Recensioni

7.2

Dall’ipnotica Shadow  sul palco del Bang Bang Bar, ovvero il Rodhouse in Twin Peaks: The Return, alle prove ambient da solista di Johnny Jewel, inclusa la traccia jazzy Windswep usata sempre da David Lynch nella già citata terza stagione di Twin Peaks. Nell’ultimo lustro la presenza della band statunitense è stata più incorporea che altro, tolto l’EP Camera dello scorso anno. Una band che è divenuta piccolo culto ma che dall’annuncio nel 2014 del suo nuovo album di studio, quel Dear Tommy ormai utopico al pari di uno Smile del terzo millennio, non ha mai fatto seguire azioni concrete. Shadow avrebbe dovuto in teoria essere contenuta proprio in Dear Tommy, assieme alle altre canzoni anticipate qui e là: In Films, Just Like You, I Can Never Be Myself When You’re Around e la stessa Dear Tommy. Nel 2016, a quanto pare, Jewel ha distrutto tutte le copie di Dear Tommy, a causa della morte sfiorata durante una nuotata alle Hawaii, mettendosi a ri-registrarlo da capo.

Poi, il 1 ottobre 2019, è stata riannunciata a sorpresa l’uscita dell’atteso sesto album. No, aspettate, del settimo! Come suggerito dal numero riportato sull’artwork di copertina, degno di una pellicola del Dario Argento dei primi anni 70. Perché l’album pubblicato il 2 ottobre 2019 si intitola Closer To Grey e non va a sostituire Dear Tommy, bensì ad anticiparlo seppur essendogli successivo. I Chromatics sono entrati in un labirinto del tempo, proprio come Dale Cooper e Diane Evans.

Passiamo all’aspetto più importante, cioè ai dodici brani realmente contenuti nel disco, bolla dream pop rosso sangue. L’apertura è da pelle d’oca: la puntina sul vinile e il ticchettio via via incalzante degli orologi – un leitmotiv per Jewel e soci – fanno da preludio a una riuscita cover di The Sound Of Silence di Simon & Garfunkel. Qui più incisiva che altrove, dato che l’incisività non è esattamente il suo forte, la vocalist Ruth Radelet si pone al microfono in versione Nico: «Hello darkness, my old friend / I’ve come to talk with you again». Non ci potrebbe essere migliore introduzione per un ritorno a lungo vagheggiato. Parliamo d’altronde di gente abituata ad appropriarsi del repertorio di Neil Young, Kate Bush o Cyndi Lauper, indistintamente. L’altra rilettura in scaletta è On The Wall dei Jesus And Mary Chain, dilatata oltre gli otto minuti di durata, a ricordare il legame – in passato più accentuato – con un fosco retroterra shoegaze, la tendenza a guardarsi le scarpe mentre la testa si vaporizza in pensieri cinematici: «I’m like the clock / On the wall». Ogni cosa al suo posto.

Closer To Grey  è il settimo lavoro dei Chromatics, dicevamo, ma di loro si è iniziato a parlare sul serio soltanto con Night Drive e il precedente Kill For Love. Tra cambi di line up, testacoda stilistici e side-project, la vicenda ha preso a girare per il verso giusto grazie all’inserimento di Tick Of The Clock in Drive, il film di Nicolas Winding Refn che ha illuminato il 2011 in celluloide. Closer To Grey esce a sette anni dall’articolato Kill For Love, che giungeva ad apprezzabili vette con episodi come Back From The Grave o Lady. Veniamo a oggi: i dieci nuovi pezzi autografi spingono in direzione maggiormente synthpop, quella appresa dai vari Depeche Mode e New Order, allontanandosi in parte dalle influenze post-punk e new wave. Si tratta di una forma-canzone a metà tra le melodie sognanti dei Beach House – modello ineguagliabile post-4AD – e l’indie elettronica dei The xx. Una forma-canzone ballabile, notturna e vagamente psych, che può tingere di nero i Groove Armada (You’re No Good), oppure riallacciarsi ai singoloni dark degli anni 80 con la title track – dalla lunga gestazione, se era apparsa in diversa foggia nel 2015 – e Twist The Knife, con approccio alla Boy Harsher, serrate scansioni sintetiche e refrain catchy. Ci sono momenti intimisti: Move A Mountain, a un passo dal folk moderno, e Wishing Well, ballad alla Soap&Skin benevola che si ricollega in chiusura all’inizio del disco.

Dovessimo indicare i numeri più interessanti del lotto, sceglieremmo una Light As A Feather dove la malinconia è sinonimo di narcosi, Touch Red – che si elettrifica poco a poco, trasformandosi in coda chitarristica, trasportando gli Air in un incubo spacey – e una Whispers In The Hall che  incrocia i temi di John Carpenter e la glacialità dei These New Puritans. Interamente strumentale è invece la concisa Through The Looking Glass, a base di corde pizzicate a mano e riverberi digitali. Il filone horror è ripreso dall’altro (semi)-strumentale presente all’appello, Love Theme From Closer To Grey – più suspiriano che in corrispondenza di amorosi sensi. Meno conturbanti, forse più accomodanti, i Chromatics restano comunque molto bravi nel dosare cupezza e orecchiabilità. I dettagli di arrangiamento valorizzano Closer To Grey e le sue atmosfere, probabilmente anche in virtù dell’attività di Jewel nel campo delle colonne sonore. In fondo, Closer To Grey è esattamente questo: la nuova colonna sonora della saga Chromatics.

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