Migliori film 2017. La classifica di SENTIREASCOLTARE

Nel complesso qualitativamente inferiore rispetto alla stagione precedente, il 2017 appena trascorso ha messo ben in evidenza come il vecchio e il nuovo possano coabitare felicemente nella stessa bellissima confezione; è il caso di quei giovani maestri che omaggiano continuamente un classicismo perduto e da ritrovare/riscoprire a tutti i costi, persino sacrificando la spettacolarizzazione continuamente ricercata dal box-office, se non altro per consegnare ai posteri qualcosa che sia davvero degno d’essere chiamata “opera d’arte”.

Facendo il rituale punto sul cinema italiano – al quale probabilmente dedicheremo una classifica a parte, data la completa assenza di produzioni nostrane dalla nostra Top 20 definitiva – possiamo dire tranquillamente che l’esempio della passata stagione (con gli ottimi Fiore, Indivisibili, Veloce come il vento) è stato affrontato di petto anche dalla commedia all’italiana, anche se forse con meno coraggio di quanto sarebbe stato lecito attendersi. Domenico Procacci e Matteo Rovere sono ancora le due figure produttive di riferimento per un cinema italiano che osa con mestiere, guardando sia al portafogli che alla qualità dell’operazione, con Nicola Guaglianone sceneggiatore sempre più in stato di grazia e in grado di abbracciare un ventaglio di generi ampissimo (lo ritroveremo tra non molto nel nuovo film di Carlo Verdone).

Del classico si riappropria James Gray, che con Civiltà perduta ci riporta al cinema d’avventura d’altri tempi, alla continua lotta tra uomo e natura, scoperta e mistero, sacro e profano; visivamente siamo dalle parti di Lawrence d’Arabia, ma i temi sono tutti del regista newyorkese, a partire dall’inesauribile discorso sui legami affettivi e familiari che condizionano tutta la nostra esistenza. Era così in Little Odessa, lo è ancora – ma in maniera decisamente più elegante e stilizzata – in questo suo ultimo memorabile lavoro. Anche Martin Scorsese fa riferimento continuo al cinema che fu, ma questa sua filologia estrema della citazione raggiunge un apice mai visto prima in Silence, ritorno al tema sacro della fede che danza a più riprese con la profana negazione di Dio (L’ultima tentazione di Cristo non è lontano, l’eleganza de L’età dell’innocenza è in ogni frame, con il fantasma di Akira Kurosawa sullo sfondo). Perfino l’iper-modernismo sfacciato di Sofia Coppola si rifugia negli anni della Guerra di Secessione per sviscerare le ossessioni contemporanee ed esternare in una modalità certamente inedita tutte le idiosincrasie del suo cinema: così, L’inganno non è altro che un tentativo di riappropriarsi della macchina cinematografica per mostrare allo spettatore i sottili giochi di luce, la recitazione compassata, le esplosioni di violenza verbale, trincerati in uno stile asciutto ed essenziale. Bellissimo.

La politica è uno sguardo sul mondo, è interpretazione, è confronto e condivisione, è comprensione e analisi. Tra i cineasti che hanno approcciato la denuncia sociale, nessuno quest’anno ha fatto meglio di Asghar Farhadi, Kathryn Bigelow, Pablo Larraín, Aki Kaurismäki. Ci si muove quindi tra le pieghe della società civile iraniana (Il cliente), desiderosa di intraprendere un percorso di rinascita culturale a tratti pesantemente trattenuto da un retaggio antico che pesa come un macigno; si scava nelle profondità del conflitto razziale tra l’uomo bianco e il nigger americano (Detroit), e ci si rende conto che nonostante l’ignoranza diffusa, artefice della distruzione del sentimento, è impossibile identificare un unico colpevole. Il cinema della Bigelow non è mai stato così chiaro, né così sofferto; la politica della Storia con la S maiuscola si tinge del sangue di John F. Kennedy (Jackie), lo stesso che macchia il vestito Chanel di Jackie Kennedy e il suo corpo candido sotto la doccia, che fatica a ripulirsi dopo un peccato originale che segnerà per sempre e in modo indelebile la sorte degli Stati Uniti d’America. Il tutto sotto l’occhio vigile e attento di un cileno. Si danza, infine, sul sottilissimo equilibrio tra dramma e commedia (L’altro volto della speranza), sul preconcetto che confonde le menti e trasforma le parole in un’arma con cui estorcere paura agli oppressi.

Si sogna. L’unica attività umana che il mezzo cinematografico non dovrebbe mai smettere di provocare. Che si tratti di un sogno ad occhi aperti in cui le nostre certezze vengono stuprate e rimesse in discussione in funzione di un bene superiore (madre!), di un ideale di romanticismo purtroppo dimenticato e affogato nel sistema schiacciasassi dell’odierna società, ma che nonostante tutto non ci impedisce di divertirci anche solo per una corsa in auto con la radio a tutto volume (Baby Driver); o di un sogno generato da ricordi pre-impiantati, ma che originano emozioni non meno reali di colui al quale questi appartengono, spingendoci a donare a nostra volta un cuore a chi pensiamo lo meriti (Blade Runner 2049). Il cinema svolge proprio questa funzione: accontentare i sognatori, devoti nel loro modo di plasmare il mondo a loro immagine e somiglianza, quasi fosse una missione dal sapore biblico (Alien: Covenant), una ricerca della perfezione – «sapete, almeno nell’arte» – che arrivi a modificare la percezione spazio-temporale (Dunkirk), che sovverta inizio e conclusione (Arrival), che giochi con le aspettative e con la fantasia per poi restituirci di colpo ciò che non potrebbe essere replicato nemmeno in un milione di anni: la realtà (La La Land).

Di seguito potete leggere la classifica dei migliori film del 2017 secondo SA. Sempre su queste pagine potete inoltre consultare le nostre classifiche album definitive pubblicate il 1° gennaio 2018 e quella delle migliori serie TV.

  1. La La Land (Damien Chazelle)
  2. Dunkirk (Christopher Nolan)
  3. Civiltà perduta (James Gray) – Coco (Lee Unkrich, Adrian Molina)
  4. Silence (Martin Scorsese)
  5. Jackie (Pablo Larraín)
  6. Elle (Paul Verhoeven)
  7. Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve)
  8. Il cliente (Asghar Farhadi) – Detroit (Kathryn Bigelow)
  9. L’altro volto della speranza (Aki Kaurismäki)
  10. madre! (Darren Aronofsky)
  11. Personal Shopper (Olivier Assayas)
  12. Baby Driver (Edgar Wright)
  13. The Meyerowitz Stories (Noah Baumbach)
  14. Jim & Andy: The Great Beyond (Chris Smith)
  15. Alien: Covenant (Ridley Scott)
  16. Arrival (Denis Villeneuve)
  17. Split (M. Night Shyamalan)
  18. Manchester By the Sea (Kenneth Lonergan)
  19. L’inganno (Sofia Coppola)
  20. The War – Il pianeta delle scimmie (Matt Reeves)
  • Fuori classifica (film di un altro pianeta): Song to Song (Terrence Malick)
6 Gennaio 2018
6 Gennaio 2018
Leggi tutto
Precedente
Le 10 serie TV più attese del 2018 secondo SENTIREASCOLTARE Le 10 serie TV più attese del 2018 secondo SENTIREASCOLTARE
Successivo
Discografici vs. completisti: Rino Gaetano. Storie di filologia retromaniaca guidata dall’interesse più che dal rigore Rino Gaetano - Discografici vs. completisti: Rino Gaetano. Storie di filologia retromaniaca guidata dall’interesse più che dal rigore

articolo

Migliori serie TV 2017. La classifica di SENTIREASCOLTARE

Speciale

In questo 2017, la vera differenza l'ha fatta chi davvero ha osato prendersi dei seri rischi e, quindi, chi magari secondo previsione poteva...

articolo

Le 10 serie TV più attese del 2018 secondo SENTIREASCOLTARE

Speciale

Il 2018 nelle premesse sembrerebbe non essere da meno rispetto all'anno appena trascorso, con tantissimi prodotti degni di attenzione in arr...

articolo

Ciak, si balla! I migliori momenti musicali sul piccolo schermo del 2017

Speciale

Non una classifica con le migliori serie TV dell'anno, bensì una selezione di particolari momenti musicali che hanno elevato prodotti già ...

artista

artista

artista

artista

artista

Altre notizie suggerite