Weekend discografico. Tra i dischi in streaming, Gomma, Dimartino, James Holden, Swervedriver e altri

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quello del 18 gennaio.

Abbiamo inaugurato gli editoriali del 2019 con il botto la scorsa settimana: i dischi di James Blake (Assume Form), Sharon Van Etten (Remind Me Tomorrow), Deerhunter (Why Hasn’t Everything Already Disappeared) e I Hate My Village (I Hate My Village) sono ancora in heavy rotation nei nostri lettori, ma è già tempo di parlarvi di nuove uscite discografiche che questa settimana sono di più, seppur senza particolari squilli di tromba. Iniziamo dalle uscite italiane: Fernando Rennis è rimasto un poco deluso dal ritorno dei Gomma, una band che aveva colpito ai tempi di Toska per un personale mix di emo, post punk e rivoli post-rock. A Sacrosanto mancherebbe, in sostanza, la brillantezza che caratterizzava quell’esordio; vi lasciamo ascolto e recensione ai rispettivi link per verificare di persona. I Tre Allegri Ragazzi Morti, dopo una lunga campagna promozionale culminata nella pubblicazione dell’iconica cover con la trinità felina, danno alle stampe Sindacato dei sogni, lavoro che somma garage e psichedelia sixties fomentando un ritorno al rock sottolineato anche dalle parole del gruppo: «Le giornate passate a registrare ed ascoltare musica nell’accogliente cucina dell’Outside Inside Studio hanno in breve rafforzato la linea musicale del lavoro. Television, Dream Syndicate, Grateful Dead, presenti costantemente nelle discussioni attorno ai brani, e ancora Neu!, Can, Kraftwerk. No musica italiana. Poca musica dell’ultima ora»; Matteo Cantaluppi, in arte Dimartino in Afrodite punta sugli anni ’70 italiani (Venditti, Battisti e Dalla) ma dal punto di vista di artisti contemporanei come Phoenix e Sebastien Tellier e Tame Impala. In attesa del nuovo album dei Massimo Volume, gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro ne ripercorrono ancora una volta le torbide lande – leggi un mix tra post-rock e recitato/spoken – con questo Il male accade, “un’autobiografia erotica” secondo la band.

Su versante internazionale da segnalare c’è molta elettronica, ma prima di parlarvene, una menzione speciale la merita I Have to Feed Larry’s Hawk, l’album di Tim Presley salutato da Stefano Capolongo come il suo più ambizioso finora. Parliamo di un lavoro di cui non vogliamo svelare molto qui, se non che procede per sottrazione, ed è decisamente barrettiano e bucolico come la miglior psichedelia. Uno dei must del WE, e anche qui vi rimandiamo ai link per recensione e ascolto. Non meno interessante è l’ennesima colonna sonora curata dall’inossidabile coppia formata da Trent Reznor e Atticus Ross: Bird Box Original Score, con le sue musiche sinestesiche in bilico tra umanità e orrore, pianoforti ed elettronica-noise, propone una ricetta da assumere ad occhi chiusi, secondo Elena Raugei (qui la recensione). E sempre in ambito soundtrack, interessante è l’uscita relativa al documentario A Cambodian Spring, le cui musiche sono state curate da James Holden. Qui l’aspetto interessante è che il producer torna alla composizione elettronica e quindi all’acclamato sound elettronico-minimalista di The Inheritors. Musica per cortometraggi immaginari potrebbe essere anche l’ambient di Croatian Amor, uno dei tanti alias del danese Loke Rahbek. Isa è la prova che ne amplia i riferimenti, stringendo però il fuoco sulle possibilità di un anemico/altero pop. Preziosa anche Mira Calixvecchia conoscenza Warp – che torna con l’EP Utopia di cui vi abbiamo parlato in questi giorni per via del clip di rightclick. E valido è anche il ritorno di Nils Frahm, il cui Encores 2 è stato recensito su queste pagine da Daniele Rigoli. Tra le uscite elettroniche troviamo anche il side project di Hugo Race (Dirtmusic) e Michelangelo Russo (The True Spirit), Gemini 4.


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Ritornando a parlarvi di rock: Diego Ballani presto ci dirà di più su Future Ruins, il ritorno degli shoegazer Swervedriver. Qui intanto vi anticipiamo di un disco in cui i trademark del gruppo ci sono tutti, e non poteva essere altrimenti, ma la novità è che la voce di Adam Franklin risulta più intellegibile, contribuendo a fare di questa prova la più solida e “rock” dell’intero repertorio. Happy In The Hollow, il quarto album dei londinesi TOY, perfeziona la loro arte di rileggere in chiave noir lo sperimentalismo teutonico finendo per suonare come il loro lavoro più convincente e maturo. Se siete fan di Steve Hackett saprete che l’uomo non sta mai troppo senza pubblicare un disco: At The Edge Of Light è il nuovo album d’inediti dell’ex Genesis. Anche i Rival Sons riaccendono i motori del loro stereotipato hard rock con un disco – Feral Roots – che fin dalla copertina promette riffoni e singalong. E sempre parlando di formule risapute, ecco il nuovo album dei Dandy Warhols: di Why You So Crazy su queste pagine ha scritto Marco Boscolo, che in sostanza non li boccia ma, ci siamo capiti, non sono questi i dischi che possiamo ritenere indispensabili oggi. Lo stesso discorso si applica bene anche ai Mono di Nowhere Now Here, recensiti da Riccardo Zagaglia, con l’apprezzabile variante che in questa prova i nipponici qualcosa di nuovo lo hanno azzardato.

Andando ad indagare in campo electro-r’n’b, torna Dawn Richard con New Breed, che però lascia tiepido Luca Roncoroni. Sul jazz, Andrea Murgia ci parla molto bene di You Don’t Know The Life del trio formato da Jamie Saft, Steve Swallow e Bobby Previte. Infine, in questa copiosa tornata di uscite discografiche, da segnalare c’è anche anche il disco dei belgi Balthazar, …Paranoia Airlines di Fedez (di cui ci parlerà sempre Roncoroni) e Adrian, colonna sonora dell’omonima serie evento di Adriano Celentano.

25 Gennaio 2019 di Edoardo Bridda
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Gomma – Sacrosanto

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