Giunti a metà anno è tempo di bilanci e l’imminente arrivo di agosto ci fornisce quello iato necessario a poter disegnare un quadro capace di tenere conto della qualità prodotta negli ultimi mesi e che sta lentamente occupando sia la classifica generale di SA sia quelle personali dei singoli. I primi sette mesi del 2017 hanno visto le uscite di peso di Father John Misty e Depeche Mode, ma se il primo entra facilmente nella Top 10 provvisoria, non si potrà dire lo stesso dei secondi, decisamente troppo attempati nella loro proposta eppure meritevoli della sufficienza. Così come si è rivelato poco più che un fuoco di paglia l’attesissimo ritorno dei Gorillaz. Discreto risulta quello dopo più di venticinque anni di Roger Waters, polemiche di plagio della copertina a parte, che tuttavia, pur sfoggiando un campionario sonoro riconoscibile e identitario, non graffia più come un tempo – segno di una maturità più rilassata ma non meno polemica – anche se il confronto con Amused to Death è impietoso.
A farla da padrone è il cosiddetto nuovo che avanza, anche se ormai questo nuovo ha – nella maggior parte dei casi – una background quasi decennale alle spalle: ci riferiamo ai Real Estate, abili nel portare a maturazione certe sonorità sognanti finalmente libere da qualsiasi forma di ingenuità, o ancora al terzo tentativo lungo di Mac DeMarco, che ritrova la serenità artistica proprio nel luogo dove invece è quasi impossibile trovarla: Los Angeles (a dimostrazione della schizofrenia del personaggio in questione). Fuori dai primi dieci i Baustelle, che confezionano un album furbetto e di grande presa per il loro affezionatissimo pubblico, tornati con L’amore e la violenza alla classica forma-canzone(tta) dopo l’ambiziosa parentesi orchestrale di Fantasma; lo scettro di miglior band italiana, salvo grosse sorprese della seconda parte dell’anno, dovrebbe quindi andare ai Solki, toscanacci di Prato con la fissa per il post-punk (con Andrea Laszlo De Simone che li segue/seguono a ruota).
Difficilmente verranno scalfite, infine, le prime due posizioni occupate da Big Thief – il loro Capacity ad appena un anno di distanza dall’esordio è un campionario sincero e profondo sullo stato dell’indie di stampo newyorchese – e dal grande e sontuoso ritorno dei Fleet Foxes con Crack-Up che, come giustamente sottolinea Marco Boscolo in sede di recensione, «è una rottura, l’apertura di un pertugio nella tana di queste volpi, sicuramente schive, probabilmente fuori dal tempo e dallo spazio». Di seguito, quindi, la classifica aggiornata ai primi sette mesi di questo 2017 già ricco di soddisfazioni. Da luglio in poi, a tentare la scalata della classifica ci saranno i ritorni di Arcade Fire, Grizzly Bear, Queens of the Stone Age, LCD Soundsystem, The War On Drugs (i cui primi due singoli sembrano promettere un gran disco), The National e molti altri ancora…
- Fleet Foxes – Crack-Up
- Big Thief – Capacity
- Father John Misty – Pure Comedy
- Solki – Peacock Eyes
- Laura Marling –Semper Femina
- Johnny Jewel – Windswept
- Real Estate – In Mind
- Mac DeMarco – This Old Dog
- The Magnetic Fields – 50 Song Memoir
- Elbow – Little Fictions
- Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna
- Halfalib – Malamocco
- Beach Fossils – Somersault
- Baustelle – L’amore e la violenza
- Flaming Lips – Oczy Mlody
- Giorgio Poi – Fa niente
- The Shins – Heartworms
- Peter Broderick, David Alfred – Find the Ways
- Slowdive – Slowdive
Gli editoriali pubblicati finora: Stefano Solventi, Nino Ciglio, Tommaso Bonaiuti, Federico Sardo, Marco Boscolo, Elena Raugei, Francesco Abazia, Luca Roncoroni, Davide Cantire e Fernando Rennis.