Conflitti – Intervista a Owen Pallett
In Conflict - Interview with Owen Pallett

Una lunga e illuminante chiacchierata con Owen Pallett: il senso del nuovo disco In Conflict, un processo di maturazione avvenuta e di riappropriazione dell’io finora nascosto abilmente dietro i tanti “personaggi” a cui il violinista e autore canadese aveva dato vita nei suoi album. Ora si sente maggiormente sicuro, rivelando di più su se stesso. L’ultimo album non è del tutto autobiografico ma vi si avvicina molto, ponendo finalmente l’autore al centro delle canzoni. La lunga gestazione del disco (a cui ha partecipato Brian Eno, soprattutto ai cori), le tematiche, il processo creativo, gli arrangiamenti, i testi, le ispirazioni, i conflitti con se stesso, l’identità e molto altro. Molta melodia, una drammaticità non retorica e tanta sincerità stanno dietro a un album compiuto.

In Conflict ha avuto una lunga gestazione. Ce ne puoi parlare?

Sì, è stato molto difficile, ha richiesto un bel po’ di tempo, circa due anni tra una cosa e l’altra, direi un sette mesi di lavoro… troppo! (ride, ndSA)

E’ stato difficile, in termini di testi o di lavoro sugli arrangiamenti per la musica che avevi in mente?

Da parte mia, gli arrangiamenti arrivano in modo abbastanza veloce e le canzoni stesse sono state scritte piuttosto rapidamente; la difficoltà è di solito capire come non verrà un pezzo, confrontandolo con il come verrà fuori, perché ho una concezione molto datata e stupida, nel senso che voglio che la musica risulti nuova, come qualcosa che avrei voglia di sentire. Se viene fuori qualcosa che suona troppo hard rock o house ’90 o simili, allora devo ricominciare.

Oltre ai synth, quali altri strumenti sono stati utilizzati nel disco?

Ho usato un solo sintetizzatore, l’Arp 2600, il vecchio synth del 1971. L’album è quasi per intero prodotto con l’Arp, niente drum machine, fatto molto in modo artigianale. Ho altri synth, ma ho iniziato a usare questo per ogni cosa che faccio.

Anche Brian Eno ha usato l’Arp? Che cosa ha fatto di preciso in In Conflict?

Ha suonato alcune piccole parti di chitarra nella title track, nel terzo verso si può sentire una chitarra che entra. Ha suonato un po’ di synth in The Riverbed, che non si sente a meno che non si tolga, e allora si avverte che il pezzo suona male. La canzone non andava bene ritmicamente e Brian ha aggiunto questo synth molto sottile, che ha fatto sì che il pezzo andasse molto bene ritmicamente. A parte questo, per la maggior parte ha cantato i backing vocal, in cinque pezzi. Gli ho mandato le tracce e lui le ha registrate a Londra, non eravamo precisamente nello stesso studio; ci siamo incontrati parecchie volte di persona, anche se perlopiù siamo mail friends (ride, ndSA).

Rispetto al penultimo album, Heartland, che differenze ci sono nei testi?

In quest’ultimo ci sono differenze, perché la maggior parte dei testi non è fiction, anche se non direi che sono testi autobiografici, pur arrivando comunque dalle mie esperienze. La stessa cosa era vera anche per gli album precedenti, ma qui non descrivo ciò che accade come se fosse successo ad altre persone, ma come se accadesse a me. In pratica ho messo me stesso nel mio disco. E’ come se fossi sia lo scrittore che la star! (ride, ndSA). Suona piuttosto sciocco dirlo, ma è stato differente il processo: parlare della mia vita e mettermi come protagonista.

Ho letto i testi, sono molto poetici e anche molto diretti, hai persino citato il tuo nome un paio di volte…

Esatto, ma anche nei dischi non autobiografici usavo citare il mio nome, è una sorta di accenno a Jonathan Richman.

Jonathan Richman ti ha in qualche modo influenzato? Non ha un approccio molto diverso dal tuo?

No, non credo che il suo approccio sia molto diverso dal mio, abbiamo molto in comune; non tanto da una prospettiva sonora, quanto dal punto di vista politico, veniamo dallo stesso ambiente.

Owen Pallett

Quando ho ascoltato l’album per la prima volta mi è venuto in mente Rufus Wainwright

E’ complicato parlare di musicisti a cui la propria musica assomiglia; vengo spesso paragonato a Rufus Wainwright, Andrew Bird è un altro nome che si fa. Li conosco e sono molto, molto diversi da me, sia come motivazioni che come contenuti. Mi piacciono e mi piace la loro musica, ma quando faccio un disco e scrivo canzoni, non ho niente in comune con loro e se sento che certe volte la mia musica inizia a suonare come la loro, cerco di allontanarmene. Non è una mancanza di rispetto nei loro confronti, sono un grande fan di Rufus, The Art Teacher credo sia una delle più belle canzoni che abbia mai sentito, e rispetto moltissimo Andrew come musicista, è un favoloso violinista. Non sono però le persone più vicine a me; per esempio, quando si pensa a Jonathan Richman, non vengono in mente i violini, ma esiste una più profonda motivazione che lo guida e che mi guida, non lo conosco, probabilmente siamo molto diversi, ma esistono alcuni musicisti nel mondo a cui mi sento molto vicino, anche se la loro musica viene da posti diversi.

Hai lavorato con John Darnielle dei Mountain Goats tempo fa. Ha qualcosa a che fare con In Conflict?

John non ha effettivamente collaborato al disco, abbiamo lavorato insieme su materiale dei Mountain Goats, non ha mai lavorato sulla mia musica. Ha ispirato comunque enormemente questo disco dall’inizio, perché subito dopo aver scritto Heartland e prima che uscisse, sto parlando del 2009, stavo cercando di scrivere nuovi pezzi, ma non ero sicuro di volerli collocare in un mondo di finzione, con questi personaggi fittizi. Non sapevo cosa avrei scritto di lì a poco, avevo un sacco di idee e le stavo provando. Una delle cose su cui stavo lavorando, consisteva nel descrivere situazioni accadute nella mia vita, sono stato ispirato molto dai Mountain Goats perché avevo visto come funzionava con Darnielle, mentre ero in tour con lui. Lui ha trasformato situazioni successe in quel momento in tour in una canzone, e nello stesso modo ho cercato di fare io. Ma non funzionava veramente. Due pezzi del disco, Infernal Fantasy e Soldier’s Rock, erano due canzoni tra le prime scritte, anche se largamente trasformate, ma Soldier’s Rock e Infernal Fantasy sono entrambe canzoni su storie d’amore che ho avuto da teenager e sono nate da questo processo. John è stato sempre molto influente, è un carissimo amico tra l’altro.

Hai detto poco fa che arrangiare una canzone, creare un’atmosfera, ti viene molto facile. E’ sempre stato così?

No, ero molto lento, poi sono diventato molto veloce. Lavorando man mano sono diventato più svelto, riesco ad arrangiare un pezzo per orchestra in un giorno. Posso farne anche due al giorno. Ma Nico Muhly è più rapido di me, ne può fare tre al giorno (ride, ndSA). Non ho veramente problemi a essere veloce in tal senso. Non mi mancano le idee melodiche, posso fondamentalmente sedermi al piano e fare grandi cose. La cosa più difficile, poi, è terminare i testi e, come dicevo prima, la produzione, immaginare come registrare. Se facessi album per solo piano, ne potrei probabilmente fare tre o quattro all’anno, ma nessuno vorrebbe sentirli, non sarebbero granché (ride, ndSA).

Quindi è questo il modo in cui componi, al piano?

Certo, ho tanti demo dove suono il piano mentre canto testi inventati, o apro un libro e canto le parole mentre suono il piano, mi vengono fuori grandi idee in questo modo.

Qual è la canzone più autobiografica del disco?

E’ abbastanza difficile da dire, perché sento che ci sono due livelli di autobiografia in In Conflict. Una è rappresentata da Soldier’s Rock, molto autobiografica, non ci sono bugie. Ma nello stesso tempo, credo non sia molto illuminante. Non credo sia un pezzo che abbia molto da dire. Ne sono molto soddisfatto, ma perché penso che sia molto vicina alle mie esperienze; mi chiedo se qualcuno possa ricavarne qualcosa, come se ci fosse una sorta di sentimento universale. La prima canzone invece, I Am Not Afraid, è la meno immaginaria, la più teoretica, e so che la gente ha avuto una reazione molto emotiva con questa canzone. Con questa, hanno ritrovato molto della loro esperienza. Quindi è un po’ come se ci fossero canzoni più autobiografiche e altre con un più profondo significato.

Sei un fan di Games Of Thrones?

Sì molto!

Le serie TV ti hanno ispirato nel fare musica?

No, nel senso che Games Of Thrones è un fantasy ad ampio respiro, che deriva da molte fonti mitologiche, che musicalmente sono generiche, per cui lo sarebbero anche la mia musica e le mie ispirazioni. Invece la mia primaria influenza fantasy è in effetti H. P. Lovecraft. Lovecraft è stato una grande influenza per Heartland e continua ad ispirarmi. Ho letto molto di lui e molto su di lui. Spero di cogliere una sorta di mitologia stratificata di cui lui tratta, il modo in cui fa sempre riferimento a libri che non sono stati scritti. Un’altra mia ispirazione è la numerologia, sono presenti molti riferimenti numerologici in questo disco e in altri, per esempio In Conflict ha molto a che fare con il numero 7. Ci sono molte canzoni in settima, molte strutture compositive costruite attorno agli stessi principi che Béla Bartok usava per creare le strutture delle canzoni, con certe simmetrie. Ma preferisco non addentrarmi troppo in questo, la gente penserebbe che sono più esoterico di quanto in realtà sia (ride, ndSA).

Owen Pallett

Hai mai suonato qualcosa con la sequenza di Fibonacci?

(ride, ndSA). No, non che io sappia. Credo che la relazione tra le teorie matematiche e la musica classica contemporanea sia molto interessante; i miei giochi matematici, in quel che compongo, sono molto più semplici. Per esempio, c’è un gioco in Song For Five & Six. La canzone comincia con un accordo di quinta che va in sesta ma entrambe le alterazioni in chiave sono per quinta e sesta. Per così dire, il pezzo è in sesta ma poi c’è un breakdown di violino che accade in cinque sedicesimi, sovrapposto. Usando il looping, ho parecchie opportunità di suonare molti stupidi giochi ritmici che spero divertano gli ascoltatori.

Parliamo della soundtrack del film di Spike Jonze, Her: si è trattato di una collaborazione tra te e Win Butler degli Arcade Fire oppure è stato un lavoro che avete fatto separatamente?

No, niente del genere. E’ uno score degli Arcade, in effetti, io sono entrato nel progetto solo alla fine per aiutarli a completare alcuni spunti. Il motivo per cui Will ed io siamo stati nominalmente nominati dall’Accademy per l’Oscar è stato perché quando abbiamo presentato lo score, non poteva essere a nome di una band. Dato che era degli Arcade Fire con Owen Pallett come musicista addizionale, hanno messo il mio nome e quello di Will come rappresentante della band.

E’ pur vero che con gli Arcade Fire hai una storia lunga, hai arrangiato come minimo tre dei loro album…

Vero, ma non del tutto. Cioé lavorare con loro presuppone molta collaboratività, molta più di qualsiasi altro lavoro che ho fatto finora con altri. Se guardi i credits di Funeral, per dire, gli archi sono arrangiati da un gruppo di persone degli Arcade Fire, e io sono uno di loro. La stessa cosa è successa con Neon Bible: io e Régine abbiamo fatto uno specifico lavoro orchestrale, e così per Reflektor. Gli archi sui dischi degli Arcade Fire sono arrangiati collettivamente da me, Sarah e Richard, con un grande contributo di Win e Régine. Laddove c’è un’orchestra, questa è sempre arrangiata da me e Régine.

Tuo zio è nel clip di The Riverbed

Sì è vero, mio zio Jim è un attore, e abbiamo sempre scherzato sul fatto che lui dovesse essere in un video. Se sei un musicista e un po’ famoso, come lo sono io, sei sempre soggetto ai consigli dalla famiglia sul mettere qualcuno dei tuoi parenti sulle copertine dei dischi, in un video, è una specie di cosa ricorrente sai? Amo la mia famiglia e perciò è sempre molto piacevole. Con Jimmy ho deciso di prendere il suo scherzo sul serio e gli ho detto: “Sei un attore e ti voglio nel video”. Volevo The Riverbed come primo singolo e volevo che richiamasse la profondità emotiva del disco, e ho sentito che Jimmy era molto adatto per il ruolo. Ho mandato il trattamento iniziale a Eva Michon, la regista, e da lì lei e Jimmy hanno girato il video, di cui sono molto orgoglioso; è probabilmente il miglior video di Owen Pallett. Di solito con i video non ho molto input. I primi a cui ho fatto realmente attenzione e a cui ho pensato veramente, sono quelli realizzati per In Conflict. Come Song For Five & Six, On A Path e The Riverbed. Ne sono molto contento e mi sono divertito. In passato, davo il pezzo a un regista e gli davo carta bianca. Lavorare con M Blash per i video precedenti è sempre stato un piacere, ma questa volta sono stato più coinvolto in ogni senso per i clip, perché credo che nel 2014 ogni canzone debba avere un video. Mi piacerebbe realizzarne uno per ogni brano del nuovo album, ma suppongo che dipenderà da quanto In Conflict avrà successo e da quanti soldi avremo a disposizione. Fare video è costoso. Ne abbiamo girato un altro e ho idee per il resto del disco, sia in high che in low budget. Mi piacciono anche i prodotti low budget. On A Path è sorprendente, amo quel video, fatto dal mio amico Steve in un weekend, è molto riuscito.

Che mi dici della tua vecchia band Les Mouches e di come siete tornati insieme?

Dal 2003 al 2004 eravamo insieme, abbiamo suonato 30-40 show, tutti in Canada, tra Montreal e Toronto. Eravamo popolari in un certo ambito, nella scena indie sperimentale, tutti noi poi eravamo coinvolti in progetti meno elitari. Io e il mio violino, Robbie suonava la batteria in una band chiamata Front Fiction che ebbe successo improvviso, e poi finì subito, c’era molto entusiasmo in Canada. Les Mouches poi si sciolsero e ognuno di noi prese la sua strada, pur essendo tutti molto amici. Avevamo poi parlato di riunirci, ma eravamo tutti in posti diversi. Rob Gordon faceva molta musica sperimentale minimal house. Io si sa, sono un tipo più pop. Nel 2011 poi mi sono stati offerti un paio di concerti in cui suonare Heartland per intero e sapevo che mi sarebbero serviti un bassista e un batterista, così ho pensato subito a Robbie e l’ho ingaggiato per suonare la batteria. Matt Smith non suonava il basso, così gli ho comprato un basso e gli ho chiesto di imparare a suonarlo (ride, ndSA), e noi tre abbiamo imparato il disco. Spero tu possa vederlo; non so se ti era piaciuto Heartland ma è sorprendente sentire quelle canzoni – che ho suonato da solo per molto tempo, o con l’accompagnamento minimale di un chitarrista – live con un arrangiamento da rock trio: suonano molto potenti, siamo rimasti stupiti noi per primi dal buon risultato. E sapevamo che avremmo dovuto ancora lavorare insieme e così è stato per In Conflict. Mi sono scoraggiato, però, a metà. Avevamo scritto e registrato circa sette pezzi come band, accreditandoci tutti, nel disco, come co-autori, ma mi sono un po’ innervosito perché volevo trovare il modo di legare il vecchio materiale al nuovo. Così una volta scritte le prime sette canzoni, ho detto che avrei scritto io l’altra metà dell’album, i brani che sarebbero poi diventati Path, Chorale e Passions.

Che mi dici del prossimo tour?

Siamo in tour ora. Finora è stato davvero eccitante, solo noi tre sul palco; io suono poche canzoni da solo, nel mezzo del set. Ma perlopiù sono arrangiamenti per tre. Suoniamo poche canzoni vecchie e più che altro i nuovi pezzi. Spero di continuare con loro, perché per la maggior parte sono stato da solo in tour, così c’è sempre stato tanto denaro (ride. ndSA), tipo che si torna a casa con i soldi in tasca; ora è più difficile perché c’è da noleggiare la batteria e comprare i voli per Matt e Rob, ma ne vale la pena perché insieme ci divertiamo molto!

Quindi per quanti mesi sarai in tour?

E’ sempre un po’ vago perché suono con gli Arcade Fire così spesso; il loro tour è in corso e io suono con loro ad ogni concerto, sono un membro della band per questo tour. È molto intenso, loro si prendono un mese di pausa ma io non posso perché devo portare avanti i miei live. Avrò dormito nel mio letto, da capodanno, un totale di cinque notti! Credo che avrò una settimana libera in luglio, e poi sarò occupato fino a fine anno. Sto anche pensando, giusto per stabilire un record, che una volta finito il tour potrei andare in Giappone, così non ritorno del tutto a casa (ride, ndSA).

Suppongo proprio che tu non abbia il tempo per iniziare a lavorare su nuovo materiale…

Beh, quando sono con gli Arcade comunque non devo portare la mia attrezzatura, né fare interviste, perciò alla fine ho del tempo libero. Non ho ancora scritto niente di nuovo ma sto arrangiando dischi per altri e facendo remix. Credo di aver fatto quattro dischi quest’anno, mentre ero on the road, una cosa ottima. Sto già pensando a nuovo materiale, in realtà, perché è bello non perdere l’abitudine. Non ho scritto nessun pezzo quest’anno. Da quando ho finito In Conflict, mi sono preso una pausa dal songwriting e voglio riprendere.

Pensi di avere uno stile particolare quando fai remix?

Credo di averne fatti quattro, ogni volta che ne faccio uno scopro che non ho ancora capito il mio tipo di linguaggio. E’ come quando sei un compositore e vai a scuola di composizione, il peso maggiore di imparare ad essere un compositore è di scoprire il tuo linguaggio, capirlo. Cosa comporre, per chi, in che stile, ecc. Richiede molto lavoro anche mentale nel trovare se stessi. Sento che succede la stessa cosa con i remix. La maggior parte ha il loro linguaggio e metodo. Io ho lavorato sugli archi, su remix con molti synth e sono ancora al punto che sto cercando la mia voce. Questo non è negativo essendo un musicista pop, ma lo è quando sei un remixer. Devo capire davvero qual è il suono che mi piace, il 12” che ho prodotto per Caribou è probabilmente la cosa migliore che ho fatto, che avrei voglia di ascoltare in privato. Ma non sono ancora pronto a prendere queste grandi decisioni. Ho lavorato nel nuovo album di Caribou, ma è tutto quello che posso dirti, per ora (ride, ndSA).

(Grazie Samanthia Clark)

23 giugno 2014

In Conflict was quite a complex album to produce, wasn’t it?

Yeah it was very tricky, it took a while.. about 2 years off and on. I’d say about 7 months of work. Far too long (laugh).

Was it complex in terms of lyrics or in terms of the accompanying arrangements for the music you had in mind?

On my end, arranging is something I do very quickly, and the songs themselves are written very quickly, but it’s production that takes me quite a while. The difficulty is usually figuring out what the song is not going to be as opposed to what it is going to be because I have a very dated and stupid notion that I want my music to be new, you know, something new that I want to listen to. If it turned out sounding too much like hard rock, or too much like 90s house or something, then I had to start over, you know what I mean?

As well as synthesizers, what other instruments were used in the album?

I only used one synthesizer, the Harp 2600, the old synthesizer from 1971. The album is almost entirely produced with the Harp, no drum machines, done very much by hand. I do have other synthesizers but I’ve started to use the Harp for everything.

Did Brian Eno use the Harp too? What did he do in the album?

He played a little bit of the guitar on In Conflict. On the third verse you can hear a guitar that comes in. He played a little bit of a synthesizer on the song The Riverbed, which you can’t really hear unless I were to take it out and then song would sound bad. The song wasn’t really working rhythmically and he added this very subtle synthesizer so that made it suddenly feel really good, rhythmically really good.

Other than that, he mostly sang. He sings backing vocal all over the record. He sings on like five songs. I sent him the tracks and he recorded them in London so we weren’t actually in the same studio together. We have met several times in person although we are more email friends (laugh).

Comparing your previous record, Heartland, with In Conflict. How do the lyrics differ?

In Conflict it was different because much of the lyrics were not couched in fiction, I wouldn’t say they were autobiographical, but they were drawn from my own experience. I mean, the same was true also for my previous records, but on this record I don’t describe what’s happening as happening to other people, but happening to myself. I essentially cast myself in my own album. It’s like I’m both the writer and the star (laugh). It sounds so silly to talk about it but it was different. It was a different thing to kind of write about my own life and put myself in the role there.

I’ve read the lyrics, they are quite poetic and also sometimes direct, you even cited your own name one o twice…

Yeah, but even in the fictional records I like to put my name into the songs, it’s a kind of nod to Jonathan Richman.

Did Jonathan Richman influence you in some way? Hasn’t he got quite a different approach to you..?

No, I don’t think he has. I think Jonathan Richman and I have a lot in common. I think that from a sort of audio perspective than maybe could be very different, but I think politically we come from very much the same place.

Rufus Wainwright came to mind when I first listened to the album…

It’s a tricky one when talking about musicians that your music sounds like. I’m often compared to Rufus Wainwright, Andrew Bird is another one. I know them, and we are extremely extremely different people, with very different motivations, and very different things driving us. I like them, and I like their music. But a lot the time when I’m making a record, and making songs, I feel like I have nothing in common with them. And if I hear that at times my music starts to sound like what they do, I kind of hope to deviate away from that. That’s not meant to be as a sign of disrespect to either Rufus or Andrew because I am a big Rufus Wainwright fan. I think The Art Teacher was one of the most beautiful songs I’ve ever heard, and I have a huge amount of respect for Andrew as a musician, he’s a fabulous violinist. But these are not the people I align myself with, even though someone like Jonathan Richman, for example, when you think of him you never think of violins, but I think there is a deeper artistic motivation that drives me, that drives him. I don’t know him, maybe we are very different, but there are some musicians in the world that I feel very close to, even if their music comes from a very different place.

I know that you’ve worked with John Darnielle from Mountain Goats in the past..did he have any role or part in In Conflicts?

He didn’t collaborate on this record really, we worked together on some Mountain Goats stuff, but he’s never really worked on any of my stuff. He did enormously inspire this record just from the outset because coming off from writing Heartland, this was before Heartland was released, like in 2009, I was trying to write new songs but not sure if I wanted to continue writing songs set in this fictional world, with these fictional characters and I didn’t know what I was going to write next – well I had a lot of different ideas and I was trying different things. One of the things I tried was to just describe situations that I have had in my life and I was very much inspired by Mountain Goats because I was able to physically see when I was on tour with him. He turned experiences that we had whilst on tour into a song, and so I tried to do it. And it didn’t really work. Two songs on the record, Infernal Fantasy and Soldier’s Rock are two songs from that initial run off stuff that I’d written, even though largely transformed, but Soldier’s Rock and Infernal Fantasy are songs that are both about romances that I had when I was a teenager and they were kind of born out of that. John is always enormously influential, he’s a very very dear friend of mine.

You said before, that to arrange a song, creating an atmosphere, comes very quickly to you..has it always been like that?

No, I used to be so slow. And I’ve just gotten really fast. As I’ve done more and more work I’ve gotten much quicker. I can arrange a song in a single day for an orchestra, no problem. I can do two a day sometimes. But Nico Muhly is still faster than me, he can do three a day (laugh) but yeah I have no problem with arranging songs quickly. And I have no shortage of melodic ideas. I can basically sit down and come up with great stuff just sitting at the piano. The hard part is finishing the lyrics and as I mentioned before, production, figuring how to record. If I made records with just me singing at the piano I could probably do three or four a year, but nobody would want to listen to them, they wouldn’t be much good (laugh).

So is that your composing method? Sitting at the piano?

Yeah, I’ve made so many demos where I’m playing the piano and making up fake lyrics. Or I’ll open a book and just sing the words along while I play piano and come up with some good ideas.

Which song is the most autobiographical in the album?

It’s a tricky thing to say because I feel that there are two levels of autobiography on the record. One is the song Soldier’s Rock, which is very acutely exactly autobiographical, there are no lies in it. But at the same time I don’t think it is particularly illuminating, I don’t think that it’s a song which has a lot to say. I’m very happy with it but I think because it’s so specific to my experience I wonder if anyone is going to derive anything from it, like if anyone is going to have a kind of universal feeling.

But then the first song, I Am Not Afraid is the least fictional song, it’s most theoretical and I know that people have had an immensely emotional reaction to that song. With that one, they have found a lot of their own personal experience. So it’s kind of like there are songs that are like more autobiographical and then the songs that I think will have a deeper meaning.

Are you a fan of Game of Thrones?

Yeah I love game of Thrones!

Do TV Series inspire you music making in any way?

No. I mean, Games of Thrones is such a wide-reaching fantasy that draws itself from so many mythological sort of resources that musically, you know, it’s so kind of generic that if I had any sort of fantastical elements in my music then you could say it was inspired by Game of Thrones, if you know what I’m saying.

My primary influence from a fantasy perspective was actually H.P. Lovecraft. Lovecraft was a huge influence on Heartland and it continues to inspire me. I read a lot of his stuff, and I read a lot about him. I hope to grasp the sort of layered mythology that he does. The way he’s always making reference to book that have not been written.

I’m inspired by a lot of numerology as well. There are a lot of numerological references on this record and others, for example this album has a great deal to do with the number 7. There are a lot of songs in seven, a lot of structures compositionally built around the same sort of principles that Bartok was using to create song structures, with certain symmetries. But I’d rather not go into it too much otherwise people will think I’m more esoteric than I actually am (laugh).

Have you ever played anything with the Fibonacci sequence?

Haha that’s funny. No, not that I know of. I think that the relationship of mathematical theories to a contemporary classical music is very interesting. My math games in my compositions are much simpler. There’s a pun for example in Song For Five & Six. The song begins on the five chord moving into the sixth chord but both the key signatures for five and six. Like, the song is in six but then there’s a violin breakdown that happens in five sixteen, super imposed over the top of it. Because I’m doing looping I have a lot of opportunities to play a lot of silly rhythmic games like that are hopefully delightful to the listeners.

Moving on to the soundtrack for Her, Spike Jonze’s film. It was a collaboration between you and Will Butler from Arcade Fire…was it a separate thing, that each of you worked separately?

No no, not at all. It was very much an Arcade score. They had me come in at the end and to help them finish a few cues. The reason why Will and I were nominated nominally by the academy for the Oscar was because when we submitted our application you can’t put a band on it. And because the score was Arcade Fire with an additional musician Owen Pallett, they put my name and they put Will’s name on it as a representative from the band.

Is it true that you’ve got a bit of history with Arcade Fire, in the sense that you’ve arranged at least three of their albums?

That is correct, but it’s not entirely accurate. Working with Acarde Fire is very very collaborative. More collaborative than any other working relationship that I have. If you look at the credits of Funeral, the strings are arranged by a group of people, by a bunch of Arcade Fire people, and I’m one of them. And the same is true on Neon Bible. On Neon Bible, me and Régine did some specific orchestral work and we did the same on Reflektor. The strings on Arcade Fire records are collectively scored by myself, Sarah and Richard with a great deal of imput by Win and Régine. Whenever there is an orchestra, it is always scored by me and Régine.

You’re uncle is in the Riverbed video clip, right?

Yeah that’s right. My uncle is an actor, and we had always joked for a long time that he was going to be in a video. If you’re a musician and in the public eye, even a little bit like I am, you’re always entertaining suggestions from your family about putting family members on the album cover, putting family members in your video, like a sort of recurring thing you know? I love my family so it’s always very pleasant. But with Jimmy I really decided to take his joke seriously and said ‘no really, you are an actor and you could be in this video’.

With the song The Riverbed I knew I wanted it to be the first single and I kinda wanted it to hint the emotional depth of the album so I thought what the song was a bout I thought it would be very suited for Jimmy to play a role. I sent the initial treatment to Eva Michon, who is the director, and then she went from there and she and Jimmy turned out a video I am very very proud about. I think it’s probably the best Owen Pallett video. Usually with my videos I have very very little input. The first videos I actually paid attention to, and started really thinking about are the ones for In Conflict. Like Song For Five & Six, and On A Path and The Riverbed. I’m really excited and happy, it’s really fun. In the past I’ve always just given the song to a director and said go go do with it whatever you want. It’s always been really great working with M Blash videos, he’s fabulous. But this time I’m getting a little bit more involved and making sure I have some say in how they look and how they are approached because I think in 2014 every song should have a video (laugh). I’d like to have a video for all the songs on In Conflict but I guess it depends on how successful the album is and how much money we have. Making videos is expensive you know.. We’ve already shot one more, and I have ideas for most of the rest of the album, ranging from high budget stuff to really easy low budget stuff. I really love low budget stuff too. On A Path is awesome, I love that video and that was made by my friend Steve on a weekend and I think it’s really affective.

What can you tell us about Les Mouches and how you’ve come together again?

We were a band from 2003 to 2004. We only played about 30-40 shows, all in Canada between Montreal and Toronto. We were popular within a certain group of people, or like on the experimental music indie scene but all of us were involved in more popular side projects. Me and my violin looping, Robbie was playing drums in a band called Front Fiction who had sudden success, but which ended up fizzling out just as quickly but there was a palpable excitement in Canada. Les Mouches just kinda fizzled out and we all went our separate ways despite being very close friends. We had been talking about getting the band back together but were all in such different places whenever we got together. Rob Gordon was Djing a lot of experimental minimal house music. Matt Smith listens to ambient drone meditative music and his own music is all very experimental. And me, well you know, I just a bit more of a pop, classical guy. Eventually what happened was that in 2011 I got some gig offers to perform Heartland in its entirety and I knew that to do that I was going to need a bassist and a drummer, so I immediately thought of Robby and hired him to play the drums, Matt Smith didn’t play bass so I bought him a bass and asked him to learn how to play it (laugh) and the three of us learned Heartland. I hope you get to see it, I don’t know if you’ve got any affection for Heartland but it’s really amazing to hear those songs that I’ve been playing solo for so long, or with minimal accompaniment from a guitarist of whatever, to really be able to hear it really come alive in a rock three arrangement, it really sounds powerful and we were so shocked at how good it was! And we knew we should keep working together and so that’s what happened in In Conflict. I kind of got cold feet halfway through.. we had written and recorded about 7 songs as a band, and they’re all credited on the record as co-writes, but I got a little nervous and I wanted to find some way of linking my previous material with the new material. So once we had written the first seven songs I said I was going to write the other half of the album that would become Path, Chorale, Passions

And what about the forthcoming tour?

Well, we’re on tour now. So far it’s been really really amazing. Just the three of us on stage. I play a few solo songs in the middle of the set. But it’s mostly a 3-band arrangements. We play a few old songs but mostly the new songs. I hope we can keep it up because, you know, I’ve toured solo for so long so there’s always been a lot of money (laugh), like you come home with money in your pocket, now a little more tricky because we have to rent drum kits and buy extra flights for Matt and Rob, but it’s worth it coz it’s so great having them around.

So how many months will you be touring and playing live for?

Well, it’s still a little hazy because I’m playing with Arcade Fire so often, their tour is ongoing and I continue playing with them at every gig. I’m a member of their band for this tour. So it’s pretty intense – Arcade get a month off but I don’t because I go on my own tour. So far I’ve slept in bed since New Year’s a total of five nights. I think I have a week off in July, otherwise I think I’m probably booked up right till the end of the year. I’m even thinking, just to make it a bit of a record, once the tour ends I’m gonna go off to Japan, so I won’t go home at all (laugh).

So I guess you won’t be able to start or work on any new stuff this year..?

Well, actually, when I’m touring with arcade fire I don’t have to load my gear or do interviews or anything so I do end up having quite a bit of free time. I haven’t actually written any new songs so far but I have been scoring records for other people and doing remixes and stuff like that. I think I’ve done four records this year, just while on the road which is good. I’m going to start focusing on doing a few new songs now because I think it’s good to get back in the habit. I haven’t written a new song in a year. Since finishing In Conflict I’ve been kinda taking a break from song writing and I kinda want to get back at it.

Do you think you have particular signature when making remixes?

I think I’ve only done about 4 remixes, but everytime I approach one I find that I haven’t quite figured out my language still. It’s like when you’re a composer and you go to composition school, the biggest burden of learning to be a composer is finding your language. Figuring it out. What to compose, for who, what style etc. It requires a lot of work and thought on finding oneself. I feel that it’s the same for re-mixers. Most have their own language, own methods. Me, I’ve done covers which are of strings, remixes which are very heavily synth. based and overall I’m still at the stage where I’m still trying to find my voice. I feel like this as a pop musician too, but I don’t think that’s a bad thing as a pop musician, but I think that it is a bad thing as a re-mixer. I really need to figure out what is the sound that I like. The 12” I made with Caribou is probably the closest that I’ve come to to what I would listen to in private.. But I’m not ready to make these big decisions yet. I did in fact play a part in Caribou’s new album, but that’s all the info I can tell you (laugh).

 Thanks to Samanthia Clark

 

23 giugno 2014
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