“Coffee and TV”. I Blur e un cartone del latte alla ricerca di Graham Coxon

Più di vent’anni fa, con la battle of britpop tra Blur e gli Oasis già bella che chiusa (principalmente per tramite della stampa specializzata), mentre i secondi erano in procinto di pubblicare il quasi obliato Standing on the Shoulder of Giants, la band di Damon Albarn e Graham Coxon era reduce dal successo internazionale di 13, sesto album in studio contente tracce poi rimaste nell’immaginario collettivo di quegli anni (e di quelli a venire) come Tender, Bugman e, appunto, Coffee and TV. L’occasione di tanto entusiasmo fu il progressivo distanziamento dei Blur dai canoni classici del britpop (già avviato nel 1997) per un accostamento sempre più immediato al rock alternativo, cavalcando in un certo senso l’esempio dei Radiohead per sonorità e voglia di sperimentazione. L’atmosfera, fino ad allora spensierata e frenetica, si fa più malinconica e riflessiva, a tratti davvero struggente, favorita anche dall’ingresso di William Orbit come produttore del gruppo a favore dell’uscente Stephen Street.

Secondo singolo estratto da 13, Coffee and TV fu scritto e cantato da Graham Coxon e parla della lotta contro l’alcolismo del chitarrista della band, problema che lo affliggeva ormai da parecchi anni, e di come avrebbe preferito invece abbandonarsi a un po’ di televisione con in mano una tazza di caffè. E ovviamente scrivere canzoni. Il tema era già stato affrontato apertamente da Coxon nel suo primo lavoro in solitaria, The Sky Is Too High. A differenza delle altre tracce del disco, questa è quella che più di tutte ricorda i primi giorni della band e il britpop in genere.

Per promuovere il singolo, uscito dopo Tender, vennero ingaggiati Hammer & Tongs per la regia di un videoclip che avrebbe fatto un intelligente uso dell’animazione. Il video si apre all’interno della sala da pranzo dei genitori di Graham Coxon, intenti a fare colazione e con lo sguardo profondamente preoccupato: il figlio è scomparso e i due hanno fatto stampare una foto di Coxon sui cartoni del latte, affinché qualcuno lo riconosca e lo ritrovi. A questo punto, il cartoncino del latte presente sul tavolo comincia a muoversi e dimenarsi ballando al ritmo della canzone: «Your ears are full but you’re empty / Holding out your heart / To people who never really / Care how you are», evidente lo stato di abbandono dell’autore, e per questo perno centrale di tutta la narrazione. Il cartoncino del latte, dopo aver capito di non destare alcuna reazione data la tristezza generale in famiglia, parte alla ricerca del chitarrista sperduto. Il piccolissimo protagonista, così, riesce a farsi dare uno strappo in città dalla località di campagna in cui si trovava e comincia a domandare a tutti della persona scomparsa che porta in copertina. Immerso in uno scenario da incubo in cui emerge con metaforica sottigliezza la descrizione del sottobosco urbano della città inglese, il protagonista soffrirà le pene dell’inferno prima di scoprire che Graham Coxon non è mai scomparso, ma sta semplicemente provando la canzone Coffee and TV con il resto dei Blur. A questo punto avviene la riconciliazione tra il chitarrista e i propri genitori, un ritorno al luogo di nascita tanto inatteso quanto necessario alla salvezza psicologica dell’autore del brano. Accompagnato dal fido cartoncino del latte, che però verrà gettato nell’immondizia e morirà, ascendendo al cielo e ritrovando così il suo amore perduto.

Il videoclip si aggiudicò diversi premi tra il 1999 e il 2000, compresi Best Video agli NME Awards e l’MTV Europe Awards. Da VH1 venne nominato come 4° video più bello di tutti i tempi, mentre per Channel 4 in una analoga classifica fu dichiarato 17° miglior video pop di tutti i tempi.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a Joy Division, U2ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.