Migliori album 2019. La classifica di Stereogum

Stereogum è uno di quei portali di cui ci si fida, magari un poco indie snob ma sempre sul pezzo, attento alle novità del mercato indipendente, con un occhio rivolto al mainstream quando veramente ne vale la pena. Classifica interessante la loro, ma non al riparo da critiche

Stereogum è uno di quei portali di cui ci si fida, magari un poco indie snob ma sempre sul pezzo, attento alle novità del mercato indipendente, con un occhio rivolto al mainstream quando veramente ne vale la pena, sbilanciato sulle chitarre eppure non su quelle hard/metal, e va bene anche così. Al posto dei cuori di pietra c’è la polpa dell’Hip Hop che conta veramente (USA soprattutto), oltre alle migliori proposte che provengono da Albione (e giustamente dall’Irlanda) and no time to lose for the brit menate di cartapesta. Detto in parole povere: Stereogum oggi è Pitchfork in versione “True To You”, quella realtà che ti mette i Mannequin Pussy al 14° posto e almeno un disco Saddle Creek tra i primi 50, che rifiuta l’x e tutti quei factor che si legano più alla società, agli stili di vita e al fashion (ciao The Fader) che alla materia musicale di per sé.

A Stereogum piace – e va ancora fiera del – indie fatto come una volta (un nome su tutti: Big Thief), non gli volta le spalle, ma assieme ai vari Better Oblivion Community Center e a band anti-capitaliste come Control Top, ti piazza il (bel) disco di Ariana Grande e la canzone d’autore contemporanea (con sentiti omaggi al compianto David Berman, il cui esordio a nome Purple Mountains si piazza al 3° posto). Poi occhio, stiamo parlando di una realtà statunitense e dunque vanno aperte e chiuse alcune parentesi, eppure, in generale, a partire dagli ottimi e puntuali contenuti che quotidianamente vengono pubblicati sulle sue pagine, ci aspettiamo un buon mix di pop e post-punk, songwriting e Hip Hop (e zero metal e affini). E così sostanzialmente è.

Ci fa piacere notare i Fontaines D.C. al 10° posto, quando in UK è tutto un metterli sul trono già dall’uscita del disco in avanti. Qui in vetta ci sta invece Lana Del Rey che è vero, lo crediamo anche noi, ha pubblicato il suo miglior disco ma no, non è proprio da primo posto. Poco male: mettere un act estremo come i Black Midi giusto fuori della Top 10 è una scelta interessante. Checché ne pensi Geoff Barlow, la band, come dicono (e noi confermiamo), è “weird as fuck”, e dal vivo come su disco è tanto imperfetta e caotica quanto travolgente. Il suo è uno dei dischi che hanno picchiato più duro quest’anno, quindi onore al merito.

Poco più giù, FKA Twigs e Jenny Hval se la battono circa a metà della seconda decina di posizioni in classifica. Parliamo di due proposte assolutamente solide, specie la seconda, come abbiamo più volte ribadito in sede di recensione. Due dischi che avremmo visto ben più volentieri nella prima decina. Del resto negli USA, vedi anche COS, si sono presi una scoppola per Angel Olsen, qui piazzata addirittura al secondo posto (e sicuramente avranno fatto gioco immaginario e prosopopea innescati da brani/videoclip come Lark). Il disco è validissimo ma il podio era più corretto assegnarlo alle sopracitate o a una Cate Le Bon (al 21°) o, con alcuni se e ma, a Weyes Blood, o a Nick Cave, che invece è 7° sotto Sandy Alex G. Sogniamo o siam desti?

Il disco di Charli XCX, con il suo futur pop che tanto Pitchfork aveva strombazzato ancor prima della sua uscita, qui si piazza al 22° posto. A nostro avviso si tratta di un altro abbaglio (meglio i 100 gecs no?). Il suo è un prodotto per teenager quando paradossalmente – e manco tanto – non lo è quello della 17enne Billie Eilish che viceversa, assieme al fratello, scrive del pop elettronico senza particolari frame d’età, di giro radical chic e strizzate d’occhio queer. A proposito, dove sta Eilish su Stereogum? E qualcuno si domanderà pure (inutilmente) dove staranno quegli stoici dei Tool… Non pervenuti. Critichiamo infine a Stereogum il posizionamento di Tyler, The Creator (43°) e Danny Brown (40°) mille leghe sotto i mari rispetto a proposte Hip Hop valide sì, ma più canoniche, come quelle di Young Thug (25°) o Denzel Curry (18°). Ultimissima: è evidente che quest’anno Solange e Bon Iver non sono più quegli sbanca classifiche che erano qualche anno fa.

20 Polo G – Die A Legend
19 Jessica Pratt – Quiet Signs
18 Denzel Curry – ZUU
17 Weyes Blood – Titanic Rising
16 Jenny Hval – The Practice Of Love
15 FKA Twigs – MAGDALENE
14 Mannequin Pussy – Patience
13 Holly Herndon – PROTO
12 Charly Bliss – Young Enough
11 Black Midi – Schlagenheim
10 Fontaines D.C. – Dogrel
9 billy woods & Kenny Segal – Hiding Places
8 Great Grandpa – Four Of Arrows
7 Nick Cave And The Bad Seeds – Ghosteen
6 (Sandy) Alex G – House Of Sugar
5 Vampire Weekend – Father Of The Bride
4 Big Thief – U.F.O.F.
3 Purple Mountains – Purple Mountains
2 Angel Olsen – All Mirrors
1 Lana Del Rey – Norman Fucking Rockwell

Tracklist

Ti potrebbe interessare