Tokyo Jazz Joints - Milestone

Migliori album 2017 (gennaio – luglio/agosto). La classifica di Fernando Rennis

Sulle polemiche che hanno circondato le sue recensioni di “Kaleidoscope” dei Coldplay e “Everything Now” degli Arcade Fire e sulla musica che lo ha entusiasmato in questa prima parte dell'anno. Le riflessioni e la classifica di Fernando Rennis

Non prendo parte alle diatribe social, a dire il vero non le seguo nemmeno. Non è un discorso di snobberia ma semplicemente una scelta dettata dal fatto che sarebbe meglio, secondo me, parlarne faccia a faccia, magari davanti a una birra. Nell’anno in cui due robot decidono di fregarsene delle regole grammaticali dettate da un esperimento di Facebook e cominciano a reinventare la lingua e i loro obiettivi comunicativi, il fenomeno dell’astio e dell’acredine sui social dilaga. Tornando alla mia esperienza, una recensione negativa di Kaleidoscope dei Coldplay, un Ep che mi ha deluso come gli ultimi episodi del quartetto e, soprattutto, come Everything Now degli Arcade Fire, abbia scatenato una reazione feroce da parte di alcuni fan. La cosa mi ha fatto riflettere molto, nel 2017 la musica continua ad avere una funzione emotiva forte che lega l’ascoltatore all’artista in maniera passionale e, perché no, politica. Il problema nasce quando si parla in maniera sommaria, senza la volontà di analizzare l’oggetto della discussione. È successo parecchie volte in questi primi sette mesi dell’anno: prima con l’ondata indie italiana che è arrivata, finalmente, alla ribalta definitiva, e per questo è stata aspramente criticata, poi con lo scandalo dei fake artist di Spotify e, ancora, con fenomeni come il secondary ticketing e via discorrendo. Molta acredine, tanta rabbia ma, ahimè, poca informazione. Come suggerisce la lettura dell’articolo Quello che sappiamo, lo sappiamo dai titoli di Luca Sofri su Wittgenstein: «effettivamente la quota di attenzione e tempo dedicati agli articoli da parte dei lettori è molto diminuita, e una grandissima parte di lettori usuali o passeggeri legge soltanto i titoli, di molti articoli, se non di tutto il giornale. O legge solo i tweet e i lanci su Facebook».

Questa seconda riflessione si collega alla prima perché quest’anno si dovrebbe fare attenzione realmente a quello che c’è oltre i titoli, agli “altri”: artisti in penombra che qualche appassionato va a pescare, ascoltare, studiare e su cui si prende la briga di scriverci qualche riga, nella speranza che ci siano orecchie affamate al di là della barricata. Dicevo prima che non prendo parte gli alterchi social, se non ci fosse stata una certa maleducazione nel dire alcune cose da parte di alcuni utenti non avrei nemmeno risposto. Ho dovuto quindi fare alcune precisazioni in merito alla recensione e, a un certo punto, mi sono sentito in dovere di esternare un parere che potrebbe sembrare banale ma non lo è: per ogni recensione di un “big”, Sentireascoltare propone almeno una decina di recensioni e/o articoli su artisti emergenti o poco conosciuti in Italia. Se lo stesso impegno che in molti dimostrano nel difendere a tutti i costi i loro beniamini fosse profuso nel leggere, ascoltare e sviluppare un proprio punto di vista su artisti poco conosciuti nel Belpaese ma meritevoli di attenzione, sarebbe un piccolo passo verso un miglioramento generale. E poi non ci sarebbero lunghi dibattiti social: sarebbe meglio circondarsi di musica bella, che emoziona, piuttosto che uscire dall’Esselunga e dire a tutti che le loro focaccine fanno cagare. Quando poi la musica che smuove sensazioni importanti rimane nascosta, sarebbe d’obbligo intraprendere una vera e propria “campagna di informazione” in favore di alcuni artisti. Credo che l’immagine di un jazz cafe di Tokyo (come quella a inizio articolo), dove si può sorseggiare un buon tè riscaldati dal calore di vinili sconosciuti, sia un ottimo contraltare all’ascolto veicolato e frenetico che contraddistingue la maggior parte dei fruitori di musica di questo periodo storico.

Per questi motivi, la mia classifica è un piccolo tentativo di equilibrare il karma che mi ha voltato le spalle nel caso di Everything Now e che si è fatto voler bene per gli splendidi e potenti The Underside Of Power Hug Of Thunder, due album agli antipodi: il primo oscuro e inquieto, il secondo solare e ricco di energia vitale. Il (più che) semestre appena conclusosi mi ha affascinato grazie al lavoro filologico di mr. jukes («Sarà il disco più sottovalutato dell’anno» cit., speriamo non succeda come lo scorso anno con lo splendido Total Depravity dei Veils), al dolore intimo e caleidoscopico di Sampha, alle conferme di LamarUlrika SpacekFebueder. Esordi interessanti come quelli di Little CubPumarosa, i redivivi Brasstronaut e il fascino della Londra cosmopolita post-Brexit che ci offre il disco di Mura Masa. Splendide scommesse azzardate come i Quattro Quartetti di Clementi Nuccini, giusto perché con la cultura non si mangia ma non si può nemmeno giustificare l’anoressia culturale che viviamo nel nostro Paese. I graditi ritorni di Future IslandsGrandaddy Slowdive insieme a quelli di XXThe New Pornographers hanno emozionato e non poco grazie al loro equilibrio tra il tradizionalismo del sound di ciascun gruppo e qualche piccola/grande innovazione. Il jazz continua a contaminarsi con l’hip-hop e l’RnB grazie a Thundercat mentre una menzione speciale va sicuramente a Clap! Clap! e al suo lavoro di field recording che sta volta non ha interessato luoghi lontani ma posti vicinissimi, come alcune regioni dell’Italia.

Già, l’Italia. Non sono un grande appassionato di musica italica ma continuo ad ascoltare e a sperare, ad aspettare, il momento in cui la nostra popular music rimarrà in equilibrio sullo stesso livello di quella internazionale. Magari è solo questione di mesi. Insomma, questi sono i venti dischi usciti fin qui e che per me meritano più di un ascolto, con una piccola anticipazione: l’ottimo album degli Everything Everything. Con la speranza che la seconda parte dell’anno ci riservi belle sorprese, meno polemiche e che la curiosità sia di stimolo per scoprire nuova musica, non solo tramite le piattaforme di streaming ma anche tramite le riviste, i libri, i concerti. È tutto un fatto di bisogno comunicativo, basta assecondarlo. Credo sia stato Julian Barnes a scrivere: «la differenza non è tra chi ha segreti e chi non ne ha, ma tra chi vuol sapere e chi no. A mio giudizio, voler sapere è segno d’amore». Comincerei a cercare un vocabolario italiano-C3PO, non si sa mai, potrebbe indicarci qualche ottimo artista di Mos Eisley…

  1. AlgiersThe Underside Of Power
  2. SamphaProcess 
  3. Kendrick LamarDamn.
  4. mr. jukesGod First
  5. Everything EverythingA Fever Dream
  6. Emidio Clementi, Corrado NucciniQuattro Quartetti
  7. Mura MasaMura Masa
  8. Broken Social SceneHug Of Thunder
  9. GrandaddyLast Place
  10. ThundercatDrunk
  11. Clap! Clap!A Thousand Skies 
  12. Future IslandsThe Far Field
  13. The New PornographersWhiteout Conditions
  14. BrasstronautBrasstronaut
  15. SlowdiveSlowdive
  16. The XXI See You
  17. Ulrika SpacekModern English Decoration
  18. Little CubStill Life
  19. PumarosaThe Witch 
  20. FebuederFrom An Album Ep
Tracklist