20 nomi di band e artisti da tenere d’occhio nel 2017

Dopo aver pubblicato l’editoriale con le considerazioni sull’anno che sta per concludersi, accompagnate dalle rispettive classifiche dei migliori album del 2016 stilate dalla redazione e dal nostro staff, siamo pronti a proiettarci nel 2017, e a passare in rassegna quelle che sembrano essere tra le più promettenti uscite discografiche. L’attenzione è ovviamente già focalizzata sulle pubblicazioni che riguardano i nomi più blasonati (Cloud Nothings, Flaming Lips, Bonobo, Run the Jewels, The XX, Japandroids, Elbow), ma anche (e, per certi versi, soprattutto) su artisti e band che con ogni probabilità nel prossimo anno solare riusciranno a far parlare di loro. Scorrendo il lungo listone che segue, troverete quindi i venti nomi di gruppi (italiani e non) che, nonostante possano avere all’attivo alcune piccole pubblicazioni, non sono ancora del tutto affermati nel panorama musicale. Artisti he crediamo possano lasciare un piacevole segno nel 2017.

Fade

Ancora una volta la Puglia si conferma fucina di talenti nella musica elettronica. Interessato ad un mood energico e ipnotico da dancefloor, Fade propone, a settembre 2016 per la milanese Beat Machine, Why Us, EP che, però, si dipana su varie sfumature, dal soul elettronico di James Blake al synth-pop ispirato ai Depeche Mode, passando per la techno minimalista dei primi Moderat. Il tarantino Francesco Bruno riesce a mediare tra i ritmi della cassa dritta e le atmosfere dreamy, inserendo a volte la sua voce soffusa e riverberata. Da lui si attendono conferme nel 2017. (Luigi Lupo)

Febueder

Trio di Ascot (zona Berkshire, a quaranta chilometri ad ovest di Londra) con attitudine sperimentale che muove da quel sostrato esotico, rivisto e semplificato, a metà strada tra i primi Glass Animals e Alt-j, i Febueder (parola di cui i ragazzi ci indicano la giusta pronuncia: «Bermuda with and F. As in Bermuda Triangle. Febueder») sviluppano nei loro primi lavori una mescola di sample, atmosfere tropicali, tribalismi e momenti indie alla Vampire Weekend. Dopo un singolo, To Some To Some, nel 2012 seguono i due EP, Soap Carv (2013) e Lilac Lane (2014). Il loro esordio sulla lunga distanza è fissato per il 2017; non ci sono al momento anticipazioni ma, per quanto fatto finora, tocca tenerli d’occhio. (Fernando Rennis)

Giungla

È stata frontwoman negli Heike Has The Giggles, è stata bassista di His Clancyness. Emanuela Drei, con il battagliero alias Giungla, ha esordito nei panni solistici nel 2016, con l’EP Camo – prodotto da Federico Dragogna e pubblicato in vinile da Factory Flaws. Appena quattro brani ma già molto convincenti, per un mix di energico indie rock, melodie pop ed elettronica. Segnalazioni su NME e tanti concerti in perfetta solitudine, a rimarcare la padronanza strumentale con la chitarra elettrica e non solo, incluse le apparizioni a importanti festival internazionali come SXSW. In attesa del primo album, il futuro è senz’altro in ascesa. (Elena Raugei)

Gomma

Don’t believe the hype, si era soliti ripetere in certi ambienti qualche anno fa. Se non proprio crederci, quanto meno provare a non abboccare. Con i casertani Gomma il rischio di scivolarci in quell’hype delirante è davvero molto alto. Bravura del quartetto, ovviamente, che nei brani finora pubblicati Elefanti, Aprile e Sottovuoto, è già riuscito a tratteggiare un immaginario urbano, underground e “adolescenziale” che arriva dritto a chi da quel mondo non è mai riuscito a slegarsi. Per questo Toska, un condensato di suoni punk-emo-rock, potrebbe rivelarsi a tutti gli effetti la prima grande sorpresa made in Italy del 2017. (Marco Frattaruolo)

Hoops

Nel 2017 gli Hoops avranno il grande merito di tenere acceso il fuoco di quel guitar-pop che cinque anni prima ha marchiato a fuoco l’era hipster attraverso le produzioni targate Captured Tracks e il jangle-pop malinconico/nostalgico dei Real Estate. Di buone architetture pop e di melodie agrodolci non si è mai troppo sazi e, come ha già dimostrato con l’omonimo EP, la band di Bloomington (Indiana) ha la pop song nel sangue. Su tutte Cool 2  – un piccolo manifesto Tatum-iano di appena due minuti – e Give It Time, con la sua chitarra dreamy a scandire interessanti cambi di tempo. (Riccardo Zagaglia)

Inude

Non è difficile cogliere in nomi come Moderat, Apparat o James Blake le influenze del duo salentino, Inude. Ma Giacomo Greco e Flavio Paglialunga fanno sì che tali progetti siano solo ispirazione per creare un prodotto soul/pop elettronico originale, personale e intenso. Il loro ultimo EP uscito ad agosto 2016, Love is In The Eyes of The Animal, dimostra un lavoro raffinato sui synth, e una ricerca curata su melodie, testi e voci. Quattro tracce, in attesa di un esordio lungo con cui il duo farà parlare di sé nel nuovo anno. (Luigi Lupo)

Isaac Gracie

Poco più che ventenne, l’inglese Isaac Gracie sembra già proiettato verso una fama trasversale: la sua vena cantautorale può trovare consensi sia tra gli appassionati del folk intimista, sia tra i casual-listener meno esigenti. Canzoni profonde e crude, adatte tanto a contesti minimali quanto ad abbracci collettivi con accendino al vento. Alle spalle l’EP Songs From My Bedroom, descritto in sede di recensione come «il biglietto da visita di un cantautore che per il momento non cerca forzatamente il successo (nessuna sonorità cool, nessun motivetto becero e nessun revivalismo), ma che piuttosto rischia di trovarlo grazie ad un’innata capacità di suonare onestamente immediato senza stancare già al terzo ascolto». (Riccardo Zagaglia)

Joan Thiele

Nata in Italia da padre svizzero-colombiano e madre italiana, la cantautrice venticinquenne Alessandra (a.k.a. Joan Thiele) ha sempre vissuto in giro per il mondo, in Sud America, a Londra, a Milano, assorbendo tradizioni e approcci alla musica molto diversi. Il 2016 è stato un anno fortunato per l’EP omonimo d’esordio: canzoni pop (Save Me, You&I), con sprazzi di elettronica (Cup Of Coffee) mescolata al soul (Heartbeat, Rainbow), tra cui anche una cover di Lauryn Hill, Lost Ones. Nei live, la Thiele è accompagnata dalla band siciliana ETNA, con cui realizza video girati su un vagone del treno o su furgoncini, che attirano la curiosità social. Per le sonorità dal respiro internazionale, Joan potrebbe avere molta fortuna soprattutto fuori dall’Italia, discorso che potremmo fare anche per Birthh o Wrongonyou, figli della stessa tendenza esterofila. (Ilaria Nacci)

Lauren Auder

Noisey, con lo stile accattivante che da sempre lo contraddistingue, lo ha definito «il genio musicale del futuro che ti farà sentire in colpa per essere vecchio», mentre altri lo hanno paragonato all’enfant prodige albionico Archy Marshall (aka King Krule, Zoo Kid, JD Sports). Dal canto suo, Auder, 18enne cresciuto nella provincia francese, sembra far tesoro di tutti gli accostamenti, modellando un sound etereo e suburbano su cui riversare la sua voce grezza e a tratti cacofonica. Con un’EP all’attivo pubblicato nel 2015, intitolato Equus e ascoltabile sul profilo Bandcamp ufficiale, Auder nel 2016 si appresta a fare il grande salto. Chissà se sarà veramente in grado di farci sentire dei vecchietti imbolsiti. (Marco Frattaruolo)

Loyle Carner

Arriva dritto dal sud di Londra Benjamin Coyle-Larner, meglio conosciuto come Loyle Carner, giovane rapper già capace, con l’EP d’esordio intitolato A Little Late dato alle stampe nel 2014, di attrarre l’attenzione degli addetti ai lavori. Con la faccia da bravo ragazzo, sporcata soltanto da una fitta pioggia di lentiggini, Carner riversa sulle basi hip-hop dal piacevole retrogusto jazzato strofe che ritraggono la sua vita quotidiana senza lasciarsi trascinare dai classici stereotipi rap. The Isle Of Arran e Stars & Shade, primi due singoli estratti dal full-length di debutto, Yesterday’s Gone, in uscita il 20 gennaio 2017 via Caroline/Universal, in tal senso continuano a far ben sperare. Finger crossed, mates! (Marco Frattaruolo)

Maggie Rogers

Considerare Maggie Rogers una vera e propria novità può essere errato. Con all’attivo due album di musica folk dati alle stampe tra il 2012 e il 2014 (The Echo e Blood Bullet), la ventiduenne cresciuta in una fattoria del Maryland, trasferitasi a Parigi e poi tornata a New York per studiare musica, avrebbe (verosimilmente) già dovuto fare il botto. Invece tre anni di blocco della scrittrice ne avevano bloccato il processo artistico. Fino a quando la cantautrice americana, in soli quindici minuti, è riuscita a dare forma ad Alaska, singolo che anticipa il prossimo EP in uscita a febbraio, capace di fare “innamorare” letteralmente niente meno che un re del pop di nome Pharrell Williams. Che sia il momento del grande, definitivo passo? (Marco Frattaruolo)

Matteo Vallicelli

Un curriculum niente male, tra band punk e militanza come batterista nella line up live di The Soft Moon e Death Index. Trasferitosi da tempo da Roma a una Berlino che ha fatto inevitabilmente sentire i suoi influssi elettronici, Matteo Vallicelli amplifica il suo feeling internazionale debuttando in proprio, il prossimo febbraio, su etichetta Captured Tracks. Il titolo del suo esordio da solista? Primo, ovviamente. I brani, curiosamente dai titoli in lingua italiana, saranno strumentali a base di sintetizzatori e drum machine, realizzati in completa autarchia (e, ironia della sorte, privi di tradizionali elementi percussivi). In programma anche un tour come opening act di Trentemøller. (Elena Raugei)

MUNA

Los Angeles è la cornice perfetta per il sound delle MUNA, girl-band alle prese con un synth-pop radiofonico ma intelligente. La voce di Katie Gavin è influenzata dalle modulazioni di Imogen Heap e dalle melodie spezzate di scuola Caroline Polachek (Chairlift), ma le composizioni suonano incredibilmente catchy senza bisogno di particolari sovrastrutture. Pop song che si fanno portavoci di una freschezza che incontra le dinamiche delle Haim o dei The 1975 (vedi Loudspeaker EP pubblicato qualche mese fa), tagliate però con un retrogusto vagamente nostalgico dal sapore USA 80s/90s. (Riccardo Zagaglia)

Pumarosa

Liberi da stereotipi e da mode passeggere, gli inglesi Pumarosa sono una delle schegge impazzite più concrete dell’attuale panorama pop-rock. Il loro art rock austero non disdegna la sperimentazione, ma tiene costantemente lo sguardo puntato su composizioni che ruotano attorno a melodia e ritmo. Il loro omonimo EP è esemplare e contiene tre piccoli gioielli: Priestess e le sue ripartenze dance-rock, Cecile e i suoi richiami alla New York arty e Honey, brano più ordinario ma scritto e suonato con grande gusto. (Riccardo Zagaglia)

Serpentwithfeet

Josiah Wise, in arte Serpentwithfeet, rappresenta un’apertura nel solco dell’R&B classico per l’etichetta di Robin Carolan, la Tri Angle. Nato a Baltimora, il musicista dal timbro vocale androgino è attualmente attivo nell’underground gospel queer e in un pop/R&B colmo di personale e delicata interpretazione, ma allo stesso tempo sofferta e autentica. Il suo EP di debutto, intitolato blisters e pubblicato il 2 settembre 2016, vede anche la partecipazione in sede di produzione di Haxan Cloak. (Ilaria Nacci)

Solki

Trio toscano che unisce Serena Altavilla (Baby Blue/Blue Willa, La Band del Brasiliano, Calibro 35, Mariposa), Alessandro Gambassi (Topsy The Great, Vacantze) e Lorenzo Maffucci (Mangiacassette, Baby Blue/Blue Willa, BettiBarsantini, Tribuna Ludu e molte altre collaborazioni). I Solki avevano esordito con Sleeper Grele, uscito a fine 2014 per l’etichetta indipendente Ibexhouse gestita dallo stesso Maffucci in compagnia di Alessandro Fiori. Proprio quest’ultimo è il produttore dell’imminente secondo album di studio. La miglior voce italiana, due chitarre elettriche e una batteria. Punk-rock viscerale, urticante, irregolare, sghembo e surreale. (Elena Raugei)

Terror Jr

In pochi rappresentano l’here&now del pop più disimpegnato meglio dei Terror Jr. Abbiamo l’alone di mistero sull’identità della cantante, una dialettica a metà strada tra hip hop e social network addicted, un motto ben preciso ed identitario e, soprattutto, soluzioni musicali che macinano l’attuale senza nessun timore reverenziale, tra autotune sfacciato e beat che prendono un po’ dalla trap, un po’ dalla bubblegum bass, un po’ dal glitch-pop e un po’ dalle produzioni dance-pop che invadono costantemente le charts di Spotify. Gli artefici principali sono i producer Felix Snow e Campa (non a caso non siamo troppo distanti dal sound di Kiiara) e la vocalist Lisa Terror. Alle spalle uno degli EP più freschi della scorsa stagione: Bop City. (Riccardo Zagaglia)

Wrongonyou

In giro già da qualche anno, Wrongonyou (pseudonimo di Marco Zitelli) pubblica il suo primo EP, The Mountain Man, nel novembre 2016. Il giovane musicista romano, classe 1990, si rifà ad atmosfere indie-folk à la Bon Iver, mescolando chitarre ed elettronica d’atmosfera e immergendo la sua produzione in un clima nord-americano fatto di boschi, montagne e passeggiate sulla riva di un lago ghiacciato. La scrittura dei testi in inglese, diretta e sincera, conferisce un aspetto ancora più internazionale alle sue canzoni, che hanno tutte le carte per affermarsi nel panorama musicale attuale, non solo italiano. (Ilaria Nacci)

Yombe

Un duo di nazionalità italiana ma di respiro internazionale, composto da due ex membri dei Fitness Forever: il musicista e producer Alfredo Maddaluno e la cantautrice Cyen. Con l’omonimo EP di debutto, un mix armonico e ben congegnato tra pop, new soul e R&B, gli Yombe hanno ottenuto ottimi riscontri da numerosi media musicali, sia italiani che internazionali, arrivando a firmare un contratto discografico con Carosello Records. Non facciamo altro che ribadire quanto scritto da Luca Roncoroni in sede di recensione: «sicuramente da tenere monitorati». (Federica Carlino)

Zak Abel

Un londinese ventenne, pianista e chitarrista autodidatta, con una voce riconoscibile e assolutamente meritevole di attenzione da parte del pubblico italiano, la stessa che gli è stata rivolta da artisti del calibro di Kaytranada, Wookie e Gorgon City. Reduce dalla pubblicazione di un EP intitolato One Hand On The Future, una raccolta di sette canzoni che spaziano tra funk, dance e soul, l’anno prossimo darà alle stampe il suo album di debutto, A Love Electric, di cui è già possibile ascoltare gli estratti Unstable e Everybody Needs Love. (Federica Carlino)

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