• Lug
    27
    2018

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Caroline International, Universal

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L’elettronica e il rock, l’ecstasy e l’eroina. L’anno scorso Danny Boyle è tornato sul luogo dei suoi tossici del cuore, con T2: Trainspotting, a più di vent’anni dal film di culto che segnò gli anni Novanta. Così sono tornati anche Underworld e Iggy Pop, che avevano già legato i loro nomi alla colonna sonora del primo capitolo. Se in passato l’assemblaggio era entrato nella storia grazie al lungimirante mix di rock classico, britpop e alt-dance, la replica della formula non ne poteva eguagliare il generazionale effetto-sorpresa: ci ritrovavamo, da una parte e dall’altra, con l’autoreferenzialità ludica di Slow Slippy e una Lust For Life sottoposta al prescindibile trattamento remix dei Prodigy, poco più. Insomma, tanto per dire, appariva più stimolante il coinvolgimento di Young Fathers, provenienti dalla stessa Edimburgo di Irvine Welsh, e Fat White Family.

Mentre Karl Hyde e Rick Smith stavano lavorando proprio a un paio di pezzi per Boyle, l’Iguana stava placidamente soggiornando al Savoy Hotel di Londra. È lì che è stato allestito uno studio di registrazione su due piedi, per permettere ai tre di collaborare a nuove tracce, ispirate alla comune connessione con il celebre regista di Manchester, interpellato in diretta via Skype per non farsi mancare nulla. L’EP Teatime Dub Encounters, che parla chiaro sin dal rilassato titolo sullo spirito delle session, svoltesi tra l’altro curiosamente appena qualche settimana dopo la pubblicazione dei più recenti album dei rispettivi artisti, Barbara Barbara, we face a shining future e l’ottimo Post Pop Depression, è da considerarsi un piccolo progetto meta-parallelo o l’antipasto di una “dose” più abbondante (si parla di una trentina di brani provati…)? Chissà. Certo è che i tre non hanno bisogno di preoccuparsi dello scorrere del tempo e non hanno ugualmente bisogno di particolari sostanze dopanti per mettere in pratica ogni loro fantasia. Si sono (ri)trovati, e via.

Nei sette minuti e mezzo dell’iniziale Bells & Circles, presentata dagli Underworld durante un concerto al BBC Biggest Weekend di Belfast, Iggy sogna di avere le ali, di fumare su degli aerovelivoli, ridacchiando beffardamente e scandendo parole a ruota su una coinvolgente, ritmica e muscolare progressione synth-rock, prima del ritornello sciamanico e liberatorio. A seguire, Get Your Shirt, dagli afflati filo-spiritual, e la claustrofobica, suicidiana Trapped, sempre estese nel minutaggio, intrigano invece meno, risapute nell’impianto sonoro e nell’uso dei contrappunti vocali femminili, per quanto Mr. Osterberg resti in forma invidiabile al microfono. I’ll See Big, più concisa e rilassata, si connette a una conversazione avvenuta tra il cantante e Boyle, ed è quasi uno spoken ambient, un’ode all’importanza degli amici via via che nell’esistenza le dipendenze si avvicendano e gli anni si accumulano: bello più sulla carta che all’ascolto, in verità, ma pace. Amici per la pelle, o per le squame, ormai lo sono pure loro. Loro di cui, bene o male, tuttora facciamo fatica a fare a meno – e non per mere ragioni nostalgiche. Per ora divertiti e ammirati dalla spontaneità dei giochi, restiamo sintonizzati.

27 Luglio 2018
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