Primo editoriale discografico settimanale del 2020 e si inizia con il botto. Lo fa il disco dei Field Music, band che da queste parti abbiamo sempre coccolato e che qui raggiunge un nuovo livello qualitativo, anzi, firma la miglior prova. Making A New World è quel lavoro eclettico, denso, appassionato e personale, che incorona i fratelli Brewis come degni eredi di una tradizione che va dagli Steely Dan agli XTC passando per i Talking Heads. Su queste pagine a tesserne le lodi ci pensa Andrea Murgia, alla cui recensione vi rimandiamo, mentre è di Elena Raugei il testo dai toni decisamente positivi di un altro bello strike di questo weekend post-festivo: l’esordio omonimo di Riccardo Orlandi, in arte Apocalypse Lounge. Il disco è in pratica una colonna sonora per la distruzione del mondo con il sorriso sulle labbra tra campionamenti dalle soundtrack italiane noir degli anni 60/70, hip hop vecchia scuola e le voci di Giovanni Succi e Francesca Amati. Imperdibile.
Sempre questo WE esce l’atteso ritorno di Brunori Sas, di cui si occuperà Stefano Solventi che, nel frattempo, a caldo ci dice di un disco che lo vede alzare ulteriormente il livello di efficienza del suo cantautorato a pronta presa. Cip aumentando di una tacca il gradiente politico (a tratti quasi moralistico) e fermo restando il cocktail di rimembranze De Gregori, Dalla, Venditti e Ron è, in pratica, uno di quei dischi in cui quasi ogni traccia ambisce allo status di hit radiofonica. Sempre dall’Italia, ma spostandoci su territori drone e field recording, abbiamo la violoncellista Martina Bertoni. Il suo esordio All The Ghosts Are Gone è di quelli da tenere sotto stretta osservazione. Marco Boscolo lo descrive, in sede di recensione, come «un viaggio ipnotico di grande effetto».
Per quanto riguarda l’estero a distanza di due anni da Everything Matters But No One Is Listening si rifanno vivi i Beach Slang, band che torna al garage, al punk rock, ovvero alla naturale vocazione per l’amplificazione e il rumore. Il disco – non proprio memorabile – s’intitola The Deadbeat Bang of Heartbreak City e vede la collaborazione (al basso) di Tommy Stinson di quei Replacements che assieme ai Jawbreaker sono sempre stati i numi tutelari della formazione.
Di tutt’altra pasta son fatti i Circa Waves che tornano (con i Coldplay sempre nel cuore) a proporci la loro agrodolce e vacanziera miscela di revivalismi indie pop anni zero con Happy la metà di un disco diviso in due parti (l’altra – Sad – uscirà a marzo). (Synth) Pop radiofonico a tutto tondo è invece quello che sforna Selena Gomez che torna con Rare, terzo album sospeso tra intimità, numeri dance, bordature hip hop e tocchi di latinità. Fate conto una via di mezzo tra Taylor Swift, Camila Cabello e Dua Lipa. Kid Kudi compare come feat. nella conclusiva A Sweeter Place.