• Ott
    28
    2014

Album

Mass Appeal

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A un anno di distanza da quell’esordio con il botto che è stato Run The Jewels, un debutto di una trentina di minuti distribuito – in prima battuta – gratuitamente in rete che ha fatto incetta di critiche entusiaste, la coppia formata da El-P e Killer Mike che si è fatta le ossa su R.A.P Music e Cancer For Cure, torna all’attacco con un secondo episodio semplicemente intitolato RTJ2, una copertina che rappresenta una alt take della precedente. Cambia l’etichetta e l’approccio però, dalla scanzonata ma affilata kermesse (che sapeva picchiare duro) dell’esordio – poi pubblicato da – Fool’s Gold, il duo, sulla scorta dell’omicidio di Michael Brown, sale su un panzer di groove minacciosi, bassi cingolati (e i caratteristici synth-distopici-carpenteriani di El-P) sull’etichetta indie rap di NAS. Il southern per 808 pitchate à la bring-back-the-Lex-Luger-shit è stato messo da parte, al suo posto, un rinnovato sound, ancora più cupo, militante e meticcio che rimanda alla consueta tradizione dell’underground hip hop newyorchese (e East Coast) ed è, ancora una volta, la risposta più efficace alla cangiante produzione del Yeezus di Kanye West (Oh My Darling Don’t Cry, Close Your Eyes (And Count to Fuck)). La dialettica “contro” del resto, quel tornare alla comunicatività stradaiola dell’HH con le basi sempre superlative di El-P (coadiuvato ancora una volta da Little Shalimar e Wilder Zoby) è anche qui il pane di un episodio numero due riuscito anche più del debutto e più corale nella sua realizzazione: in All My Life alla chitarra troviamo Matt Sweeney, in Close Your Eyes (And Count to Fuck) e All Due Respect, rispettivamente Zack De La Rocha, cantante dei Rage Against The Machine, e Travis Barker, batterista dei Blink 182.

Tra una sciabolata in rima anti establishment (“Like any tyrant murderer gets replace’d, face it / The fellows at the top are likely rapists / But you like “Mellow out man, just relax, it’s really not that complicated” da Blockbuster Night, Pt. 1), incitamento alla rivolta (“When you niggas gon’ unite and kill the police, mothafuckas?” da Blockbuster Night, Pt. 1), critiche al sistema carcerario (“Liars and politicians, profiteers of the prisons“, da Close Your Eyes (And Count to Fuck)”), un bel po’ di talkin shit tra sesso, droga, violenza per continui rimbalzi tra il colto, la cultura popolare e lo slang (“Just spit it disgusting youngin’, and hold your nuts while you’re gunnin‘” da Close Your Eyes (And Count to Fuck)) e un parterre di beat, smalti retrofuturisti, inserti “suonati” e campioni mai scontati, i Run The Jewels sembrano sempre di più i Walter White e Jesse Pinkman – leggi Breaking Bad – dell’hip hop: contro il sistema e totalmente frizzanti nel business, contatti trasversali e promozione compresa. Vedi le citate glorie 90s, ma anche la scafata rapper Gangsta Boo, Diane Coffee (batterista dei Foxygen ai tempi della scuola) e Boots (quest’ultimo in aiuto alla produzione in Lie, Cheat, Steal e in feat. per Early, oltre che producer del mixtape WinterSpringSummerFall e collaboratore nell’omonimo di Beyoncé), o l’attivazione di una campagna kickstarter per finanziare un remix album fatto di miagolii di gatti, il Meow The Jewels (davvero sarà così?), obbiettivo che peraltro è stato raggiunto e coinvolgerà ospiti non proprio scontati – sempre trasversali – come Just Blaze, Zola Jesus, Prince Paul, Baauer, The Alchemist, Geoff Barrow, Dan the Automator e (ancora) Boots.

Flow, inventiva nelle rime, temi trattati (ci vorrebbe un manualetto solo per raccontarli tutti), beat, tutto suona al posto giusto in una scaletta divisa a metà: cingolati nella prima parte, mano felpata nella seconda. Secondo centro pieno per Killer Mike e El-P.

27 Ottobre 2014
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