Migliori album 2018. La classifica di NPR

Sulla scia all'ultima stagione di House Of Cards anche la classifica di NPR radicalizza il discorso attorno al #metoo eppure questa TOP che mette 10 donne in testa a tutto, al netto delle critiche che si possono muovere a scelte come questa, ha un suo perché estetico-musicale

Su SA trovate le classifiche personali di Riccardo Zagaglia e Stefano Solventi un’analisi di quelle pubblicate da altre testate come COS e Quietus.

NPR sta per National Public Radio ed è un’organizzazione indipendente no-profit che comprende la bellezza di 900 stazioni radio sul territorio statunitense, ma è anche una realtà specifica che produce programmi radiofonici, podcast e non ultimi, articoli d’informazione e cultura. Da noi è nota soprattutto per la rubrica “First Listen”, pubblicata settimanalmente sull’omonimo portale, dove ogni settimana, e in anteprima esclusiva (spesso mondiale), vengono condivisi per lo streaming selezionate uscite discografiche indipendenti, corredate da competenti e appassionati articoli scritti dalla redazione e dal numeroso staff. C’è una certa curatela nel gestire l’intero progetto, una realtà che può vantare una grande popolarità presso l’audience americana sia a livello di broadcast (37.7 milioni di ascoltatori settimanali), sia sul profilo dei sempre più popolari podcast (20.4 milioni di accessi unici al mese e 103.1 milioni se consideriamo stream e download a livello mondiale). Basti pensare che il solo portale web registra più di 41 milioni di visite mensili. Sono cifre davvero impressionanti per una organizzazione che si presenta come «rigorosa nel riportare le notizie e imbattibile nella narrativa sul presente», e questa è una necessaria premessa per evidenziare la potenza di tiro e l’influenza che anche una chart di fine anno firmata da NPR può avere.

Se già dalla TOP 50 di COS avevamo capito che il #metoo negli USA era ben più di una delle variabili in gioco, e più di un’ondata moralizzatrice, qui arriviamo alla radicalizzazione del concetto: le prime 10 posizioni nella classifica della no-profit sono occupate tutte da donne, e sono donne perlopiù residenti negli States: fanno dell’art pop un po’ futurista (Janelle Monáe) e un po’ più essenziale (Mitski), del gansta rap aggiornato trap ma pur sempre molto NY (Cardi B), del country pop radiofonico con il dono della sintesi (Kacey Musgraves, che abbiamo trovato spesso nelle chart USA), dell’indie folk con aperture rock (Lucy Dacus) così come, all’opposto, del luccicante e sintetico pop dai rimandi 80s (Robyn) o del flamenco a sua volta aggiornato r’n’b e trap (Rosalía), o magari dell’r’n’b contemporanea giocata con “swag latina” (Kali Uchis) o declinata hi-tech (Tierra Whack) e casual jazz (Noname). Insomma, una Top 10 che salta a piè pari le (ormai del tutto abdicate) disquisizioni da “critica musicale” per mettere sul piatto una dominante che è di fatto una scelta di campo. Parafrasando ciò che affermava Bonaiuti a proposito della line up del Primavera Sound 2019: siamo «sicuri-sicuri che la parità assoluta, sicura, contata [o come in questo caso un vero e proprio ribaltamento stile House of Cards ultima stagione] corrisponda automaticamente a un surplus valoriale in termini di qualità della proposta? Certo, nella classifica di NPR non mancano gli eroi elogiati dalla “vecchia guardia”: i Low di Double Negative li troviamo al 17° posto, Courtney Barnett con Tell Me How You Really Feel è al 16° e pure un nome che si spende bene sia al di qua che al di la degli steccati di questo o quell’hype come Kamasi Washington (Heaven And Earth) si piazza decentemente (18° posto). Ma è comunque evidente che questi nomi, tutti sintonizzati tra l’11ª e la 20ª posizione (la seconda videata) siano di fatto delle seconde scelte. Seconde rispetto ad una scelta politica che ha inequivocabilmente lo scopo di dare un segnale forte all’America delle armi, del petrolio, dei muri, del sessismo e della violenza che il Trump post-mid term sintetizza e rappresenta. Tutto giusto, ma la domanda, retorica quanto si vuole, rimane: passata l’urgenza/moda/convenienza/necessità/speculazione di sbandierare e dimostrarsi parte del carrozzone che elogia l’opera delle donne in tutte le arti e mestieri, si tornerà come al “prima e più di prima” o si saranno poste le basi per un “new normal”, come direbbero quelli del Primavera?

Scorrendo brevemente le posizioni rimaste, ovvero quelle dalla 30ª alla 50ª, troviamo una classifica piuttosto americanocentrica ma decisamente varia: i Thou, ovvero la sludge-doom band della Louisiana proposta dalla Sacred Bones (Magus), si piazzano al 43° posto, quei tarantiniani funky dei Khruangbin dal Texas al 25° (Con todo el mundo), il ritorno dei 90s da cameretta che sempre negli USA è un fenomeno noto e accreditato, sta in fondo alla chart con i nomi di Beths (Future Me Hates Me) e Snail Mail (Lush); eppoi c’è tutta una trasversale selezione di classiche, jazz moderno e minimalismi vari (Christian Tetzlaff, Boston Symphony Orchestra & Andris Nelsons, Ólafur Arnalds, Makaya McCraven…) che relegano il mondo dell’Hip Hop (Saba, Travis Scott, Vince Staples, Leikeli47) a una delle diverse anime di questa classifica che, pure nelle sue scelte più giovanili e giovaniliste, conserva un taglio adult oltre che pro-donne. Da qui la considerazione ma non l’esaltazione – come è accaduto dalle parti di COS – per dischi rotondamente pop come quelli di Ariana Grande (22° posto per Sweetener) e Christine And The Queens (21° per Chris), anche loro tra le “seconde scelte”.

Tracklist