Nick Cave: “Perché suonerò in Israele? La mia musica non è fatta per punire”

Nick Cave ancora sulla decisione di non boicottare Israele.

È di nuovo Israele per Nick Cave. Dopo le polemiche legate alla sua decisione di suonare nello Stato ebraico (l’anno prossimo è previsto un concerto a Tel Aviv), a differenza di svariati suoi colleghi che hanno deciso di boicottare il paese in ragione della sua oppressione ai danni dei palestinesi e che chiedevano a lui di fare lo stesso, il cantante australiano, sul suo sito The Red Hand Files, ha risposto a una fan che l’ha spigolato sulla questione. Sul portale dell’artista, infatti, i fan possono discutere direttamente con lui su qualsiasi tema. Basta scrivere una domanda o sollevare un tema e lui replica, ovviamente scegliendo tra le varie issue proposte, spesso con risposte molto articolate.

Alla fan neozelandese Poliana, però, è venuto il dubbio che alcuni temi fossero evitati dal cantante, tanto che ha chiesto a Cave – tra le altre cose – se per caso lui non cancellasse i commenti degli utenti che gli chiedevano di Israele. Ma la risposta è stata decisa: «Posso assicurarti – ha ribattuto il musicista e compositore australiano – che sul mio sito non esiste censura riguardo alla questione Israele, e la cosa sarà dimostrata dalla solita cascata di lettere di protesta che riceverò dai sostenitori del boicottaggio dopo aver pubblicato questo post». A tal riguardo vi proponiamo l’articolo, curato per SA da Stefano Solventi, sulle riflessioni a proposito di censura e della diatriba sul tema Israele tra Cave e la cordata capitanata da Roger Waters e Brian Eno.

Ma Poliana è entrata anche di più nello specifico, andando al cuore della questione, e ha chiesto a Cave il perché della sua decisione di suonare in Israele. Ma pure qui, l’artista non si è scomposto: «Ho già risposto a questa domanda e non voglio farlo di nuovo. Però lasciami dire una cosa. La mia musica non è pensata per essere un premio per qualcuno per il suo comportamento, così come non faccio musica per punire le persone. La mia musica non ha condizioni. Vale per tutti, a prescindere dalle loro azioni, buone o cattive che siano. Spero che la mia musica abbia la capacità di indirizzare il mondo in modo giusto. Dico mia musica perché penso che a ogni musicista debba essere concesso il rispetto per essere giunto alla comprensione di quale sia l’esatto scopo della sua arte. Io faccio musica perché spero che le cose migliorino. E poi non vedo l’ora di tornare a camminare di nuovo sul palco di fronte a un pubblico reale, che sia in Israele, in Nuova Zelanda, o in qualsiasi altro posto. Sarebbe un privilegio enorme». Del resto, lui l’aveva spiegato: nelle sue canzoni parla di anima, non di politica. Anche a rischio di perdere qualche fan.

Infine, la sostenitrice ha anche fatto una domanda più personale all’artista: «Sto pensando di avere un bambino ma tutto sembra così tetro, oggi. Che consiglio puoi darmi?». «Personalmente, credo che sia un errore non fare un bambino perché Israele occupa la Palestina. Temo che un giorno potresti pentirtene. Per quanto riguarda la mia esperienza, succede qualcosa quando si diventa genitori, un cambiamento, si viene assorbiti totalmente nell’universo del bambino, un universo in cui i problemi del mondo circostante perdono importanza. Anzi possono addirittura diventare meno cupi, dal momento che il piccolo ce li farà riconfigurare, e magari vedere da una prospettiva meno negativa e pessimista. Di certo – ha concluso l’artista – è quello che è successo a me. I miei bambini hanno cambiato la mia visione sul potenziale del mondo. Sono stati come finestre luminose attraverso cui immaginare un mondo nuovo. Mi hanno fatto diventare cautamente ottimista, pensando che le cose potessero andar meglio. Naturalmente, ci sono molti motivi per cui le persone non fanno figli, ma scegliere di non farli come reazione al mondo circostante lo trovo triste e pessimista».

Forse Nick aiuterà la fan a prendere la decisione giusta, o forse no. Di certo, ha espresso chiaramente la sua idea di libertà. E di certo, le sue riflessioni su The Red Hand Files in risposta ai suoi sostenitori sono una salvezza in primis per se stesso, come ha tenuto a sottolineare lui di recente. Sulla questione concerti, ricordiamo che il tour di Nick Cave & The Bad Seeds inizialmente previsto per l’anno in corso è stato riprogrammato per il 2021. Ed è di ieri la notizia che il cantautore ha partecipato alla collezione firmata per H&M di sua moglie Susie. Infine, ricordiamo che in questi mesi Cave si è esibito nel concerto streaming Idiot Prayer: Nick Cave Alone at Alexandra Palace (a novembre nelle sale italiane). L’approfondimento di carriera dedicato a lui è di Tommaso Iannini. E sempre sulle nostre pagine trovate uno speciale sullo storico videoclip di Henry Lee, con Cave in coppia con PJ Harvey e potete ripassare la recensione di 20,000 Days on Earth, recentemente commentato dai registi con i fan.

Tracklist
  • 1 The Spinning Song
  • 2 Bright Horses
  • 3 Waiting for You
  • 4 Night Raid
  • 5 Sun Forest
  • 6 Galleon Ship
  • 7 Ghosteen Speaks
  • 8 Leviathan
  • 9 Ghosteen
  • 10 Fireflies
  • 11 Hollywood
  • 12 Ghosteen (12:11)
  • 13 Fireflies (3:23)
  • 14 Hollywood (14:13)
Nick Cave & The Bad Seeds
Ghosteen

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