“In Bloom”. Nirvana, il senso dell’umorismo come forma di rottura

Uno dei primi brani a venir inciso dai Nirvana durante le session ai Sound City Studios di Van Nuys per l’album Nevermind, In Bloom è una violenta critica contro le masse che osannano incondizionatamente i propri idoli e contro coloro che sbandierano conoscenze underground senza possederne né i fondamenti né l’etica. Questa critica è resa ancor più esplicita dal videoclip realizzato per il suo lancio, come quarto estratto dal disco. Questa versione è in realtà la seconda realizzata per il brano, in quanto la prima venne commissionata alla band già nel 1990 per la compilation in VHS Sub Pop Video Network Program, poi uscita nel 1991. In quest’ultima, la band andava in giro per le strade di New York e Krist Novoselic finiva per rasarsi la testa come penitenza per una brutta performance del gruppo in città.

Decisamente più celebre (e consono al messaggio contenuto nel testo) è il secondo videoclip, diretto da Kevin Kerslake (già dietro la macchina da presa di Come As You Are e Lithium), in cui la band figura come ospite di uno show televisivo in tutto e per tutto simile all’Ed Sullivan Show. Il rimando alle storiche puntate del programma che all’epoca ospitava Beatles e Beach Boys è ovvio, così come immancabili sono gli schiamazzi delle fan impazzite che fanno da sfondo all’ingessata esibizione della band, vestita di tutto punto e con acconciatura da bravi ragazzi (vistoso il parruccone biondo e fintissimo di Dave Grohl).

I Nirvana vengono presentati come un nuovo fenomeno di massa e una band da prendere a esempio per le nuove generazioni, nonostante il contenuto piuttosto diretto del brano. L’intenzione di Kurt Cobain, per sua stessa ammissione, era quella di mostrare finalmente il lato umoristico della band, che era sempre stato sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno aveva colto: «Nell’ultimo anno la gente non ha fatto altro che continuare a prenderci troppo seriamente, ero stanco. Volevo che andassero a farsi fottere. Volevo mostrar loro che abbiamo anche un lato comico».

Introdotta da Doug Llewelyn (il quale si riferisce a loro in questi termini: «thoroughly all right and decent fellas»), la band esegue meccanicamente il brano (in una performance del tutto improvvisata dai Nirvana) ripresa da Kerslake con macchine da presa Kinescope. La macchina da presa inquadra i tre mentre distruggono i propri strumenti musicali, suggerendolo quasi a livello inconscio allo spettatore. Il tutto è scandito da un effetto diapositiva a dir poco schizofrenico.

Del clip furono realizzati tre distinti montaggi. Cobain aveva suggerito di sostituire l’abbigliamento della band con normali vestiti anziché i completi finiti nella versione ufficiale. Il videoclip di In Bloom vinse come Best Alternative Video agli MTV Video Music Awards del 1993. Uscì sette mesi prima che Cobain si togliesse la vita.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a BlurJoy DivisionU2ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.

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