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Migliori album 2019. La classifica di Pitchfork

Parafrasando Bob Dylan: bringing all back to indie. L'inaspettata classifica di Pitchfork, con un Fennesz che mai e poi mai ci saremmo aspettati di vedere così in alto, e zero rapper tra i primi 20 posti

Con le classifiche di COS e Stereogum già prese in esame, quella di Pitchfork viene un po’ di conseguenza ma non senza sorprese. La prima non è tanto la vetta, condivisa con il secondo dei due web magazine sopracitati, quanto l’assenza totale di rapper nei primi venti posti invece occupati da un centrocampo di – passateci il termine – variegata indieness. Che faccia un po’ strano vederci il reggaetone di Bad Bunny in mezzo a una classifica siffatta è palese, ma forse l’aspetto che più stupisce è vederci Agora di Fennesz, un disco minore, certamente valido, eppure non proprio quello che ti immagini ai piani alti di una chart di fine anno in generale, figuriamoci dalle parti di Pitchfork.

Particolare è stata anche la scelta di mettere il live album di Beyoncé ed entrambi i dischi dei Big Thief pubblicati quest’anno. Altissimo e inaspettato è poi anche il posizionamento di Helado Negro, il cui This Is How You Smile è decisamente piaciuto anche a noi. Sarebbe stato più “da Pitchfork” metterci i Vampire Weekend al suo posto o una Ariana Grande (29°) o anche un Nick Cave (28°), ma tant’è. Classifica back to songwriting la loro, e in questo senso anche un po’ democristiana. Telefonato il 5° posto di Solange (il cui When I Get Home non ha messo d’accordo tutti come il precedente) e altrettanto telefonato (conoscendo le fisse del portale) il posizionamento di Bon Iver (16° eppure largamente snobbato dai più – vedi classifiche USA e Europa).

Ma poi, faceva troppo ok boomer mettere Bill Callahan tra i primi dieci (15°)? I dischi di Aldous Harding (39°) e Jenny Hval (20°) erano troppo radical chic? Soprattutto: ha senso Clairo molto sopra una Cate Le Bon? Per non dire dell’esclusione totale delle band riconducibili all’effervescente giro post-punk analizzato da Fernando Rennis nel suo speciale che, viceversa, lo “Stereogum true to you” ha considerato. Di seguito le prime venti posizioni, per la classifica completa vi rimandiamo a Pitchfork.

20. Jenny Hval: The Practice of Love
19. Jessica Pratt: Quiet Signs
18. Clairo: Immunity
17. (Sandy) Alex G: House of Sugar
16. Bon Iver: i,i
15. Bill Callahan: Shepherd in a Sheepskin Vest
14. Beyoncé: Homecoming: The Live Album
13. Big Thief: Two Hands
12. Brittany Howard: Jaime
11. Jamila Woods: LEGACY! LEGACY!
10. Purple Mountains: Purple Mountains
9. Weyes Blood: Titanic Rising
8. Fennesz: Agora
7. Helado Negro: This Is How You Smile
6. Bad Bunny: X 100PRE
5. Solange: When I Get Home
4. Angel Olsen: All Mirrors
3. Big Thief: U.F.O.F.
2. FKA twigs: MAGDALENE
1. Lana Del Rey: Norman Fucking Rockwell!

Tracklist
  • 1 Norman Fucking Rockwell
  • 2 Mariners Apartment Complex
  • 3 Venice Bitch
  • 4 Fuck It I Love You
  • 5 Doin' Time
  • 6 Love Song Lyrics
  • 7 Cinnamon Girl
  • 8 How to Disappear
  • 9 California
  • 10 The Next Best American Record
  • 11 The Greatest
  • 12 Bartender Lyrics
  • 13 Happiness is a Butterfly
  • 14 ​hope is a dangerous thing for a woman like me to have - but i have it
Lana Del Rey
Norman Fucking Rockwell

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