Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Sfera Ebbasta, First Aid Kit, Glen Hansard, Tune-Yards e molti altri

Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Sfera Ebbasta, First Aid Kit, Glen Hansard, Tune-Yards e molti altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Secondo weekend di pubblicazioni formato album dell’anno, questo del 19-21 gennaio, penultimo di un mese che per essere quello del “risveglio discografico” sta già mostrando alcuni dei colori di questo 2018. La scorsa settimana, a livello italiano, ha destato interesse e curiosità Cosmotronic di Cosmo, un disco non rivoluzionario ma fresco e coraggioso, non per tutti i palati ma senz’altro un’alternativa valida e emancipata rispetto a certe figure ibride tra songwriter e producer (e viceversa) che siamo abituati a riconoscere, guardando al mercato internazionale, nei nomi di Caribou, Matthew Dear & co. Sul versante delle chitarre anche Shame (nuove promesse post-punk) e i Black Rebel Motorcycle Club (vecchie – ma non troppo – bisce del rock psichedelico) hanno fatto ben parlare di sé, i primi perché sono dei giovinastri britannici in rampa di lancio all’interno del loro filone, i secondi in quanto hanno sfornato, se non altro, il loro disco più convincente da un bel po’ di anni a questa parte. Ma veniamo a noi e alle pubblicazioni della settimana.

Innanzitutto abbiamo una fuoriclasse che, a detta di Fernando Rennis nella sua recensione, ha pubblicato già uno dei dischi dell’anno: parliamo di una musicista estroversa e da sempre innamorata della cultura afroamericana, in particolare del jazz e dell’r’n’b, passione che l’ha condotta lungo la sua carriera alle radici del ritmo, al tribale nella musica africana, il tutto dall’angolazione di portatili tecnologie moderne, ovvero campionatori e loopstation manipolati dal vivo. Questo almeno fino a ieri, anzi l’altro ieri, visto che la precedente uscita, Nikki Nack, è di 4 anni fa. Oggi la musicista si presenta con il progetto tUnE-yArDs come un duo, qualcosa è cambiato, qualcosa è maturato. Parliamo di un lavoro apertamente politico – che affronta temi urgenti come razza, femminismo e antropocene – e nondimeno ballabile, che usa anzi il ballo come forza liberatrice, ribelle…e politica. Rennis dice molto meglio di me nella sua recensione, per cui andiamo con ordine con il resto delle uscite.

Glen Hansard con Between Two Shores e le First Aid Kit del sophomore Ruins sono le uscite di peso per quanto riguarda un songwriting moderno e/o contemporaneo legato a doppia mandata con la tradizione stellestrisce. Se la sopracitata Merrill Grubbs guarda alle viscere del miglior Miles Davis, ecco invece che il primo e le seconde osservano l’America e la cosiddetta “Americana” da un’ottica decisamente più “rotonda” ma non per questo meno interessante. Sono due ambiti antitetici, forse, più che complementari. Marco Boscolo sulle seconde è rimasto piacevolmente sorpreso e questo – andando all’osso – perché non parliamo di due svedesi cresciute a Karen Dalton e Emmylou Harris che nel secondo disco si accontentano di fare le cover di standard country, anzi. Anche Giulia Rossi si esprime positivamente per quanto riguarda la terza prova di Hansard che questa volta si concentra maggiormente sugli arrangiamenti, pur continuando nel solco già tracciato da Van Morrison.

Rimanendo su proposte antitetiche e aprendo di nuovo una parentesi italiana: il precedentemente citato Cosmo, Sfera Ebbasta e Maisie non potrebbero assomigliarsi di meno, e questo per sottolineare ancora una volta quanto variegato e mutato il panorama nostrano si mostri in quest’ultimo biennio senza nuove “Maledette rockstar” ma con una trap star che con questo Rockstar vorrebbe fare il salto vero, sfornando un personale Culture (e parliamo dei Migos) italiano. Più che di una tesi stiamo parlando del fatto che in scaletta, nel disco di Sfera Ebbasta, troviamo lo stesso Quavo che dei tre di Atlanta è decisamente il più feat.-dipendente, o meglio il loro brand da apporre come la linguetta sulle scarpe Nike. Da queste parti, lo diciamo subito, siamo più per i siciliani Cinzia La Fauci e Alberto Scotti, che per Gionata Boschetti. Perché a chi, per citare Luca Roncoroni «sforna qualche episodio buono e tanta stanchezza ma che ancora si dimostra un passo indietro rispetto a Ghali (soprattutto quando le basi di Charlie non bastano per salvare la baracca)» preferiamo di gran lunga chi ha dimostrato coraggio e cocciutaggine nello sfornare un «un sontuoso fregauncazzo collagista, performativo, angolare e, nello specifico di questo disco, infarcito di critica sociale, surrealismo naïf, una certa teatralità e ottime capacità musicali» (e citiamo la recensione di Fabrizio Zampighi del disco dei Maisie).

A proposito di zappiani, stupid song ed eredi della Bonzo Band, altre schegge in questo gennaio un po’ troppo calduccio per i nostri standard sono i They Might Be Giants. L’alternative band statunitense sforna con I Like Fun il suo ventesimo album in oltre trent’anni di carriera ma, da quanto ci racconta Massimo Padalino in sede di recensione il meglio il duo newyorchese se lo è lasciato alle spalle. Spostandoci sullo psych un po’ in penombra ma comunque con un certo seguito guadagnato on the road, ci sono i Limiñanas, duo francese che con Shadow People giunge al suo quinto album in studio (occhio agli ospiti: Anton Newcombe e Peter Hook). Sembra un po’ fuori tempo massimo l’indie festoso e “power pom pom girl” del The Go! Team ma Memphis Industries è un’etichetta che sa il fatto suo e pertanto un ascolto all’ultimo lavoro della formazione andrebbe comunque dato. Tra l’altro per la label tra non molto usciranno i Field Music, che fanno completamente un altro genere ma tant’è.

Altra uscita a cui vorremmo dare spazio in questa sede – perché su Spotify non la troverete – è Meno Mondo Possibile, ovvero l’album del trombettista e compositore pugliese Giorgio Distante, prodotto dal collettivo indipendente di musicisti Desuonatori. Parliamo di un disco d’ibridazione tra jazz e elettronica, zappiano per attitudine ma angolato sul dub. Il concept è pure interessante e riguarda la traduzione in suono dei rapporti interpersonali intrattenuti dal musicista.

In coda, ma non per ultimi, segnaliamo quel che sembra un’ottima prova nel segno delle Raincoats e B-52’s, ovvero The Official Body, terzo album della band londinese Shopping (tra loro e i sopracitati Shame, il 2018 post-punk sembra iniziare sotto i migliori auspici), ma anche il secondo capitolo della trilogia di EP dei Belle And Sebastian ovvero How To Solve Our Human Problems – Part 2, un nuovo singolo di Drake, i risultati alterni del terzo lavoro di Porches che s’intitola The House (la recensione è di Riccardo Zagaglia), l’ex mastermind del dubstep, Skream, che si cimenta con il format del Fabriclive (il numero è il 96) e quella che stanno strombazzando come la più eccitante band su Rough Trade da un bel po’ di anni a questa parte: gli Starcrawler che con l’omonimo album d’esordio hanno messo su un 70s show in pena regola.

Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali precedenti pubblicati finora. Attualmente abbiamo soltanto quello del 12 gennaio.

Tracklist