Le poteste a sostegno del Balck Lives Matter, esplose in tutto il mondo a seguito dell’omicidio di George Floyd, stanno diffondendo una nuova presa di coscienza globale sul problema del razzismo. La discussione, sostenuta con forza dalla società civile e nondimeno da molte personalità della musica e dello spettacolo, sta provocando dei reali cambiamenti di prospettiva sul tema. Tra questi, la scelta di Derek Birkett di cambiare logo e nome della sua One Little Indian Records (casa di Björk, Sugarcubes, Olga Bell, Cody Chesnutt e altri) che, nel rispetto di tutte le minoranze, da ora in poi si chiamerà “One Little Independent Records”.
Birket, che militò negli anni ’80 nell’anarco-punk band dei Flux Of Pink Indians fondando in seguito l’etichetta nel 1985, ha diffuso in una nota i motivi della decisione presa, arrivata – parole sue – dopo aver ricevuto una rivelatoria lettera di un fan dei Crass: «Mi sono sentito allo stesso tempo inorridito e grato per avermi fatto capire cosa deve essere cambiato». «Voglio scusarmi senza riserve con chiunque sia stato offeso per il nome e il logo – ha continuato spiegando la sua ispirazione originale per il nome e la decisione di cambiarlo – ora riconosco che entrambi contribuiscono al razzismo e che avrei dovuto affrontare la questione molto, molto tempo fa».
Birkett scrive anche che sta facendo donazioni a nome della label a organizzazioni benefiche, quali Honoring Indigenous Peoples Charitable Corporation e Association on American Indian Affairs: «È mio dovere prendermi la responsabilità dei miei errori, ho ancora molto più lavoro da fare e tanto da imparare».
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Riguardo alle vicende di Minneapolis, su SA potete leggere l’articolo di Beatrice Pagni Fine pena mai. L’America di George Floyd è l’America di Marvin Gaye, e notizie sul sostegno dato al Black Lives Matter da Massive Attack e dal famoso street artist Banksy, nonché le ultime prese di posizione di Billie Eilish, Spike Lee e Victor Willis dei Village People.