Recensioni

Il 2012 sembra ormai un ricordo lontano e, con lui, il periodo in cui Captured Tracks faceva letteralmente il bello e il cattivo tempo all’interno dell’indie a stelle e strisce, sfornando dischi che in breve tempo sono diventati l’abc della cultura hip di inizio decennio (Oshin dei DIIV, Nocturne timbrato Wild Nothing e 2 di Mac DeMarco), contornati da altre release di rilievo quali la conferma targata Soft Moon, l’esordio degli (all’epoca) ancora acerbi Holograms e da affascinanti personaggi minori baciati da quindici minuti di culto assoluto come Naomi Punk, Heavenly Beat e Chris Cohen.
Oggi Captured Tracks, pur non cambiando più le regole del gioco, continua a mantenere vivo il proprio credo stilistico/estetico all’interno di un macro-contesto che forse ha ormai iniziato a guardare altrove (basti pensare ad alcuni ritrovi storici di Brooklyn chiusi per i più svariati motivi). Nel roster dell’etichetta da ormai un lustro, il californiano Nic Hessler torna ad affacciarsi timidamente sulla scena con l’album d’esordio Soft Connections.
Soft Connections, in realtà, arriva a quasi dieci anni di distanza dai primi – e precoci – passi discografici di Hessler a nome Catwalk: una manciata di singoli tra cui Past Afar (2008) e (Please) Don’t Break Me, ad oggi il brano più conosciuto del repertorio, tanto da venire riproposto su formato lungo cinque anni più tardi. Hessler è ripartito quasi da zero, ma ha voluto comunque dare alla nuova avventura un senso di continuità con l’esperienza precedente: la malattia che lo ha colpito – la sindrome di Guillain–Barré, rara patologia autoimmune che può provocare paralisi anche fatali – lo ha costretto per forza di cose a rivedere la scala delle priorità, tenendolo lontano dagli strumenti per qualche tempo. Una volta ripresosi completamente, il Nostro ha iniziato ad assemblare i pezzi del disco (il testo della titletrack è stato scritto in ospedale).
Tredici tracce di indie-pop per tutte le stagioni, con debiti verso tutti (nella bonus track Disappear ci sono addirittura echi Stone Roses) e contemporaneamente verso nessuno in modo evidente. Ad essere premiato è il palato di chi nella musica cerca un confortevole rifugio privo di asperità. Fin dall’iniziale I Feel Again – tre minuti e mezzo di emblematico guitar-pop in cui tutto è al posto giusto: introduzione, strofa orecchiabile e ritornello corale – veniamo catapultati in universo in cui la forma canzone ha la meglio su tutto il resto. Non è vietato parlare di pop-rock radiofonico, ma il rischio è che si venga fraintesi.
Il materiale che compone Soft Connections è sì radiofonico, ma non per chorus-tormentoni o per furbizie di produzione, quanto invece per la facilità con cui si lascia ascoltare senza mai invogliare allo skip. Questo vale sia per i brani uptempo (Into The Twilight, a memoria Pains Of Being Pure At Heart), sia per le due ballads (Permanent, All Around You). Stilisticamente, buona parte delle tracce ruota attorno ad una sovrapposizione (a tratti decisamente ’90s) tra strumming acustico e arpeggi elettrici che sorregge una scrittura melodica semplice e diretta, che però non si trasforma mai veramente in un highlight conclamato. Tra le linee – vagamente malinconiche e sognanti – troviamo tagli brit (Kinks), acquerelli Sarah Records, un tuffo retrò-glam (Expel Me), qualche richiamo all’atmosfera fumosa di retaggio eighties che abbiamo apprezzato in Nocturne (Do You Ever?) e ovviamente tante chitarre jangle (l’ottima All in The Night).
Nic Hessler – che nella scuderia CT si posiziona idealmente a fianco di Donovan Blanc e di Alex Calder, con meno attitudine psy-lo-fi rispetto al primo e meno indole bradfordcoxiana rispetto al secondo – forse non riuscirà neanche questa volta ad imporsi nel giro che conta; ciò nonostante, per gli amanti dell’indie-pop chitarristico, Soft Connections è un ascolto più che consigliato.
Amazon
