“There There”. Thom Yorke in stop motion e l’incubo tra Dante e i fratelli Grimm dei Radiohead

Non c’è che dire. I Radiohead, oltre ad aver partorito alcune delle più belle canzoni di sempre nella storia della musica, hanno anche sempre dimostrato un’ottima predisposizione per l’audiovisivo e confezionato impeccabili e memorabili videoclip per accompagnare i loro singoli. Non fece eccezione nemmeno There There, primo singolo estratto dalla loro sesta fatica in dieci anni, Hail to the Thief, pubblicato il 9 giugno 2003. Tappa fondamentale nella discografia della band, che all’epoca era reduce da una florida stagione di sperimentazioni (OK Computer, Kid A e Amnesiac), il sesto album finì per consolidare in soldoni quanto seminato fino ad allora e a elevare ulteriormente lo status della band alla maturità necessaria. La meticolosità di un Thom Yorke ispiratissimo lo porta dapprima a richiedere i servigi di Oliver Postgate, celebre animatore e burattinaio inglese divenuto celebre per i suoi programmi per bambini sulla televisione britannica. Tuttavia, Postgate rifiutò perché ritiratosi dall’attività pochi anni prima. La scelta ricadde quindi su Chris Hopewell, il quale proprio con il videoclip di There There compì il suo esordio dietro la macchina da presa.

Il video risulta semplice e stratificato allo stesso tempo, in grado sia di intrattenere lo spettatore per le immagini proposte – che rimandano alle fiabe dei fratelli Grimm – sia per i velati riferimenti al concept di Hail to the Thief. Concepito fin dall’inizio per essere messo in scena per mezzo della tecnica stop-motion (per citare un esempio, alla maniera di Nightmare Before Christmas di Henry Selick e Tim Burton), il video vede un Thom Yorke sfattissimo, corrucciato e perduto addentrarsi per le vie di un bosco oscuro (la selva dantesca, influenza mutuata probabilmente dagli studi dell’allora compagna di Yorke). Man mano che la sua ricerca prosegue, il Nostro osserva la vita all’interno del bosco (vediamo avvicendarsi scoiattoli, conigli e roditori vari, ma anche un matrimonio tra gatti). D’un tratto però il protagonista è attratto da un soprabito accuratamente appeso sul ciglio di un albero e degli stivali abbinati, che non esita a indossare. Lo sguardo dei corvi è attirato dal gesto imprudente, con questi che iniziano a inseguirlo e beccarlo voracemente. La maledizione è già in atto: quando Yorke sembra aver finalmente seminato i suoi oscuri inseguitori, gli stivali scivolano via dai suoi piedi che mutano fino a fargli assumere la forma di uno di quegli alberi che compongono la selva in cui si era addentrato (e dalla quale non uscirà mai più). Il ladro ha ricevuto la sua punizione.

La volontà di riprodurre qualcosa dal contenuto molto simile al macabro delle fiabe dei fratelli Grimm fu esplicitata dallo stesso Yorke al regista, citando come influenza diretta anche i lavori dell’animatore ceco Jan Švankmajer. Particolarità del tutto, il fatto che lo stesso Yorke si muova all’interno del filmato come fosse anch’egli una riproduzione in stop-motion. Dopo il debutto avvenuto al Jumbotron di Times Square, il videoclip fu mandato in rotazione una volta all’ora su MTV2. Nello stesso anno si aggiudicò anche l’MTV Video Music Award per la Miglior Scenografia. Chris Hopewell e i Radiohead avrebbero nuovamente incrociato le loro strade nel 2016, per il videoclip di Burn the Witch.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Depeche Mode, Dandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.