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KOLLAPS #2 è un festival di musica industrial, techno, dark elettronica, synth pop ed EBM che si è tenuto in Svezia, a Stoccolma, nei locali dello Slakthuset in Slakthusgatan 6 il 30 e 31 gennaio 2015, e che ha visto la partecipazione di artisti storici del calibro dei Clock Dva, Dive e In Aeternam Vale, oltre alle più interessanti realtà emergenti come Youth CodeTrepaneringsritualenThe Devil & The Universe, Henric de la Cour e moltissimi altri. Non è mancato uno sguardo sulla scena techno industrial contemporanea con incredibili e devastanti live set di artisti come Ancient Methods, Headless Horseman e Ulwhednar. Oltre al festival vero e proprio, vi è stato anche un pre-festival giovedì 29 gennaio al Göta Källare, locale situato nei sotterranei della metropolitana di Stoccolma, con band che animano la scena locale elettro-dark, industrial ed EBM stoccolmese: No Sleep By The MachineColouroïd, Raba Hiff, The Operating Tracks e (a sorpresa) i Bunkersex (progetto “cabaret industrial” di Anders “Celldöd” Karlsson e Friedrich Wilhelm).

Il festival è stato organizzato per celebrare il secondo anno di attività del negozio di Mattias Anger e Jonas Dödsdans, Kollaps Records, (il nome è proprio quello dell’insuperabile opera prima  degli Einstürzende Neubauten, Kollaps, pietra miliare del gruppo tedesco), una piccola realtà che è riuscita a divenire ben presto un punto di incontro per gli appassionati di musica industrial, noise, dark, neofolk, cold wave, synth pop, grey area, elettronica non mainstream, etc. Il festival è stato anche un esempio della poliedricità degli interessi di Mattias e Jonas. Per la sua capacità di guardare avanti – rimanendo comunque collegato ad una certa tradizione che non può e non deve essere dimenticata – il festival ci è sembrato molto coraggioso e innovativo. Una scommessa senz’altro vinta, anche grazie alla partecipazione entusiasta di un folto pubblico internazionale che ha potuto apprezzare un weekend decisamente sui generis. L’evento è stata l’espressione veritiera di quella scena dark elettronica che da anni rende Stoccolma un punto di riferimento per tutti gli appassionati di queste sonorità come, del resto, ha dimostrato anche il pre-festival con l’esibizioni di ottime band che gravitano da tempo nella scena.

Senz’altro la performance dei Clock Dva di sabato 31 non ha deluso gli appassionati dello storico progetto di Adi Newton, regalandoci anche una stupenda versione di Sound Mirror, oltre a nuove composizioni come Re-Konstructor del 2014. Il giorno prima era stata la volta dei Youth Code, gruppo rivelazione proveniente da Los Angeles e presente per la prima volta in Europa. Se l’esibizione dei Clock DVA è stata all’insegna di un suono elettronico freddo e tagliente, quanto introspettivo e rivelatore di altri mondi digitali “post-cyberpunk” – uno stile che si è raffinato nel corso degli anni suonando sempre attuale e all’avanguardia – i giovani Youth Code hanno invece re-interpreteto con efficacia una tradizione EBM-industrial propria di gruppi come Skinny Puppy, Front Line Assembly e mezzo catalogo della Wax Trax!. Il gruppo di Los Angeles è parso particolarmente ispirato, selvaggio e vitale con un’attitudine ed uno spirito decisamente DIY hardcore che fa solo ben sperare per il futuro. Anche il pubblico si è dimostrato particolarmente coinvolto nella calca sotto al palco. La scelta degli headliners dei due giorni ci appare estremamente significativa dello spirito che ha animato il festival.

Altra grande performance della giornata di venerdì è stata quello dell’oscuro maestro Dirk Ivens (Absolute Body Control, Klinik, Dive, Sonar). Il musicista belga, che non ha certo bisogno di presentazioni, questa volta nei panni di Dive, ha bombardato il pubblico con un un mix luci stroboscopiche, atmosfere angoscianti e claustrofobiche, a cavallo tra EBM, pulsazioni techno, drum machines impazzite e pesanti distorsioni noise industrial, reinterpretando diversi classici del suo vasto repertorio, come ad esempio la sempre attuale Blood Money. Degna di menzione anche la cover di un brano di Fad Gadget: Back to Nature.

Sabato ha visto salire sul palco i The Devil & The Universe, gruppo della label berlinese “aufnahme + wiedergabe” (l’etichetta di Philipp Strobel che sembra non sbagliare mai un colpo), con una buona performance molto coreografica. Il trio, come suo solito, si è presentato sul palco vestito da diavolo con un evidente appeal ad un certo tipo di occultismo-magico che in certi ambiti ha sempre una forte presa, unito a visioni “cinematiche” notturne e tamburi al seguito. Indubbiamente un progetto da tenere d’occhio in attesa di possibili evoluzioni.

Non sono mancati nel festival momenti più melodici, come ad esempio la buona prova di un artista “dark-pop oriented” come Henric de la Cour che, giocando in casa, non ha mancato di coinvolgere il pubblico con brani ispirati e godibili tratti da suoi lavori (Henric de la Cour Mandrills), usciti entrambi per l’ottima label svedese Progress Productions. Da menzione anche il morbido synth-pop degli svedesi The Mobile Homes, gruppo oramai storico, ma non molto conosciuto fuori dalla Svezia. Spazio è stato dato anche a piccoli ma promettenti progetti come i rumeni dark “angst pop” Tanz Ohne Musik (progetto un po’ in stile Galakthorrö, per le sue cose più “leggere” alla November Növelet) e gli italiani Discodeath (quest’ultimi alfieri di un grintoso electro- synth-wave), a riprova del carattere prettamente “europeo” dell’evento.

Sul versante techno sicuramente da sottolineare le dirompenti prestazioni di Headless Horseman e Ancient Methods (quest’ultimo lo avevamo già apprezzato in Svezia al Norbergfestival  2014). I due tedeschi hanno messo in campo due ottimi live set che hanno mostrato il volto più puro ed estremo di una techno da rave apocalittico per il XXI secolo, una musica elettronica “pitch black techno war funk” (secondo una definizione dello stesso Michael Wollenhaupt aka Ancient Methods) che ormai è pianamente inserita nella scena post industriale contemporanea. Una proposta musicale che evidentemente riesce anche a catalizzare un pubblico molto variegato, non solo di area post industrial. Ulwhednar (ovvero il duo scandinavo formato da Abdulla Rashim Varg) non ha deluso nemmeno questa volta le altissime aspettative, con una techno immersiva che rimanda ai desolati paesaggi scandinavi, ma anche ad una psichedelia che scava nei recessi più oscuri della mente, una “deep, atmospheric techno” che ricorda un po’ il lavoro del nostro Donato Dozzy.

Molto coinvolgente è stato anche il lungo live-set (ora interamente ascoltabile su mixcloud) di un nome storico e di culto come quello del francese Laurent Prot alias In Aeternam Vale, un vero e proprio pioniere di quelle sonorità che vanno dalla minimal/cold wave alla proto-techno. Non per nulla, un artista attento e anticonformista come Vessel è andato in tour con In Aeternam Vale, a riprova dell’importanza di certe influenze anche per molti musicisti contemporanei ora sulla cresta dell’onda anche per la critica più attenta.

Il festival si è concluso a notte fonda con la una performance di Trepaneringsritualen, progetto del musicista svedese Thomas Martin Ekelund, dedito ad esplorare i temi della religione, della magia e del lato oscuro della conoscenza. Tra teschi umani, incenso e vestiti sporchi di sangue si è potuto apprezzare di nuovo (non era la prima volta) il death industrial/ritual ambient del Nostro. Trepaneringsritualen si conferma, anche questa volta, uno dei progetti più interessanti (anche dal vivo) emersi in questi ultimi anni. Durante l’esibizione Ekelund ha proposto diversi brani del suo ottimo LP, Perfection & Permanenceuscito l’anno scorso per Cold Spring.

Il festival ha pienamente convinto con un’organizzazione “svedese” impeccabile che ha rispettato pienamente i tempi e ha lavorato sulla qualità e sulla selezione dei vari artisti coinvolti. Già si aspetta la terza edizione dell’evento per il prossimo anno. Kollaps è una piccola ma pulsante manifestazione con un’identità abbastanza definita, da preferire ai macro-festival che rischiano di risultare spersonalizzanti e troppo generalisti, sopratutto se siete “nostalgici” che preferiscono andare in un negozio “fisico” a comprare i dischi. Anche per questo crediamo si debba ringraziare Kollaps Records. Grazie di (r)esistere.

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