Bronson, Hana-Bi, Beaches Brew Festival, Transmissions non sono che alcuni appuntamenti e/o situazioni che vengono in mente appena si nomina il protagonista di questo terzo appuntamento con le classifiche di fine anno degli addetti ai lavori, dopo il primo con Onga di Boring Machines e il secondo con Jukka Reverberi. Chris Angiolini è il punto di riferimento dietro a situazioni e locali che stanno riscrivendo la geografia della musica in Italia, spostando il tutto verso la provincia e, al tempo stesso, sprovincializzando il tutto, se è vero che band di culto come i Moon Duo pubblicano su Sacred Bones un vinile live “recorded” proprio a Ravenna o band storiche scelgono l’Hana-Bi come luogo elettivo per live informali e session di registrazione. Di seguito l’intro e la top 10 – in realtà allargata a 15, uno sgarro concesso – di Chris, ennesima dimostrazione di apertura mentale e trasversalità che segna anche le esperienze di cui sopra.
«Credo di avere incuriosito gli amici di sentireascoltare quando sul mio profilo fb criticavo le classifiche di fine anno delle nostre amate riviste specializzate nazionali. Così la domanda di presentarne una mia è arrivata piuttosto telefonata. Ho accettato di buon grado senza fare storie. Quello che mi stanca oggi, è trovare le classifiche ostaggio degli uffici stampa, costellate per lo più da artisti al quarto, quinto album o da vere e proprie meteore. Come da tradizione eccomi a scrivere qualche riga di intro alle mie scelte di fine anno, più che altro ad uso personale. A futura memoria. Più passa il tempo e più considero questa classifica come un’idea liquida di un processo in continua evoluzione. Così come il senso della classifica stessa. In fondo in questo 2015 ho recuperato anche molti album del 2014. Oggi mi sento di dire che quello che cerco in queste espressioni dell’ego di ognuno di noi, è qualche tesoro nascosto, qualche intuizione, qualche punto di vista che non avevo valutato. Credo che la missione di una classifica di fine anno dovrebbe collocarsi tra le esperienze personali e la capacità di individuare quei dischi seminali e di rottura che ad anni di distanza diventeranno delle pietre miliari. Non dimentichiamo che in molti casi gli album che hanno segnato la storia della musica sono opere prime se non addirittura EP o 7″. Oltre che dalle singole band, la storia della musica per quelli come me è tracciata dalle etichette discografiche, ne parleremo un’altra volta, anche se ne trovate traccia evidente in questa mia top 15 qui sotto».
Follakzoid – III (Sacred Bones)
A volte gli allievi superano i maestri. I Follakzoid navigano in un abisso psych gothic drone come fossero i nipoti di Cthulhu.
The Soft Moon – Deeper (Captured Tracks)
Trent Reznor ha finalmente trovato il suo erede
Un doppio album che attraversa mezzo secolo di West Coast. Dalla Summer of Love fino ai giorni nostri passando per Seattle e le Desert Sessions
Unknown Mortal Orchestra – Multi-Love (Jagjaguwar)
Il disco pop dell’anno. Colto raffinato stratificato. Mi verrebbe quasi da scomodare Prince.
Neil Young – The Monsanto Years (Reprise)
I riffs e le melodie dal sapore così famigliare e inconfondibile, al servizio di un album di protesta nel 2015. “Don’t talk about the corporations hijacking all your rights / People want to hear about love”
The Black Ryder – The Door Behind The Door (The Anti-Machine Machine)
Tutto lo spleen losangelino tra dream pop shoegaze e drone orchestrale. Lost in translation
Moon Duo – Shadow Of The Sun (Sacred Bones)
I Moon Duo hanno trovato la quadratura del cerchio. Una formula tanto semplice quanto inimitabile, come quella della Coca Cola.
Prurient – Frozen Niagara Falls (Profound Lore Records)
Un monolite di ghiaccio nero in caduta libera, destinazione Terra.
John Carpenter – Lost Themes (Sacred Bones) / Calibro 35 – S.p.a.c.e (Record Kicks)
Quello delle ristampe di colonne sonore di culto è un mercato molto affascinante e in grande espansione. In questo contesto è davvero intrigante trovarne due immaginarie così perfettamente riuscite composte nel 2015.
Thee Oh Sees – Mutilator Defeated At Last (Castle Face)
John Dwyer is the king of cool.
Goatsnake – Black Age Blues (Southern Lord)
Le leggende dello stoner doom sono tornate.
Clay Rendering – Snowthorn (Hospital Productions)
Ascoltando quest’album al contrario ti trovi catapultato in un film di Lynch.
Destruction Unit – Negative Feedback Resistor (Sacred Bones)
New American Heavy Underground. Killer
Diabolicum – Ia Pazuzu (Code666)
Il black metal è il mio folk.