Migliori album 2018 / primi sei mesi. Le considerazioni di Tony Donghia

Ancora editoriali di metà anno. E' il turno di Tony Donghia

Discograficamente parlando, le classifiche di fine anno, con il meglio pubblicato nei dodici mesi trascorsi, sono diventate da un po’ una specie di tassa da pagare, per tutti coloro che di musica scrivono ma anche per chi di pubblicazioni – virtuali o cartacee – usufruisce. Metteteci poi una certa dose di vanità da parte degli addetti ai lavori, e forse un po’ di masochismo da parte di chi legge, e avrete una miscela velenosa che puntualmente ogni maledetto dicembre, anno dopo anno, ritorna a investire un po’ tutti. Come se non bastasse, viene da rabbrividire nel momento in cui ci si accorge che le liste del meglio dei primi sei mesi dell’anno o giù di lì, a mo’ di giro di boa, stanno prendendo sempre più piede.

Insomma, non ci si salva, come ogni cattiva abitudine che si rispetti e che insanamente viene ripetuta il più spesso possibile. Chi scrive ha sempre cercato di declinare cortesemente gli inviti a salire sul carrozzone, responsabilmente, per non infierire, e forse anche un po’ per pudore. A pensarci però, e volendo proprio trovarlo, un aspetto positivo in tutta la spiacevole faccenda c’è: in quello che è diventato ormai un condominio virtuale e globale – il web, per intenderci – è tutto sommato simpatico e per certi versi utile ritrovarsi tra appassionati per sbirciare tra le preferenze dell’uno o dell’altro, o leggere gli eventuali commenti a proposito. Si compensa così alla mancanza dei rituali incontri tra amici o vicini di casa che erano diventati parte fondamentale della socializzazione e della formazione musicale di intere generazioni per almeno quarant’anni e passa.

In questo senso – e lasciati cadere i freni inibitori – ecco a seguire una specie di selezione trasversale attraverso i generi coperti da SA ed in ordine sparso di quello che ha particolarmente entusiasmato il sottoscritto. Dall’epico e spirituale nuovo doppio di Kamasi Washington alla tradizione cantautorale rimodernizzata di Father John Misty, Ray Lamontagne, Neko Case e Get Well Soon, dal ritorno dei titani dello stoner rock Sleep all’elettronica d’autore di DJ Koze, Leon Vynehall e Gas, passando per l’enfant prodige Skee Mask, la chanteuse Kadhja Bonet, i connazionali Calibro 35 e gli affascinanti ed esoticamente funky Khruangbin. Per citare Kris Kristofferson “You show me yours, and I’ll show you mine”, una volta tanto, eccezionalmente. Facciamo che non diventi un vizio però.

 

Ascolti 2018 (gennaio – giugno)

Su SA trovate già gli editoriali e le liste consigliate di Davide Cantire, Elena Raugei, Tommaso Bonaiuti e Stefano Solventi, mentre nella sezione classifica 2018 potete recuperare tutto il votato finora dalla redazione e dallo staff, che come sapete è in continua evoluzione.

Tracklist