Morrissey vende vinili di altri artisti autografati da lui a 300 dollari e magliette contro il Guardian

Il merchandising "creativo" di Morrissey.

Niente da fare, ultimamente Morrissey non ce la fa proprio a far parlare di sè per la sua musica. L’ultima riguarda la sua nuova trovata in fatto di merchandising. Nel concerto tenuto a Los Angeles sabato scorso, l’ex Smiths ha indossato una maglia con su scritto “Fuck The Guardian” – in riferimento alla nota testata inglese che l’artista aveva definito come «la voce di tutto ciò che c’è di sbagliato e triste nella Gran Bretagna odierna» -, t-shirt la cui riproduzione era possibile anche trovare in vendita al suo banchetto del merchandising.

Non solo. Presso lo stesso stand, erano disponibili per l’acquisto anche copie di vinili autografati dallo stesso Morrissey. Niente di male, se non fosse che tra i dischi in questione, oltre che i suoi, c’erano anche quelli di altri storici artisti che il cantante e musicista di Manchester evidentemente annovera tra le sue fonti d’ispirazione. Gli album “incriminati” erano Aladdin Sane di David Bowie, Horses di Patti Smith, Transformer di Lou Reed e Raw Power di Iggy and the Stooges, ognuno di questi disponibili per l’acquisto – scrive il New Musical Express – al prezzo di 300 dollari (più o meno 234 sterline, pari a 270 euro, al cambio attuale).

https://twitter.com/GeorgeBray/status/1188539708533608448?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1188539708533608448&ref_url=https%3A%2F%2Frumoremag.com%2F2019%2F10%2F28%2Fmorrissey-vinyl-signed-t-shirt-anti-guardian%2F

Negli ultimi mesi, Morrissey ha suscitato un vespaio di polemiche per il suo appoggio alla destra britannica, e segnatamente alla formazione politica For Britain. Gli hanno risposto Damon Albarn, Billy Bragg e Nick Cave. Lui aveva provato a difendersi, ma gli attacchi gli sono piovuti addosso da più parti. Addirittura, un famoso negozio di dischi gallese si era rifiutato di vendere il suo ultimo album di cover, California Son, pubblicato nello scorso mese di maggio, e un utente della compagnia ferroviaria di Liverpool aveva chiesto – e ottenuto – che venissero rimossi i cartelloni pubblicitari relativi alla stessa sua ultima fatica in studio affissi sui muri delle stazioni.

Su SA potete trovare il monografico su Morrissey e quello sugli Smiths. Inoltre potete consultare – tra le altre cose – tutto quanto relativo al succitato California Son, inclusa la recensione a firma Giulio Pasquali, oltre alla review di Diego Ballani del precedente lavoro Low in High School (pubblicato nel 2017).

Tracklist
  • 1 Morning Starship (Jobriath)
  • 2 Don’t Interrupt The Sorrow (Joni Mitchell)
  • 3 Only A Pawn In Their Game (Bob Dylan)
  • 4 Suffer The Little Children (Buffy Sainte Marie)
  • 5 Days Of Decision (Phil Ochs)
  • 6 It’s Over (Roy Orbison)
  • 7 Wedding Bell Blues (Laura Nyro)
  • 8 Loneliness Remembers What Happiness Forgets (Dionne Warwick)
  • 9 Lady Willpower (Gary Puckett & the Union Gap)
  • 10 When You Close Your Eyes (Carly Simon)
  • 11 Lenny’s Tune (Tim Hardin)
  • 12 Some Say I Got Devil (Melanie)
Morrissey
California Son