Gli anni Novanta di Captain Marvel, dalle Elastica alle Hole

Dagli esordi fino a oggi i Marvel Studios hanno saputo costruire in quasi tutti i film del loro universo condiviso un tappeto sonoro in cui l’alternanza tra musica diegetica ed extradiegetica favoriva uno strano ma possibile dialogo tra mondi distanti e una maggiore caratterizzazione dei personaggi al loro interno. Facciamo subito l’esempio di Iron Man, dove i brani degli AC DC sono diventati la “fanfara” di Tony Stark e del suo modo spaccone di introdursi all’interno del plot: l’inizio del film del 2008 è significativo per come Back in Black distrae dall’attentato che sta per colpire il suo mezzo blindato, oppure nel secondo capitolo del franchise, quando vediamo il magnate arrivare sul palco dello Stark Expo a New York accompagnato dalle note di Shoot to Thrill, in cui c’è quasi un autocitarsi nemmeno troppo velato interno alla narrazione.

Ma è grazie a Guardiani della Galassia Vol.1 di James Gunn che il commento musicale diventa esercizio di stile per trasmettere non soltanto le memorie del passato ma anche il potere di due universi – il nostro e quello fantascientifico – che si legano. Lo stesso accadrà in Guardiani della Galassia Vol.2, in Thor: Ragnarok (lì Immigrant Song dei Led Zeppelin era il leitmotiv di una riflessione molto più ampia e meno banale del previsto e sembrava scritta appositamente per il film), in Black Panther (con Kendrick Lamar che produce un intero concept album in grado di ripercorrere lo spettro della black music e dell’afrofuturismo) e in Captain Marvel, l’ultimo arrivato in casa MCU che affonda entrambe le mani negli anni novanta della MTV Generation, i giubbotti di pelle, le camicie di flanella, i blockbuster e gli internet point per descrivere al meglio l’esperienza di questa supereroina già “vintage” e pimpante.

Sebbene la maggior parte dell’azione del cinecomic con Brie Larson sia ambientata nei 90s, i ricordi di Carol e di quella giovinezza cancellata ci riportano indietro di almeno un decennio con flashback di gare con i Go-Kart (in sottofondo Crazy on You delle Heart, datata 1976) o i karaoke insieme alla migliore amica Maria Rambeau (Kiss Me Deadly del 1988 di Lita Ford, artista presente anche nella soundtrack dei Guardiani con Cherry Bomb). La Ford, in compagnia delle sorelle Ann e Nancy Wilson, è stata tra le prime musiciste ad incarnare un tipo di atteggiamento aggressivo-sessuale fino ad allora appannaggio delle rock star maschili – praticamente perfetta per il personaggio di Carol Danvers, pilota dell’Air Force che si fa strada in un ambiente maschile.

Il primo vero salto nel futuro arriva con Whatta Man delle Salt’ N’ Pepa feat. Vogue, che coincide guarda caso con il primo punto di contatto tra l’eroina e la razza umana al suo ritorno sulla Terra (sullo sfondo un poliziotto piuttosto spaventato che sorveglia il videonoleggio). Una volta settato lo spirito sembra adeguato un accenno alla “British Invasion” iniziata negli anni Sessanta, che ha avuto un fortissimo impatto sulla cultura della seconda metà del XX secolo (dopo Beatles, Rolling Stones, The Who e, generazioni dopo, tutta l’ondata britpop di Oasis, Blur e Pulp) e che nel mezzo annovera l’esplosione degli Elastica e del loro singolo Connection, già sfruttato dai Marvel Studios per la promozione del film.

In quest’ultimo brano, la front-woman Justine Frischmann lamenta il crollo della comunicazione nella nascente era digitale, e infatti in scena c’è Carol Danvers che combatte contro la lentezza del caricamento di una pagina web di Windows 95 su AltaVista; poi, costretta a svestire l’uniforme Kree con la quale era atterrata sulla Terra, ruba una motocicletta dell’uomo che l’aveva infastidita e gli abiti da un manichino (giacca di pelle, jeans consumati, una camicia di flanella legata intorno alla vita e una maglietta dei Nine Inch Nails). Anche qui l’indizio musicale è ricercato e “degno” della sua nuova estetica sgangherata, ovvero Only Happy When It Rains dei Garbage, brano autoironico come la penna di tanti artisti grunge e alternativi che in quell’epoca amavano sguazzare nella miseria.

Più tardi è il turno delle TLC, altro gruppo femminile r’n’b, con il successo Waterfalls del 1995, perfetto mix di groove a frequenze radio-friendly sotto testi poetici che parlavano di AIDS, violenza delle bande e tossicodipendenza. Questo pezzo viene utilizzato nella sequenza in cui Carol Danvers e Nick Fury guidano nel deserto per raggiungere la sede segreta dello SHIELD. Ma è verso il terzo atto del film di Anna Boden e Ryan Fleck che la soundtrack impenna definitivamente: prima con la hit senza tempo di Des’ree You Gotta Be (la ascolta Maria Rambeau, afroamericana, nel cortile della sua casa in Louisiana e la sensazione è proprio quella di essere tornati a casa, in un luogo familiare e sicuro), poi con i Nirvana di Come As You Are (leggermente fuori sincrono con l’anno, ma poco importa). La linea di basso di Krist Novoselic è minacciosa tanto quanto il tono nel confronto finale tra Carol e la Suprema Intelligenza (un’entità divina a capo dell’Impero Kree interpretata da una super Annette Bening) e riecheggia da un giradischi immaginario mentre la protagonista trova il coraggio di opporsi al nemico.

Tuttavia gli anni Novanta verranno ricordati per gli artisti che proiettavano nei loro testi temi di rivendicazione femminile attraverso l’atteggiamento disincantato e sarcastico del decennio, e nessuno ha mai raggiunto l’efficacia dei No Doubt di Gwen Stefani, vera portavoce e icona di una generazione. Just a Girl, nonostante il beat innegabilmente attraente e ottimista, sfoga in realtà profonde frustrazioni verso il modo in cui una giovane donna viene sottovalutata ogni giorno, e grazie all’ironia la Stefani trasforma questa sottovalutazione in un’arma proprio come fa Captain Marvel nella battaglia finale con la Starforce.

Il breve passaggio per i R.E.M. di Man on the Moon rallenta il battito emotivo della sequenza precedente (siamo a casa di Maria intorno alla tavola imbandita per cena) fino a sfociare qualsiasi repressione in girl power assoluto sui titoli di coda con l’intramontabile Celebrity Skin delle Hole, title track del loro terzo album pubblicato nel 1998.

13 Marzo 2019
13 Marzo 2019
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