Recensioni

7.4

Samuel Kerridge, sin dagli esordi datati primi anni dieci, si è imposto come uno degli artisti techno inglesi più interessanti e promettenti: insieme a lui possiamo poi citare Andy Stott, ma se quest’ultimo si è sempre mosso su coordinate sonore indubbiamente debitrici verso il continuum UK-garage (tanto da essere spesso incluso nel calderone dubstep), l’ostico ed abrasivo sound di Kerridge non ha mai nascosto la propria stretta parentela con l’originario industrial dei primi anni ottanta. Nel 2012, dall’uscita di Luxury Problems, Andy Stott ha in parte rivoluzionato il proprio sound, aggiungendo alle algide e digitali architetture dub-techno la voce della sua insegnante di piano, Allison Skidmore: anche per il mancuniano Kerridge arriva ora il momento di confrontarsi con vocalità e presenza femminile, ma dove Stott nella sua trilogia (composta, oltre che dal già citato Luxury Problems, anche da Faith in Strangers e Too Many Voices) immaginava atmosfere gotiche alla Dead Can Dance (aggiornate al grime, al post-soul e a massicci dosi di notturni 4/4), Samuel Kerridge si muove su coordinate più austere e cyber-punk.

Il merito è ovviamente anche della musa prescelta, la cantante Taylor Burch (metà dei DVA Damas e attiva brevemente anche nel progetto Tropic of Cancer), perfettamente a proprio agio tra i tappeti elettronici sviluppati da Kerridge. Come dimostra anche la scelta d’intitolare tutte le tracce soltanto tramite la progressione numerica (da Transmission 1 a Transmission 7), l’album è un viaggio sonico che merita di essere apprezzato nella sua interezza: un flusso continuo e pulsante, memore dell’electro-wave più cibernetica e ammantato di una sensualità ambigua e tenebrosa, capace di connettere, tramite le visioni più futuriste del post-punk, il Bowie berlinese a recenti riflessioni su gender e post-umano.

The Other è probabilmente il lavoro meno brutale, aggressivo e apocalittico di Kerridge, ma non per questo meno desolante ed inquieto: è un futuro forse meno catastrofico, quello qui immaginato, ma certamente non accogliente con la sua angosciante ed angosciata fusione di tecnologia e carne.

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