Le classifiche degli addetti ai lavori #6: Chiara Colli de Il Mucchio Selvaggio/Zero

Il sesto appuntamento con la nostra serie di Top 10 degli addetti ai lavori è di nuovo al femminile, con protagonista Chiara Colli, firma de Il Mucchio Selvaggio e Zero Magazine

Dopo aver pubblicato quelle di label (Onga di Boring Machines), musicisti (Jukka Reverberi e Marco Parente), uffici stampa (Rossana Savino di Pitbellula) e “agitatori culturali” (come definire Chris Angiolini di Bronson, Hana-bi, ecc.? direttore artistico sarebbe riduttivo, no?), ritorniamo alle Top 10 di fine anno degli addetti ai lavori e ritorniamo con una lista al femminile presentando quella di Chiara Colli, firma de Il Mucchio Selvaggio, Zero Magazine, edizione romana e free-lance dove meno te lo aspetti. Grande conoscitrice dei giri underground di Roma Est, nella Top 10 di Chiara Colli sembrano emergere quegli effluvi psichedelici che sotto varie forme – da quelle più eteree e sognanti a quelle pesanti e dronanti – rappresentano indiscutibilmente l’asse portante degli ascolti della Colli e fanno della sua Top 10 una delle più organiche tra quelle presentate finora.

Suuns & Jerusalem In My Heart – Suuns & Jerusalem In My Heart

Sembrerebbe uno scontro di civiltà. L’elettronica paranoica e futurista dei canadesi Suuns, il rituale laico e analogico del libanese Radwan Ghazi Moumneh. Il risultato, invece, al primo ascolto rievoca una memoria lontana e interiorizzata. E al secondo è già album dell’anno.

Colin Stetson & Sarah NeufeldNever Were The Way She Was

Cerchi concentrici e saliscendi asimmetrici, musica da camera e droni acidi, inquietudine e romanticismo: il violino della Neufeld e i fiati di Stetson vibrano e s’intrecciano in un album raffinato, stratificato, ma che rifugge l’esercizio di stile. Se “l’album da isola deserta” fosse un concetto e avesse una versione invernale, suonerebbe più o meno così.

Heroin In TahitiSun And Violence

Domenica d’agosto a Roma, passeggiata pomeridiana per il quartiere deserto. Sfatto, deforme e appiccicoso, come in un film: non sono (solo) gli effetti dell’afa e del thc, è il mondo esterno sonorizzato da Sun And Violence. Finché non arriva la quiete di Spinalonga a salvarti.

Hills – Frid

Solo uno fra i vari album (Gnod, Teeth Of The Sea, Hey Colossus, Gnoomes) degni di nota pubblicati anche quest’anno da Rocket Recordings. Il “drone nazionale”, nella terra della formazione amica dei Goat, è un mantra fatto di wah wah, oppio, percussioni moderatamente freak e incursioni nella psichedelia svedese dei sixties. Gotheborg/Roadburn sola andata.

Jacco GardnerHypnophobia

Il fanciullo sulla copertina di Cabinet Of Curiosities è diventato grande (e infatti ora soffre di qualcosa molto simile all’insonnia). Gli anni 60, certo, ma anche gli Stereolab e qualche simpatico spettro di matrice Ghost Box (a partire dalla copertina, disegnata da Julian House). Tra gli album dell’anno anche alla luce della resa live, in cui Jacco Gardner esalta con personalità la policromia sonora delle sue composizioni.

Jerusalem In My Heart – If He Dies, If If If If If If

Tensione e lirismo, l’inquietudine del caos e la bellezza di un rito e di un ricordo, si incontrano nella musica di Radwan Ghazi Moumneh – metà audio dei JIMH, insieme a quella video che corrisponde al nome di Charles-André Coderre. Profeta di quello che chiama “cannibalismo culturale”, lontano dagli stereotipi della musica etnica e capace di portare l’elettronica e i field recording dentro brani che parlano di esiliati politici, che suonano strumenti della tradizione araba e hanno la forma di una preghiera laica, Moumneh è la scoperta che ha segnato più di tutte il mio 2015.

Kaitlyn Aurelia Smith – Euclid

Album usciti a gennaio che si ascoltano tutto l’anno (#1). Euclid potrebbe essere perfetto per sonorizzare una riedizione in 3d di “Alice nel paese delle meraviglie”, un documentario sulla magia ma pure un’immersione in qualche fondale marino super colorato e pieno di pesci dai nomi simpatici. Lei è una smanettona con i sintetizzatori modulari, cresciuta in mezzo alla natura sull’isola di Orcas (nello stato di Washington). Psichedelia a suon di buchla che piace pure agli Animal Collective.

Kurt Vileb’lieve i’m goin down…

Pochi dubbi sul fatto che Pretty Pimpin sia una delle canzoni più ascoltate, anche compulsivamente, in questo 2015 (da me ma, a quanto pare, non solo). Messa da parte quella melodia, forse una delle migliori mai scritte da Kurt Vile, b’lieve… è una specie di rifugio semi-sicuro: l’atmosfera casalinga da divano, l’aria secca del deserto in cui è stato registrato, gli album di Pharoah Sanders e le jam coi Tinariwen, ma pure le filastrocche acide nascoste nei testi, uno dei punti forti dell’album. “Alone in a crowd on the corner, in my walkman in a snowglobe, going nowhere slow“: Kurt Vile, fuorilegge dal cuore tenero.

Panda BearPanda Bear Meets the Grim Reaper

Album usciti a gennaio che si ascoltano tutto l’anno (#2). Come nel video di Boys Latin (sottotitolo: al bioparco sotto acido), il trip può essere buono o, in parte, cattivo. Panda Bear incontra ed esorcizza (almeno dal punto di vista estetico) la morte, associando testi personali e inquieti, al limite della presammale, a una forma musicale smagliante, probabilmente ai vertici in questo 2015, in ambito pop psichedelico. Ninne nanne, intermezzi alla Doctor Who e l’inconfondibile tocco alieno di Peter Kember.

Squadra OmegaAltri Occhi Ci Guardano

Non paga di aver poco prima pubblicato due album (Il Serpente Nel Cielo per Holidays e a seguire la sonorizzazione del documentario Lost Coast su Boring Machines), a maggio Squadra Omega assesta il colpo decisivo con questo doppio strabordante, ispirato e, ovviamente, visionario. Altri Occhi Ci Guardano è una sorta di manifesto, in cui confluiscono la padronanza tecnica, la fantasia creativa, la dimestichezza con l’improvvisazione e con “i generi” che caratterizza la Squadra sul palco. Un album extra-ordinario piombato come un meteorite sulla Terra.

Tracklist