Twin Peaks: The Return

“Twin Peaks”. Guida alla colonna sonora di “The Return”

Ad oltre una settimana dalla messa in onda dell’enigmatico e suggestivo finale, è giusto affermare che Twin Peaks: The Return rimarrà un unicum nel panorama televisivo attuale, nonché uno dei prodotti migliori e più genuini di questa annata. Il merito è senza dubbio del talento visionario e geniale di David Lynch, così come della sicurezza nella struttura di una narrazione seriale figlia dell’esperienza di Mark Frost. Al di là dei caratteri filosofico, onirico e trascendentale che hanno plasmato i discorsi degli appassionati su trama e qualità visiva della serie, The Return rimarrà nella memoria del pubblico anche per l’enorme quantità e qualità della musica messa in scena, sia per quanto riguarda la scelta stilistica di chiudere (quasi) ogni “Part” con un’esibizione dal vivo, sia per l’attenzione maniacale – e curata dallo stesso Lynch – dedicata agli effetti sonori, da sempre un comparto a cui l’autore di Velluto blu ha dedicato uno studio intenso.

Tutti i brani presenti nella serie revival sono stati inclusi nella raccolta Twin Peaks (Music from the Limited Event Series), uscita lo scorso 8 settembre e che potete ascoltare direttamente nella nostra pagina dedicata.

Chromatics – Shadow (“Part 1-2“)

La doppia premiere si apre con la nota band indie-rock, il cui gusto estetico e stilistico si sposa perfettamente con l’aura mistica e onirica della serie: un perfetto biglietto da visita per i nuovi spettatori, nonché un gancio affascinante e ipnotico per i vecchi appassionati. Il brano proposto è Shadow, singolo pubblicato dalla band di Ruth Radelet, Adam Miller, Nat Walker e Johnny Jewel nel 2015. La loro presenza nella serie non terminerà qui…

https://www.youtube.com/watch?v=8K_47fSG5HM

The Cactus Blossoms – Mississippi (“Part 3“)

A smorzare le atmosfere da incubo della cittadina di Twin Peaks ci pensano quasi subito i Cactus Blossoms; la loro Mississippi è capace di creato un intervallo necessario nella mente di uno spettatore frastornato, riportandolo indietro a quegli anni Cinquanta tipicamente americani e costantemente scolpiti in maniera idealistica da Lynch.

Au Revoir Simone – Lark (“Part 4“)

Irrompe nuovamente il dream-pop ricco di sintetizzatoi delle Au Revoir Simone, a proseguire una scia che – in toni certamente più estremi – è stata intrapresa dallo stesso autore nel corso della sua carriera da musicista (Crazy Clown Time, The Big Dream). Inoltre, Lynch e la band di Brooklyn hanno dei trascorsi: conosciutisi circa una decina d’anni fa, il regista ha pure prodotto un remix di un loro brano, ovvero Just Like a Tree. Come i Chromatics, anche le Au Revoir Simone torneranno al Bang Bang Bar nel corso della serie.

https://youtu.be/LfDnT8FvjFA

Trouble – Snake Eyes (“Part 5“)

Nel quinto episodio della stagione fa la sua comparsa il primo brano appositamente composto per la serie. Nelle fila degli Snake Eyes è possibile persino scorgere un certo Riley Lynch, figlio del regista. Gli altri due componenti sono Alex Zhang Hungtai (dei Dirty Beaches / Last Lizard) e Dean Hurley, fedele ingegnere del suono di Lynch. Il brano, dal ritmo assuefacente, si sposa in maniera naturale con la parte più depravata della serie, tanto che potrebbe essere una colonna sonora a se stante per i personaggi più infimi che popolano Twin Peaks. In precedenza, l’atmosfera à la “Velluto blu” era stata garantita anche dalla riproposizione di I Love How You Love Me delle Paris Sisters, in una scena già iconica.

https://www.youtube.com/watch?v=xAyP00S651E

Sharon Van Etten – Tarifa (“Part 6“)

I tragici eventi della Part 6 non potevano che culminare con l’opposta dolcezza della melodia e della voce di Sharon Van Etten – amica di vecchia data di Lynch (un po’ come tutti i musicisti che hanno preso parte alla serie evento), che qui ripropone la sua Tarifa, tratta dall’album del 2014 Are We There.

Nine Inch Nails – She’s Gone Away (“Part 8“)

La Part 8 ci riporta all’interno delle atmosfere alla Strade perdute. Merito della scarica di adrenalina garantita dai Nine Inch Nails di Trent Reznor e Atticus Ross che già avevano plasmato la soundtrack della pellicola del 1997. L’eco di quel “She’s Gone Away”, infine, non può che far tornare a galla vecchi incubi, quelli di una cittadina che venticinque anni prima si risvegliava priva di Laura Palmer. Il brano è tratto dal penultimo EP della band, Not the Actual Events.

Hudson Mohawke – Human (“Part 9“)

Nella puntata che vede la comparsa finale di Sky Ferreira, a salire sul palco del Bang Bang Bar è invece un altro pupillo del regista, il producer e DJ di Glasgow, Hudson Mohawke (il cui nome svetta dietro agli ultimi due lavori di ANOHNI). La sua Human è stata composta appositamente per la serie.

Au Revoir Simone – A Violent Yet Flammable World (“Part 9“)

La Part 9 vede anche il ritorno delle Au Revoir Simone, che stavolta rispolverano dal loro repertorio la sognante A Violent Yet Flammable World, tratta dall’album del 2007, The Bird of Music.

https://youtu.be/HfRPLbSyiSM

Moby e Rebecah Del Rio – No Stars (“Part 10“)

La decima parte vede sul palco del Bang Bang Bar due nomi legati indissolubilmente a David Lynch. Il primo è quello di Moby, per cui il regista aveva diretto il videoclip di Shot in the Back of the Head, tratto dall’album Wait for Me (2009); il secondo è quello di Rebecah Del Rio, che qui interpreta probabilmente lo stesso personaggio che compariva in Mulholland Drive, nel quale cantava Llorando (versione in spagnolo della Crying di Roy Orbison). In  questa puntata il pezzo proposto è No Stars, scritta dallo stesso Lynch insieme a John Neff.

Chromatics – Saturday (“Part 12“)

Dopo lo iato dell’unidicesima parte, si ricomincia ancora dalla band di Johnny Jewel, tornata sul palco di Twin Peaks per l’esecuzione di Saturday, versione strumentale del brano contenuto nell’album solista di Jewel, Windswept, uscito quasi in concomitanza con la messa in onda della serie su Showtime.

https://youtu.be/gImcsvtASQc

Lissie – Wild West (“Part 14“)

Dopo un altro iato – reso fluido dalla performance di James di Just You – per un’altra perfomance canora bisognerà attendere la Part 14, con quella che – a serie conclusa – risulta forse la più stonata del lotto, con un andamento e un’esecuzione talmente enfatizzata e dal chiaro gusto commerciale che mal si sposa con la carica emotiva della stagione, nonché con l’atmosfera da indie-club che aveva pervaso i locali del Bang Bang Bar.

Veils – Axolotl (“Part 15“)

A rimettere il gusto musicale sui binari giusti – a dimostrazione che quella di Lissie può essere annoverata come una svista lecita, un guilty pleasure necessario – ci pensano i Veils, i quali hanno modo di riproporre sul palco dell’immaginaria cittadina di Washington il singolo Axolotl, tratto dal loro ultimo album, Total Depravity, nomen omen data anche la piega dell’episodio, soprattutto nella sua parte conclusiva.

https://www.youtube.com/watch?v=9DTez_LIx7I

Eddie Vedder – Out of Sand (“Part 16“)

L’ultima delle composizioni originali della serie porta la firma di Eddie Vedder, con il frontman dei Pearl Jam a salire di persona sul palco del Bang Bang Bar per riproporne una sofferta versione in acustico, prima di lasciare quello stesso palco alla sua legittima proprietaria nell’episodio successivo.

https://youtu.be/wMSfp2lizW0

Julee Cruise – The World Spins (“Part 17“)

Non poteva chiudersi diversamente. Era scritto che tutto sarebbe finito proprio nel modo in cui è iniziato e che quindi Julee Cruise sarebbe tornata a cantare, a riproporre quella particolarissima versione della sua voce, sul palco che l’ha resa – nel bene e nel male – riconoscibile in tutto il mondo. La chiusa perfetta, prima del gran finale.