Pitchfork pubblica le sue “100 best songs” e “50 best albums” del 2018

Dopo la classifica video, Pitchfork pubblica le sue 100 migliori canzoni e i suoi 50 migliori album del 2018. L'effetto è un po' quello della line up del Primavera Sound...

Su SA trovate le classifiche personali di Elena Raugei, Riccardo Zagaglia e Stefano Solventi e un’analisi di quelle pubblicate da altre testate come COS, Quietus e NPR.

Pitchfork con le classifiche non si risparmia di certo. Negli anni scorsi abbiamo visto una molteplicità di liste ed editoriali di fine anno comparire in sezioni pop-up nuove di zecca con tanto di animazioni e grafiche scintillanti che davano l’idea che fosse iniziato una sorta di mega ponte Black Friday/Cyber Monday di abbuffate musicali. Quest’anno l’approccio scelto dalla testata fondata da Ryan Schreiber nel 1996 è decisamente più sobrio. Niente link dedicato in barra di navigazione (almeno finora) e nessuna sovrimpressione o skin a calcare la mano e gli occhi (di quei pochi) utenti che ancora navigano un sito frequentandolo dalla home page.

La kermesse da loro è iniziata circa una settimana fa con la top dedicata ai videoclip, mentre le due liste più importanti – quella dedicata alle 100 migliori canzoni e i 50 proverbiali migliori album – sono state pubblicate a strettisimo giro l’una dall’altra, una scelta piuttosto strana e un po’ random considerando la programmazione rigorosa alla quale le precedenti edizioni ci avevano abituato. Sarà l’ennesimo segno della forte assuefazione che sta attanagliando addetti ai lavori e un po’ anche il pubblico per questo tipo di operazioni che stanno (o hanno già) finito per diventare l’equivalente di un Hamburger King Size venduto al Coachella? Sta serpeggiando l’idea che questa super abbuffata stia producendo dei contraccolpi, generando alcuni cortocircuiti: non si riesce più a capire dove finisca la lista di uno e dove inizi quella dell’altro (ok è un’esagerazione), e riscontriamo sempre di più il bisogno di “rappresentazione attraverso la classifica” (il ritorno di immagine, il cosa dice di noi, il da che parte parte vogliamo schierarci quest’anno), più che l’attenta valutazione che perlomeno si ponga come obbiettivo principale l’analisi dall’intrinseco valore musicale delle proposte prese in esame.

Veniamo al dunque. Dopo COS e NPR, e dopo aver sbirciato l’obliqua classifica di Noisey USA e quella più “massa” di Billboard, ci aspetteremmo da Pitchfork una similare virata in senso #metoo già promossa dai primi due portali, con la differenza di una parata di alternative popstar molto arty e un po’ r’n’b, meglio se esotiche/latine, HI-tech e queer, come Rosalía, Tierra Whack, Mitski, Janelle Monàe, Kali Uchis e SOPHIE, passando per una certezza del pop scandinavo come Robyn, per l’Hip Hop di Cupcakke e Card B, le sperimentazioni dell’amata Julia Holter, una riserva indiana fatta di 90s revival da cameretta e paraggi (Snail Mail, Boygenius, Soccer Mummy) e dall’immancabile Ariana Grande, che negli USA vince a mani basse su ogni fronte, progressisti, conservatori, hipster, cacciatori di coccodrilli dell’Alabama, puritani e pervertiti, nessuno escluso. Altre cose che ci aspetteremmo di trovare sono naturalmente i rapper maschi: Vince Staples, Travis Scott, Childish Gambino e Kendrick Lamar, popstar star emergenti come Troye Sivan, trapper di classe come Playboi Carti e qualche piccola concessione ai gruppi con le chitarre che, come ci suggerisce la line up del Primavera Sound 2019, non rientrano più nel new normal (act).

Tra aspettative e realtà: la classifica delle 100 canzoni non riserva molte sorprese, non sorprende ma neppure delude totalmente, diciamo che rimane tra “color che son sospesi”, e neppure il primo posto dei 1975 con il brano Love It If We Made It ci sorprende, ma senz’altro contribuisce a far salire qualche sopracciglio da queste parti, da Riccardo Zagaglia che ha già parlato in termini molto più moderati dell’album dal quale quella canzone proviene ad altri qui in redazione tramite votazioni e considerazioni di fine anno. Più interessante la top 50 riservata agli album, dove neanche qui c’è una rivoluzione, ma almeno c’è Yves Tumor al 10° posto (Safe in the Hands of Love), i LOW al 9° (Double Negative) e Earl Sweatshirt al 7° (Some Rap Songs). Curiosa la posizione di DJ Koze in terza posizione (Knock Knock), ma poi qualcuno ci dovrà spiegare sotto quale sortilegio sono caduti negli USA, dato che anche da queste parti Golden Hour della cantante country pop Kacey Musgraves spopola (2° posto). Valido senz’altro il disco di Mitski – che dalle nostre parti ha raccolto più di una perplessità – ma anche nel caso del primo posto riservato al suo Be the Cowboy sembra valga la regola non scritta di cosa rappresenti inserirlo lì, piuttosto che il fatto squisitamente musicale.

10 migliori canzoni 2018

    1. The 1975 – Love It If We Made It
    2. Robyn – Honey
    3. Rosalía – Malamente (Cap.1: Augurio)
    4. Drake – Nice for What
    5. DJ Koze – Pick Up
    6. Snail Mail – Pristine
    7. Lil Uzi Vert – New Patek
    8. Ariana Grande – thank u, next
    9. Mitski – Nobody
    10. CupcakKe – Duck Duck Goose

10 migliori album 2018

    1. Mitski – Be The Cowboy
    2. Kacey Musgraves – Golden Hour
    3. Dj Koze – Knock Knock
    4. Robyn – Honey
    5. Snail Mail – Lush
    6. Rosalìa – El Mal Querer
    7. Earl Sweatshirt – Some Rap Songs
    8. Low – Double Negative
    9. Tierra Whack – Whack World
    10. Yves Tumor – Safe in the Hands of Love
Tracklist