Jessie Ware

Attiva discograficamente dal 2011, Jessie Ware si è imposta come una delle più importanti e conosciute voci r’n’b soul degli anni ’10 inserendosi a pieno titolo in un ampio schieramento di artisti nu soul / r’n’b che vanno da Adele – di cui peraltro è grande amica – a Fatima, Meshell Ndegeocello, Erykah Badu fino a SBTRKT, James Blake e alle proposte più elettroniche del filone.

Nata al Queen’s Hospital di Londra il 15 ottobre 1984, figlia di madre assistente sociale e padre reporter per la BBC, e sorella dell’attrice Hannah Ware (quest’ultima nota per la parte nella serie televisiva Boss), la futura cantante Studia alla Alleyn School per poi laurearsi in Letteratura Inglese alla University Of Sussex, titolo di studio che la aiuta ad inserirsi nel mondo del giornalismo con il Jewish Chronichle e il Daily Mirror. Le prime importanti esperienze musicali arrivano attorno al 2009, anno in cui accompagna Jack Peñate nel tour americano, un momento fondamentale per imparare a gestire l’ansia davanti ad un grande pubblico, ammetterà successivamente ai giornalisti. Lo stesso Peñate le fa conoscere SBTRKT, con il quale registra il singolo Nervous. Da qui il passo con lo storico collaboratore del producer, Sampha, è breve e, nel 2011, esce il singolo in vinile Valentine. Dello stesso anno è la collaborazione con Florence And The Machine (tra l’altro sua compagna di high school) nell’album Ceremonials.

Pochi mesi più tardi, in ottobre, la Ware pubblica il primo singolo, Strangest Feeling, che, assieme a Running fa da apripista all’album di debutto Devotion. Pubblicato via PMR il 20 agosto 2012, il disco vede un’importante lista di produttori, tra i quali spiccano i nomi di Julio Bashmore e Dave Okumu degli Invisible. Trainato dal singolo Wildest Moments, il disco vende bene e raggiunge il quinto posto della album chart britannica: in termini di vendite ed hype, il migliore della carriera. Ideale sottofondo sottofondo per una passeggiata in riva al mare, vento tra i capelli e mente sgombra da pensieri, una digressione a tinte pastello, lungo sapori leggeri e dinamiche ben note, ha pose pop già battute in lungo e in largo (Robyn, Nelly Furtado) e paga, purtroppo, lo scotto di non possedere l’istinto killer e lo scarto decisivo (recensione).

Tra un featuring a fianco di Katy B (Aaliyah) nell’ottimo Little Red e l’ennesima chiamata alle armi di SBTRKT (Problem Solved) in Wonder Where We Land, bisogna attendere due anni per avere tra le mani la seconda prova lunga, dal titolo Tough Love. Per la produzione, la Ware questa volta si affida a BenZel, duo composto da Two Inch Punch e Benny Blanco (già al lavoro con Rihanna e Katy Perry) e, tra i crediti del lavoro, oltre a (nuovamente) Julio Bashmore e Okumu, risultano anche Kid Harpoon, Miguel, il produttore James Ford, Nineteen85. e, non ultima, Romy degli XX, che contribuisce alla scrittura del pezzo Share It All. Nonostante il ricco parterre di nomi in cabina di regia, anche stavolta sembra mancare qualcosa, e la cantante continua a restare sospesa in uno stato di indeterminatezza artistica che non rende giustizio allo smisurato talento (recensione).

Nel frattempo, le novità per la Ware passano soprattutto per la sua biografia personale, con il felice arrivo della sua prima figlia concepita con lo storico fidanzato Sam Burrows, prima di tutto compagno di avventure in tempi di gioventù tra i rave di South London. In più, l’artista, in tandem con la madre Lennie, lancia – in diretta dalla sua cucina – il fortunato podcast a tema culinario (diciamo una buona scusa per parlare di tutto e di più) Table Manners, che più avanti le regalerà non poche soddisfazioni, tra tutti un Audio Production Awards. Lo show, che conta su numerosi episodi, con tanto di ospitate di rilevo (la guest del primo episodio, andando in onda a novembre 2017, fu Sam Smith), non solo diventa una gigantesca boccata d’aria fuori dallo show business musicale, ma – ammette lei a più riprese – un lavoro vero e proprio. Un lavoro che adora.

Il terzo album, Glasshouse, esce a ottobre 2017. Anche stavolta il parco producer è sempre bello fitto, tra vecchi e nuovi volti, ma la giostra non cambia giro… Proseguendo lungo le linee guida dettate dal suo predecessore, smussando il gospel tra savoir-faire e romanticherie varie, il disco – ancora alla ricerca di una perfezione pop non ancora raggiunta (seppur distruggere in ogni maniera possibile Say You Love Me pare sia diventato lo sport preferito a X Factor UK) – mantiene ancora in sospeso l’eterno dilemma sulla reale posizione della cantante nella scacchiera (recensione). Sempre nel 2018, la Nostra ricambia il favore a Sheeran, figurando tra gli autori di ÷ per il brano New Man. Anche il tour di supporto non sembra andare per il verso giusto, con la Ware che soffre – e non poco – la lontananza dalla sua famiglia e le spese ingenti della vita on the road; a livello discografico c’è da segnalare solo la pubblicazione del singolo Overtime, prodotto da James Ford e Bicep.

Anno 2019: innanzitutto la nascita di un maschietto, dato alla luce a inizio marzo, poi l’uscita dei due singoli Adore e Don’t Stop, che solo a inizio 2020 scopriamo essere parte della tracklist del quarto album What’s Your Pleasure?, in uscita il prossimo giugno e anticipato da un altro pezzo, Spotlight. Secondo quanto precisato dalla stessa autrice, il disco segna una nuova fase artistica, più focalizzata su groove e meno sulla malinconia: i tre pezzi finora pubblicati (che apprezziamo non poco), tra deep house avvolgente e groove presi in prestito dalla disco e dal funk, sembrano dare pienamente credito alle parole della voce londinese. Che sia la volta buona…

SentireAscoltare