• nov
    07
    2014

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Azealia Banks come la Nicki Minaj sbagliata? O sarebbe meglio dire quella giusta? Dipende sicuramente dai punti di vista. Da quello della label XL, dove la rapper ha “soggiornato” per qualche mese: l’affare c’era, come del resto la spendibilità del personaggio, perfetta per un target indie-non-più-tale. Oppure dal punto di vista più orientato al profitto di una Universal che, frustrata dai capricci della giovane newyorchese, l’ha forse valutata molto meno appetibile, tanto che le cose sono poi andate come sarebbero dovute andare fin dall’inizio.

Un disco che doveva uscire già nel 2013 con titolo (Broke With Expensive Taste), copertina e tracklist definitivi, per ragioni commerciali viene prima posticipato a data da destinarsi e poi annullato a causa della rescissione del contratto, costringendo così la rapper a pubblicarselo da sola e a farlo uscire d’amblé, come se fosse una Beyoncé o Thom Yorke. La differenza d’impatto, comunque la si guardi, c’è, come sicuramente, riavvolgendo il nastro al clip e al sound di ATM Jam – feat. Pharrell – e a una Anaconda qualsiasi della Minaj, più che differenze tra le due newyorchesi – entrambe studentesse della FAME school di Manhattan – si potrebbero tracciare le somiglianze. Un distinguo forte, in verità, c’è sempre stato. Se Nicki è il prototipo amplificato e distorto della cultura HH mainstream, la Banks è l’arrogante net-rapper saputella che inforca gli occhiali e davanti a uno schermo LCD s’infervora, conosce, flirta e scarica come kleenex una ridda di producer che definire underground o meno è questione, anche qui, di punti di vista.

C’è da ribadire il suo gusto per i britannici (Lone, al tempo in fase rave-retro-maniaca, le confeziona una delle prime underground hit, Liquorice), ma in generale le piacciono un sacco di ragazzi osannati dalla critica specializzata (vedi Machinedrum, che le confeziona Grand Scam (Lyrical Exercise)), anche se il suo successo lo deve, ricordiamolo, a 212, un pezzo dove il mordente uk funky britannico era già stato dato in pasto – e bene in questo caso – all’EDM americana, grazie all’hit maker senza troppi peli sullo stomaco, Jef Martens. Riviste una dopo l’altra, le scelte della Banks, corredate di tweet e post, inediti e boutade (che non sono piaciute molto a Bauuer e Disclosure, artisti che avrebbero dovuto presenziare nel disco), hanno intinto il biscotto da molte, troppe parti, e questo agognato risultato sulla lunga distanza rischia(va) fortemente di scontentare entrambi i pubblici, mainstream e under-over-ground che dir si voglia.

Togliamoci subito il dente: Broke With Expensive Taste, l’album fatto a modo suo e come voleva lei, è un lavoro produttivamente maturo e non soltanto flesso sui muscoli, sui bassi e i plugin 808, come potevano lasciar presagire produzioni massimaliste à la M.I.A come Yung Rapunxel o trap in zona Iggy Azalea come Heavy Metal And Reflective (comunque presenti in scaletta). Il disco appronta un esotico e coloratissimo viaggio tra latinità e urbano già dalla buona Idle Delilah, opener che cala r’n’b e il rap della Banks in una serie di uk-ismi funky e garage per mano di Pearson Sound del giro Hessle Audio, una delle etichette chiave del rinnovamento ritmico-elettronico dell’ultimo lustro; poi pensa l’auto-re-work di Gimme A Chance a portare l’ascolto ancora più lontano da tutto ciò che ci saremmo aspettati: ritmi salsa, strombazzate di sax e canto in spagnolo che sembrano messi lì più per stupire che per godere. Del resto, l’idea del viaggio esotico e del depistaggio continuo, non è immediata ma ci piace, come anche la tattica di compensare il dirompente – ma non sempre protagonista – flow di Azealia con la produzione, col sound e i ritmi.

In Desperado, un re-work della Bandelero desparado dello storico producer UK garage MJ Cole, le cose vanno alla grande e non ci fanno rimpiangere di certo l’assenza dei Disclosure, in JFK con Boddika la percezione è più di confusione che di riuscita, ma tant’è: quando la Banks prende il controllo delle rime e dei ritornelli (Wallance), il risultato è sempre eccitante, vedi anche il dittico finale affidato a Lone che, finalmente, vede realizzate due tracce – presumo 2012 – a lungo tenute nel cassetto (Miss Amor, Miss Camaradeire). E che dire della cover di Ariel Pink Nude Beach a Go-go? E’ un’altra delle sue fisse net-eccentriche, come quella per gli Interpol, che l’aveva portata a rileggere Slow Hands. Scelte non stigmatizzabili per la riuscita di Broke With Expensive Taste, un album che, pur non esente da difetti, mantiene intatta freschezza e spessore produttivo e per questo va premiato.

Non avrà nuove hit mainstream (Ice Princess, prodotta da AraabMuzik, è un altro dei suoi ibridi), non sarà la Ninaj o la Azalea che le chiedevano di essere (e ne siamo felici), e di sicuro la ragazza dovrebbe passare meno tempo sui social; detto questo, la sfida è vinta.

12 novembre 2014
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