Aspettando “Our Love”. Caribou racconta di sé e della club culture in un’intervista a Fact

Quando parlammo con lui all’uscita di Swim, giusto prima del successo planetario che investì il disco, Dan Snaith, ovvero Caribou, non aveva completamente vuotato il sacco. Riguardo alle influenze, ci raccontò che pensava agli Ottanta (“quando la dance music dialogava con le avanguardie“), all’avant disco di Arthur Russell e alla trance (e di certo non stava bluffando), ma è senz’altro oggi, a distanza di qualche anno, che il musicista può fornire pubblicamente una contestualizzazione più ampia e intima rispetto alla genesi di quel lavoro e alle esperienze successive. In una bella intervista concessa a Fact, face to face, Snaith parla senza problemi dell’inedito status di act mainstage dei festival dance, oltre che di richiesto dj sotto l’alias di Daphni, ma anche di tutti gli incontri fondamentali fatti a Londra negli ultimi anni e di come certa club culture gli abbia cambiato la vita.

I miei genitori sono entrambi inglesi ma sono nato Canada e l’Inghilterra è stata sempre il Paese a cui ho puntato le mie attenzioni. Quando mia sorella si è spostata, per motivi di studio, a Londra, otto anni prima di me, sono andato spesso a trovarla. Frequentavo i party e compravo Time Out [Snaith si trasferisce per studiare a sua volta nella metropoli nel 2001 ndSA]. Diversamente da Londra, che è tra i posti più cosmopoliti al mondo, dove vivo io ci sono un 50% di musulmani e un 50% di ebrei ortodossi, e un manipolo di altri aspiranti middle class come me a rompere le uova nel paniere. Quando sono tornato qui, a metà Duemila, non c’era granché da fare. Le cose più interessanti venivano dagli States ed erano Black Dice, Lightning Bolt, Animal Collective. Per Swim è stato diverso. L’album parlava di stare a Londra eccitato dalla club culture, dall’incontrare James Holden, Floating Points, Joy Orbison, Pearson Sound e tutti i ragazzi della Hessle Audio. Anche Daphni è venuto fuori da queste esperienze

Caribou_by_Jason_Evans

Interessante, inoltre, la prospettiva con la quale Snaith, da sempre, osserva la cultura dance. “Non bevo e non assumo droghe – dice al giornalista – ho un amico matematico e io sono un ex studente di matematica. Un giorno lui mi fa ‘Dan vado al Fabric alle 6 di domani a vedere Ricardo Villalobos suonare’, che, tradotto, significa ‘mi sveglio alle 5.30 e vado diretto al club’“. “Lo abbiamo fatto veramente – continua divertito – siamo arrivati lì e ci siamo immersi nella musica godendo un’esperienza totalmente differente dagli altri, credo“.

Caribou è anche molto consapevole di frequentare una scena dove l’età media dei partecipanti è decisamente più bassa della sua (“In questi anni sono stato al Plastic People un sacco di volte, è sempre bello sia che suoni o semplicemente ci vai con gli amici. Sono totalmente conscio del fatto che sono 15 anni più vecchio della maggior parte delle persone che lo frequenta, ma non mi importa granché“), oltre ad essere attento a misurare le sue serate come dj (“ho tagliato un po’ il carico di serate lato dj set per un motivo molto pratico: perdo la voce. Se sono fuori per club parlando con gli amici sopra la musica, questo compromette la riuscita dello show di Caribou del giorno dopo“).

In pratica Swim, contrariamente ai dischi precedenti, improntati sull’idea di fare qualcosa di molto sixties, è un disco che parla di Dan Snaith, della sua vita e del suo presente (“volevo essere contemporaneo – ammette – sentivo che era un disco piuttosto strano ma si è connesso alla gente in qualche modo“), e così Daphni, che è nato come progetto di musica per i suoi dj set, e si è trasformato nell’alias per fare che più gli piace ora, la dance. Un aspetto quest’ultimo che chiaramente ha influenzato il nuovo album, Our Love, disco che della prova precedente amplifica il minimalismo, e lo spazio in generale, senza rinunciare a un ventaglio di influenze house e r’n’b come abbiamo avuto modo d’ascoltare nel milionario singolo (nel senso di click su Soundcloud) Can’t Do Without You.”

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“[Our Love] E’ come un album fotografico della mia vita” che punta alla semplicità, rimarca Dan che, nel frattempo, è diventato padre di una bambina che ha cambiato completamente i suoi ritmi di vita ed anche i suoi obiettivi (“tutto ciò che devo fare, o scrivere, è qui. Non spendo più un sacco di tempo a assicurarmi di separare me stesso dalle cose o entrare nel mio piccolo mondo sonico“).

Trattato nella conversazione anche l’argomento ospiti, entrambi – accidentalmente? – canadesi: Owen Pallett, intervistato anche su queste colonne di recente, ha contribuito al violino, mentre Jessy Lanza, del giro Hyperdub, è ospite nel brano Second Chance. “Conosco Owen da 12 anni e abbiamo anche abitato assieme, mentre Jessy viene dalla mia stessa città e l’ho conosciuta tramite Jeremy dei Junior Boys. Conosco tra l’altro il suo disco da prima che uscisse e quando l’ho sentito per la prima volta ho esclamato ‘vorrei veramente collaborare con lei’. Con Owen il rapporto è particolare, vede le cose da una prospettiva diversa dalla mia. Lui lavora sulla musica come se componesse una colonna sonora. Mentre facevamo un pezzo assieme come Daphni e Owen Pallett, io jammavo e lui scriveva note. E’ buffo. Non conosco nessun altro musicista proveniente dal mondo classico“. Ospite occulto del lavoro è, come al solito, Kieran Hebden, ovvero Four Tet, amico fraterno ma anche primo consigliere di Dan. Nell’album ha contribuito sia per quanto riguarda il mix, che il mastering, fornendo molti preziosi consigli (quando Hebden finisce un lavoro i ruoli si ribaltano, specifica anche in questa intervista).

Da pochi giorni, Caribou, sotto l’alias Daphni, ha remixato la sua Our Love dandogli un vibe house-electro-acid, con tanto di basso 303 pronto per il dancefloor. Di seguito l’ascolto.

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15 Settembre 2014 di Edoardo Bridda
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Our Love
ott
06
2014

Caribou

Our Love

  • Can't Do Without You
  • Silver
  • All I Ever Need
  • Our Love
  • Dive
  • Second Chance
  • Julia Brightly
  • Mars
  • Back Home
  • Your Love Will Set You Free
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