake  – con l’inascoltabile feat di Jay-Z –, come se i riferimenti old-school andassero a validare lo status di Drake o aggiungessero spessore al suo personaggio. Al contrario, lo portano più lontano dalla sua forma migliore. Se solo si decidesse ad abbracciare una volta per tutte la sua figura di orsacchiotto R’n’B , potremmo metterci una pietra sopra e non decretare questo terzo LP un’esperienza a tratti poco gratificante.

3 Ottobre 2013
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Drake

Nothing Was the Same

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