Migliori album 2017 (gennaio – luglio/agosto). La classifica di Marco Boscolo

Caterina Barbieri, Visible Cloaks ma anche Laura Marlin nella lista di metà anno di Marco Boscolo

A questo punto dell’anno è sempre difficile capire come stanno le cose nell’ottica di una valutazione complessiva: troppe volte ci è capitato di vedere gerarchie che si credevano scritte nel cemento crollare di fronte a un disco uscito in extremis, poco prima della chiusura dall’anno. Per quanto mi riguarda, finora le conferme e le sorprese (sia positive che negative) si stanno spartendo quasi equamente la mia personale top20. Come succede sempre, si tratta di una visione parziale, in cui ascolti più attenti di quanto finora mi è sfuggito potrebbero ancora ribaltare tutto. Al momento, però, c’è la conferma che Laura Marling è una grandissima cantautrice. Azzardiamo, per quanto queste chiacchiere da bar possano valere: la migliore (donna o meno che sia) della sua generazione. La successione degli ultimi tre album, unita alla forza socio-politica di Semper Femina, secondo noi lasciano poco spazio. Altra conferma è che la direzione degli ultimi Blonde Redhead è feconda e interessante, sebbene qui l’abbiamo potuta solo assaggiare. Conferma anche per Alasdair Roberts, che nonostante la prolificità non fa scendere la qualità, anche se il suo Pangs è difficile che possa rientrare in una classifica finale tra le prime dieci posizioni. Conferma che questi ultimi anni sono fecondi anche per Ryuichi Sakamoto, che quest’anno si è interrogato come poche altre volte sulla sua “giapponesità”. Sono una conferma anche il buon risultato di destrutturazione e pensiero applicato alla composizione musicale – restringendo il raggio d’azione all’ambito più direttamente elettronico – del buonissimo disco di Laurel Halo e di quello non facile di Visible Cloaks, episodi che, se penetrati, danno grandi soddisfazioni. E in termini di digestioni lunghe, non è detto che non salgano di qualche posizione da qui a dicembre. Sensazioni ottime che arrivano anche dall’esotismo di Clap! Clap!, che ogni volta non lascia indifferente.

Passando alle sorprese, cominciamo con Caterina Barbieri, che non credevamo pronta per questo livello di intensità in bilico tra spiritualità monacale e libertà di creazione artistica. Lo stesso si può dire del jazz di Binker & Moses: la prima prova non ci aveva entusiasmato, ma questo secondo disco, pur con molti difetti, è una delle cose più fresche degli ultimi anni. È una sorpresa totale, invece, il ritorno dei Radiophonic Workshop, dati per scomparsi e relegati al culto, e invece all'”esordio” con un disco dopo mezzo secolo di sperimentazione: un centro pieno, tra l’altro molto più accessibile di quanto lascerebbero immaginare le premesse. Sorpresa, ma minore, è il nuovo disco dei Soulwax, sigla che pensavamo abbandonata, e invece capace di sfornare il disco che avrei avuto piacere avessero pensato di fare gli Arcade Fire

Sul fronte delle sorprese negative, c’è da segnalare il supergruppo/progettone con Sufjan StevensBryce DessnerNico Muhly: non che sia brutto (tutt’altro), ma viste le premesse era lecito pensare che potessero osare di più, sia in termini di coraggio che di reale amalgama tra i musicisti. Mi aspettavo di più anche da Magnetic Fields, ma il mio è probabilmente il limite di chi non è mai stato fan. Stesso discorso da applicare anche a Diamanda Galas, che comunque è un’icona indiscutibile ma da cui mi aspetterei qualcosa di diverso da una ripetizione di se stessa ad libitum, seppur su ottimi livelli (certo che dal vivo deve essere un’altra cosa…). Una parola per un disco che non è tra questi 20 ma che deve essere citato, ovvero il nuovo album dei Dirty Projectors: non all’altezza della storia precedente, al punto da farmi pensare che chi se ne è andato conti di più di chi è rimasto. Ma il tempo dirà chi aveva ragione.

Infine, il giudizio è ancora sospeso per alcuni album che hanno del potenziale (o è solo hype?): il nuovo Fleet Foxes, il recente ritorno di Cornelius e quelli di Cody ChesnuTTArca Actress. Ma c’è ancora tempo per trovar loro una collocazione eventuale nella classifica.

  1. Laura Marling – Semper Femina
  2. Radiophonic WorkshopBurial In Several Earths
  3. Caterina BarbieriPatterns Of Conciosusness
  4. Visible CloaksReassemblage
  5. Blonde Redhead 3 O’Clock EP
  6. Clap! Clap!A Thousands Skies
  7. Binker & MosesJourney To The Mountain Of Forever
  8. Alasdair RobertsPangs
  9. Ryuichi Sakamotoasync
  10. Bing & RuthNo Home Of The Mind
  11. Classica Orchestra AfrobeatPolyphonie
  12. Chihei HatakeyamaMirage
  13. Laurel HaloDust
  14. Tindersticks – Minute Bodies
  15. Diamanda GalasAt Saint Thomas The Apostle
  16. SoulwaxFrom Deewee
  17. S. Stevens, B. Dessner, N. Muhly – Planetarium
  18. WireSilver/Lead
  19. In BetweenIn Between
  20. The Magnetic Fields50 Songs Memoir

Gli editoriali pubblicati finora: Stefano Solventi, Nino Ciglio, Tommaso Bonaiuti, Federico Sardo, Marco Boscolo, Elena Raugei, Francesco Abazia, Luca Roncoroni, Davide Cantire e Fernando Rennis.

Tracklist

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