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5.8

Dopo l’età dei curriculum scritti e inviati in serie, c’è quella che porta a fare i conti con la propria vita. Un tempo della maturità affrontato sornionamente dai lancianesi Management Del Dolore Post Operatorio, che i Nostri dissimulano come dei Peter Pan che non hanno capito. Un Incubo Stupendo è un doppio carpiato verso una profondità interiore, alla ricerca della maturità. Sembrano dunque lontani i tempi di quel preservativo sventolato come un’ostia in Piazza San Giovanni. Dopo un verso, un neologismo irriverente e un “ti amo” strappato come in una smorfia, è quindi il tempo di un ossimoro giustissimo, un equivoco azzeccatissimo. Un incubo stupendo, appunto. Che non si risparmia la melancolia romantica di Naufragando, diario di bordo di paure che non trovano antidoti e di domande senza risposte snocciolate come un assolo eseguito a tentoni. Trova spazio anche l’amore in queste tracce, che sono somma dei riff di Marco Di Nardo e dei testi del presunto poeta maledetto Luca Romagnoli, affiancati questa volta dalla band IMURI. Una formula che, ripetendo lo stesso schema dei lavori precedenti, caratterizza il sentimento della title track, ammiccando al punk californiano, e de Il Tempo Delle Cose Inutili, con un amour fou che rimane solo accennato tra le righe.

Per riprendersi dai primi melensi pezzi non basta una Pasticca Blu, piuttosto serve lo strappo del sound punk funk che aveva caratterizzato gli sfrontati esordi dei MaDeDoPo (mai acronimo fu più impervio), come in Il Mio Corpo e in Una Canzone D’odio, comunque ripulite dell’aggressività dissacrante e provocatoria delle origini. Di quell’approccio rimangono pochi versi che somigliano ai post de Lo Stato Sociale. Il suono di questo nuovo album sembra essere infatti più rivolto a una frequenza pop che a un voltaggio underground. Esagerare Sempre, ad esempio, è il coro di una classe di liceali e un pezzo radiofonico che potrebbe essere dei Thegiornalisti. Sulla stessa linea si attestano l’indispettita Visto Che Te Ne Vai e la riottosa Marco Il Pazzo (citazione di Michele O’Pazzo?), che si rifanno a degli Strokes fiacchi o a dei Franz Ferdinand sonnolenti. Perciò il manifesto di anticonformismo musicale che sbandiera la finale Ci vuole Stile suona un po’ azzardato, incoerente. L’ossimoro, ecco, di un lavoro che non suona, in definitiva, così alternativo.

Un Incubo Stupendo è il libertinaggio diligente di una band nata in una corsia d’ospedale dopo un’incidente d’auto. Eppure il disco non riesce a far arrivare il cuore oltre l’ostacolo e nemmeno ad approcciare la maturità, che non vuol dire per forza abbassare toni e intensità. Si ha così l’impressione di arrivare in fondo stremati, con il fiatone della stanchezza e non dell’entusiasmo, senza aver espresso tutta la forza espressiva ed emozionale. «Sto aspettando il vento, sto aspettando qualcosa di speciale. Mi sento come un fiume che vuole diventare mare», si canta nella terza traccia. Prima che arrivi quella brezza, saranno molti i tuffi di pancia, e pochi quelli di testa.

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