Migliori album 2018. La classifica dei migliori 100 album per “The Quietus”

Dopo aver analizzato quella di COS e dopo che Riccardo Zagaglia ha proposto la sua su queste colonne, continuiamo il monitoraggio delle classifiche di fine anno dei migliori album, classifiche che già in questi primi giorni di dicembre sono tante, forse ancor più stipate rispetto al passato. È come se da un periodo di incertezza su quale fosse la migliore settimana in cui sfornarle, fossimo passati a una fase in cui farle uscire tutte prima possibile è diventato l’imperativo di ogni media: non appena si accendono le luminarie nelle nostre città, via alle classiche. Ok, manca quella del solito Pitchfork che, proprio come la lineup del Primavera Sound comunicata ieri, farà senz’altro parlare più di altre, ma non dimentichiamo che esistono anche altre preziose realtà come The Quietus, testate sganciate dalle dinamiche che vanno per la maggiore oggigiorno in cui “hype & trends” sono al centro di scelte, valutazioni e finanche (spudorate) promozioni, e dove gli algoritmi che presiedono la “music discovery” presenti sulle principali piattaforme di streaming musicale fanno il resto, appiattendo le proposte da un lato e omologando i gusti del pubblico dall’altro.

The Quietus festeggia quest’anno i suoi primi 10 anni con l’orgoglio di avere tra le mani 100 dischi che a suo parere sono i più affini al tipo di ricerca senza schemi né limitazioni di genere che il sito si è proposto fin dall’inizio, ma lo fa anche con l’amaro in bocca, ammettendo che la sostenibilità di un siffatto progetto è sempre e comunque a rischio (alla fine dell’editoriale viene anche richiesta una donazione). In gran parte assimilabile alla nostra, la loro è una mission imperniata su un costante, qualitativo, lavoro di ricerca sui margini, sulle cose più oscure e ignorate dai più, e su quello che la redazione chiama “New weird scenes of the world”.

Anche la loro, come quella più canonica e #metoo dipendente di COS, è una classifica, una lista gerarchica che si scorre dalla 100a posizione alla prima ma mai come in questo caso vale la pena spulciarla non nei modi con i quali comunemente osserviamo queste scalette, ma con l’occhio clinico di chi s’annota ciò che è sfuggito. Comode le brevi e calibrate descrizioni per ogni titolo e, fidatevi, qui dentro emergono preziosi suggerimenti per ascolti/esperienze che sono frutto di una curatela attenta, a prova dello spietato algoritmo di turno; molti degli artisti proposti li abbiamo trattati anche noi (SOPHIE, Objekt, Sons Of Kemet, Low, Marie Davidson, Chris Carter, Blawan, Grouper, Julia HolterEric Chenaux, Planningtorock ecc.), altri decisamente li dobbiamo recuperare (vedi le schitarrate noisey-wierd degli ILL di We Are Ill su Box Records), riascoltare (vedi l’indie garage rock/rétro-psych degli Insecure Men dell’album omonimo) o studiare (vedi An Angel Fell di Idris Ackamoor & the Pyramids). Ed è questo il bello di queste classifiche, che poi classifiche non sono, piuttosto rappresentano “mappature del desiderio” tarate su un arco temporale, più banalmente consigli per gli ascolti per chi è disposto a curiosare e scoprire. Inutile dire che scelte editoriali come queste sono in totale controtendenza rispetto a un presente che mortifica i margini e mette al centro musiche da ascoltare passivamente in cuffietta, in comodo sottofondo (pre)ordinato secondo playlist.

Di seguito la TOP 10, per la top 100 vi rimandiamo a The Quietus.

  1. Gazelle Twin – Pastoral
  2. Idris Ackamoor & the Pyramids – An Angel Fell
  3. Insecure Men – Insecure Men
  4. Suede – The Blue Hour
  5. Objekt – Cocoon Crush
  6. ILL – We Are Ill
  7. Sons of Kemet – Your Queen Is A Reptile
  8. Low – Double Negative
  9. Audiobooks – Now! (In A Minute)
  10. Årabrot – Who Do You Love
6 Dicembre 2018 di Edoardo Bridda
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