“One”. Gli U2 e lo spettro dell’HIV nel videoclip di Anton Corbijn

Ci sono videoclip che rimangono impressi nella mente per sempre. La potenza delle immagini unita all’immortalità del suono. Nel 1992, all’apice del successo ma anche in piena rivoluzione del proprio sound grazie a Achtung Baby (e allo zampino dello zio Brian Eno), gli U2 decisero addirittura di triplicare questo particolare vortice emozionale costituito dal videoclip promozionale di un brano. Testo e significato di One, poi, ben si adattavano a questo tipo di operazione. Capace di unire in un sol colpo il particolare e l’universale, quello di One è un testo che abbraccia sia la sfera privata della dimensione umana sia quella sociale, ben più astratta. Negli anni sono stati molti coloro che si sono avvicendati con questa o quella interpretazione delle parole di Bono ma la risposta più semplice sarebbe che “quell’unica cosa non è nient’altro che l’amore”, l’amore per tutte le cose esistenti. Pubblicato come singolo il 24 febbraio 1992, per One furono realizzati ben tre videoclip: quello che prenderemo in esame oggi non è probabilmente il più noto dei tre, ma è sicuramente il più cinematografico, diretto da Anton Corbijn.

Il clip comincia con l’immagine autoritaria di un anziano signore, mentre Bono imbraccia la sua chitarra e comincia a intonare i primi versi del brano («Is it getting better / Or do you feel the same?»), mentre subito dopo lo ritroviamo all’interno di una casa arredata in maniera sfarzosa – nel frattempo Larry Mullen sale a bordo di una Trabant con una bizzarra e caratteristica carrozzeria. La figura autoritaria si rivelerà il padre del protagonista, Bono stesso, metafora di un patriarcato e di una tradizione inflessibile e quasi impossibile da piegare al cambiamento in atto (la stessa Trabant è un simbolo per il cambiamento dell’Europa intera, visto che le immagini sono ambientate nella Berlino ormai riunita e non più separata dal Muro, cui la canzone è ispirata). Accanto a Bono, poi, cominciano ad avvicendarsi gli altri componenti degli U2 vestiti da drag queen fino allo stesso frontman, sempre sotto l’occhio torvo dell’anziano signore («We’re one, but we’re not the same»). Tuttavia, l’amore è più grande di qualsiasi altra cosa al mondo, compreso il pregiudizio e l’odio suo derivato.

L’idea del travestitismo era venuta alla band dopo l’esperienza al Carnival of Santa Cruz de Tenerife e serviva a rendere il concetto che se una band di fama internazionale poteva trasmettere un messaggio di fratellanza simile, allora chiunque avrebbe potuto capirlo. Comunque, temendo che il video potesse essere riletto in correlazione all’AIDS (negli anni è stato interpretato come se il personaggio di Bono confessasse di avere l’HIV al padre) in quanto il brano era stato pubblicato come singolo benefico a sostegno della ricerca, venne rimosso, con The Edge che in seguito spiegò: «Non volevamo essere coinvolti nella questione e accusati di aver inserito il problema dell’AIDS nel contesto della sfera sessuale. Il rischio era che la gente pensasse che stavamo parlando della questione AIDS e lo collegasse a quello di travestirsi da drag queen, e chiaramente non era quello che stavamo cercando di dire».

Furono in seguito pubblicati altri due video per One: il secondo venne diretto da Mark Pellington e aveva un look più astratto, con alcuni che fiori che sbocciavano, la parola “one” tradotta in diverse lingue, più alcuni filmati in slow-motion di bufali che correvano per le praterie. Il terzo videoclip, firmato da Phil Joanou (già regista di Rattle and Hum), era ambientato al Nell’s, un nightclub di Manhattan, con Bono al bancone del bar a cantare il brano, bere birra e fumare, e in allegato alcune immagini della band in concerto. Ancora oggi, One è considerata una delle più belle canzoni di sempre, nonché tra le più riconoscibili del repertorio della band di Dublino, e costituì un ottimo “ponte sonoro” tra la prima fase di carriera del gruppo e la sferzata elettronica della seconda.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Coldplay, The Cure, Nick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.

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