“Yellow”. 26 giugno 2000, l’alba malinconica dei Coldplay con Chris Mart...

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Il 26 giugno 2000 i Coldplay pubblicavano il singolo Yellow, secondo estratto dal loro esordio discografico Parachutes dopo il precedente Shiver ed esplodevano letteralmente come fenomeno musicale dapprima nel Regno Unito e successivamente in tutta Europa: merito di un battage pubblicitario fittissimo e, ovviamente, del videoclip ufficiale del secondo singolo, che a vent’anni di distanza è entrato di diritto nell’immaginario collettivo, nel cuore degli appassionati della band, e si è impresso persino nella mente dei detrattori del gruppo (merito della martellante rotazione sui canali di MTV che a inizio Duemila viveva ancora un periodo d’oro).

Al di là delle varie interpretazioni del testo (tra chi ritiene sia una celebrazione angelica della donna amata e del relativo paragone di lei con le stelle del firmamento e chi invece la interpreta come un grido disperato contro la terribile malattia dell’anoressia, con il giallo che andrebbe a configurarsi con la colorazione delle pelle), Yellow è probabilmente – insieme a Don’t Panic, Trouble e Everything’s Not Lost – il brano più rappresentativo della prima parte di carriera della band di Chris Martin, fatta di venature esplicitamente pop, ma con al loro interno un cuore pulsante di una malinconia rara e dolorosa (sentimento che poi verrà portato alle estreme conseguenze nell’album successivo, A Rush of Blood to the Head).

Chi ha vissuto in pieno i Duemila, non avrà evitato in nessun modo il videoclip di Yellow, proposto praticamente a cadenza oraria da MTV e colonna sonora anche degli anni successivi alla sua pubblicazione. Nel video, diretto da James e Alex di The Artists Company, inizialmente avremmo dovuto ammirare la band al completo, ma il giorno delle riprese tutti si recarono al funerale della madre del batterista Will Champion, con la sola eccezione di Martin, che invece rimase nella location Studland Bay, vicino a Swanage nel Dorset, per girare il filmato.

Dalla struttura minimalista, il videoclip vede Martin camminare sulla spiaggia poco prima dell’alba mentre canta il brano. La peculiarità sta nel metodo di ripresa di quest’ultimo: il frontman, infatti, cantò il testo a una velocità doppia del normale poiché il video fu girato in presa diretta e a 50 fotogrammi al secondo (ovvero il doppio della velocità di una normale pellicola cinematografica); il tutto fu poi rallentato (slow-motion) in modo che le movenze della sua bocca e delle parole combaciassero con il montato (tecnica che poi verrà ripetuta anni dopo per il clip di Fix You). Abbigliato con il suo impermeabile (un K-Way) dal quale deduciamo che ha appena smesso di piovere, Chris Martin viene verso la macchina da presa, con la tonalità della fotografia che lentamente passa dal blu, al rosso, al definitivo giallo, in modo tale da simulare il passaggio dalla notte all’alba nel tempo della canzone (passaggio effettuato in post-produzione). Per il look generale del video, l’ispirazione principale furono le scene in acqua del film Lo squalo di Steven Spileberg.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a The Cure, Nick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.

di Davide Cantire

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