Plancton è stato uno degli album più apprezzati del 2016 in virtù di un lavoro di cesellamento e raffinazione della materia sonora, latamente cantautorale, che Alessandro Fiori porta avanti da anni e sotto varie forme. Così anche questo nuovo appuntamento con le classifiche degli altri, dopo quelle che hanno visto protagonisti Teardo, OvO e Populous, ci dà la possibilità di decrittare un percorso, scoprire (eventuali) influenze e gusti, ricomporre attraverso un mosaico di ascolti una personalità autoriale di primo livello. Varia, eterogenea, stimolante esattamente com’è la costellazione di riferimenti del proprio autore (foto di Graziano Staino).
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2001 Odissea nello spazio con molta anfetamina. Tornavo da Audioglobe (Simone Rossi è uno dei miei pusher di musica preferiti) e mi sono sparato il disco per la prima volta, tutto d’un fiato. Mi da noia quando scrivo e mi stanno alle spalle. Quando scrivo è come se giocassi a biliardo. La 15, A Better Place, è una delle mie canzoni preferite dell’anno. E gli intarsi di gospel nei paesaggi sintetici, semplificati, privati del tempo dal mitragliatore vocale… un disco sorprendente.
Giovanni Ferrario Alliance – Places Names Numbers
Il ritorno di Giovanni Ferrario sulle scene mi riempie di gioia. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con i provini di questi pezzi prima che fossero collaudati per l’uscita, e la loro carica psichedelica era già esplosiva. Che scrittura!!! Un plauso alla We Were Never Being Boring che ci ha fatto questo splendido regalo.
Tasto Esc – Ignorhead
Ignorhead è un disco anarchico e dottorale. Il movimento Cobra faccia a faccia con l’elettronica. Lezioni sull’assemblaggio impossibile, sull’autoipnosi per stratificazioni di pannelli autosufficienti, sulla lobotomia in musica. Nel disco si rincorrono paesaggi alla Alberto Garutti e impasti timbrici sempre spaesati grazie anche all’utilizzo di home made circuits, feedback mixer, theremincello, neon light, tube television, damage tapes, damage radio…
Saul Williams – MartyrLoserKing
Libertà e urgenza espressiva messe a disposizione di un paroliere fuori dal comune. Reminiscenze dei Clouddead. Ringrazio Fabio e Marie per aver fatto rotolare questo vinile nel mio giradischi.
Questo disco, consigliatomi da Max dell’Antica Osteria del Fico, mi ha conquistato lentamente. Lo trovavo inizialmente debole e vuoto, poi mi sono trovato solo e si è messo tra me e l’inverno rassicurandomi. Adoro caricare la stufa, far partire il cd in cucina a 26 di volume e andare a dormire in camera. È un lavoro giovane ma misurato, semplice ma appassionato, mi fa stare bene.
FRNKBRT – Love Your Crossroads
Sin da subito l’ascolto di questo disco mi ha messo di fronte a un percorso circolare e disgraziato: inizio in auto davanti a un bivio sulla statale 69 nei pressi di Pergine Valdarno; parte centrale “passeggiata del trapasso” sul sentiero CAI che da Vertelli porta a Rifiglio; parte finale di nuovo in auto davanti allo stesso bivio dell’inizio, ma di notte.
Vacantze – Vacantze
Questo è uno di quei dischi che da dipendenza. Posso ascoltarlo a ruota tutto il giorno. Una miscela acustica davvero bizzarra (un’acustica, una 12 corde e la voce di Alessandro Gambassi) tra Le Orme nelle loro prove più cantautorali, e i Neutral Milk Hotel; un mix perfetto tra Uomini soli dei Pooh e Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. 13 pezzi gustosissimi per l’abbandono nostalgico alla piacevolezza degli anni ’90.
Radiohead – A Moon Shaped Pool
Materiale di quattro anni fa, riprese francesi: il nuovo disco dei Radiohead. L’ho fatto girare dentro le faggete di Vallombrosa e all’inizio mi pareva mancasse di mordente. Poi siamo diventati amici, ogni tanto mi venivano alla mente scelte sbarazzine in stile The Sea And Cake. E poi Yorke che ha dedicato alla sua band madre pezzi voce e piano adattissimi per la sua carriera da solista. Bene.
Marco Parente – Disco Pubblico
Questo forse è il disco più particolare che ho amato quest’anno. Un disco senza corpo fisico in quanto mai registrato e mai stampato. L’ho sentito solo due volte in un anno, al Glue di Firenze e alla Darsena di Castiglion del Lago, e questi due ascolti mi sono bastati per innamorarmene, per riconoscerlo come un grande classico della canzone italiana.
Questo è il disco che ho regalato a Silvia. L’ho comprato a Cremona da Fabrizio Ciancaleoni (in coppia con I’m Your Man di Cohen, che ho letteralmente liso dagli ascolti). Più che il Film rosso della trilogia di Kieślowski, è il The Witch di Robert Eggers. Il sangue è al centro, scioglie e macchia la neve di Norvegia, ma l’ipnotica voce di Jenny ammansisce l’orrore. Silvia ha gradito!
