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7.4

Abbiamo un paio di EP in proprio pubblicati per LuckyMe nel 2011, ma quello che balza subito all’occhio nel curriculum di Lunice è il sodalizio con Hudson Mohawke – con cui allaccia i rapporti nel 2008 con il progetto TNGHT – e il suo credit nello Yeezus di Kanye (compare nella co-produzione di Blood on the Leaves). Per lui anche un attimo di notorietà riflessa nel 2011, grazie ad Azealia Banks, con la quale collabora nel celebre banger 212 (per la cronaca, è lui il danzerino col cappello che compare nel relativo clip).

La gestazione dell’atteso esordio solista – i TNGHT sono in stand by dal 2013 – è stato un po’ un parto, ma finalmente abbiamo questo sospirato CCCLX tra le mani (e le orecchie). Sul concept dietro al titolo è presto detto: insegue una immersività a 360 gradi che vuole essere sia musicale che visiva e concettuale (si veda il bel video di Distrust per averne un esauriente assaggio). Target sicuramente raggiunto, basti ascoltare con un impianto audio decente tracce come il carro armato Tha Doorz per trovarsi immediatamente catapultati nel mondo tridimensionale, pneumatico e calibratissimo disegnato dal producer canadese.

L’imprinting arriva senza dubbio proprio da Yeezus, oltre che, prevedibilmente, dal Glasgow Sound di HudMo e da qualche spettrale e disadorna cattedrale tirata su da Arca nel recente passato: la miscela è densa e a tinte scurissime, avvolgente e lussuosa, al contempo minimale e barocca, non c’è troppo dietro, ma quello che ascoltiamo è di una grana finissima. Qua e là troviamo scampoli Pc Music, di fatti c’è Sophie a co-produrre la secchissima, anthemica, Drop Down, con feat. anche di Le1f; e non mancano nemmeno opulente impalcature haunted di matrice post-EDM (Elevated), dove spesso il crescendo si conferma perpetuandosi e frustrando l’agonia per il prevedibile drop (Mazerati). Ancora, arrivano cavalcate d’house mutante e sinfonica (Costume), pachidermici post-hh (l’anthemica Freeman) e strumentali dall’aura sacrale con tanto di coretti femminili liofilizzati (Intermission).

Abbiamo parlato dell’influenza di Yeezy, evidente fin dal flow nell’introduttiva sezione della title-track. Quanto appreso nel 2013 è qui investito costruttivamente, vive e respira della stessa concezione meticcia e post-apocalittica: Hip Hop ibridato con elettronica bianca e aspirazioni cross-mediali, per cui abbiamo drill, glitch, acid house, ambient, industrial e l’EDM virata dark sul versante Evian Christ e Clams Casino. È una black music hyperreal in HD, fulgida e opulenta, che semplicemente funziona alla grande.

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