Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di Timberlake, Field Music, Steve Reich e altri

Un po' di nostalgia 90s, un numero di uscite più gestibile, una bella ma costosa ristampa, Justin Timberlake e tanto altro nel nostro nuovo editoriale settimanale, in cui facciamo anche il punto di ciò che è uscito finora in questo 2018

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Quarto appuntamento di quest’anno con le uscite discografiche del venerdì, e tiriamo un po’ il fiato. Magari avremo anche il tempo di recuperare un po’ di ascolti. Ricapitolando, abbiamo avuto due appuntamenti piuttosto fitti di pubblicazioni che hanno evidenziato l’ovvio, ovvero quanto la trap domini il mercato italiano e internazionale (Sfera EbbastaMigos, ma a livello singoli vedi anche Mecna e Ghali) ma anche il meno ovvio: quanto il post punk non molli e anzi recuperi terreno, se non dal punto di vista del pubblico, senz’altro da quello della qualità delle uscite (bravi gli Shame, ancor di più gli Shopping). Poco male se le rockstar ora non hanno più le chitarre e i Beatles della loro generazione bucano il loro White Album (in anticipo): a imbracciarle per tutti noi c’è sempre quello scampanato di Ty Segall, che da solo è in grado di tenere palco e banco con una infilata di concerti e dischi che ormai si assestano su cadenze regolari, con gennaio come mese prediletto per le uscite a suo nome (vedi Freedom’s Goblin).

Dicendovi velocemente che Maledette rockstar dei Maisie è la Musica per noi, che dei Calexico così non li sentivamo da un po’, ma anche che Cosmotronic, oltre al nostro, ha ricevuto plausi pressoché unanimi da parte della stampa specializzata (e meno riconoscimento a livello di vendite – su Fimi, per dire, era 13°, ora 32°), quello in cui stiamo per entrare è un weekend piuttosto anni ’90, anzi fine 80s inizio 90s. Abbiamo un The Soft Moon che con Criminal evita il plagio di estetiche e arrangiamenti smaccatamente Nine Inch Nails e grey area con un loro aggiornamento, continuandone così la missiva. In sede di recensione Stefano Pifferi lo descrive in termini positivi («Un lavoro tosto, nero-pece, incattivito, rabbioso»), così come positivo è anche il ritorno di un altro revivalista di certe sonorità a cavallo decennio che stanno all’esatto opposto rispetto a quelle indagate dal buon Luis Vasquez: parliamo di Mike Milosh/Rhye, che la gente confonderà ancora con la proposta di Jessie Ware (i motivi per confondersi non mancano) ma che in sostanza non fa che continuare nel solco di un soul pulito che si piazza idealmente tra l’umbratilità di Tracey Thorn e gli smalti caldi di una Sade. Altro personaggio che suona piuttosto nineties è EMA, che nel suo Outtakes From Exileuna raccolta di outtake appartenenti all’ultimo disco in studio Exile In The Outer Ring – inizia con una Dark Shadows che ricorda i primi Simple Minds, che proprio oggi tornano con un ennesimo – prescindibilissimo – album, Walk Between Worlds, accompagnato da un tour estivo.

Discorso a parte invece per il ritorno del Calibro 35 che con Decade celebra i 10 anni di carriera ampliando la palette dei riferimenti e dunque non accontentandosi di bazzicare i soliti Morricone, Bacalov e Micalizzi (recensione di Andrea Murgia), i turbo psichedelici Hookworms, che cambiano rotta imbracciando l’elettronica analogica in Microshift o per il co-fondatore dei Godspeed You! Black Emperor Efrim Manuel Menuck che torna solista e più pacato, a sette anni dall’esordio, con Pissing Stars ovviamente su Constellation, e per i sempre ottimi Field Music che si riaffacciano con l’atteso Open Here, il loro lavoro più complesso e ambizioso, un autentico manifesto politico (album marchiato TOP e recensito da Andrea Murgia). E non dimentichiamoci neppure di Resolve, il nuovo disco della compositrice e pianista Poppy Ackroyd di cui ha scritto Nicolò Arpinati e del veterano Morr Music B.Fleischmann che torna anche lui dopo un bel po’ di tempo con Stop Making Fans all’insegna di una teporosa indietronica riconoscibile ma non nostalgica. Ascoltatelo per credergli.

Da un punto di vista di riproposizioni e ristampe, i due lavori da portarsi a casa (o marcare nella vostra lista Spotify o Apple Music) sono Pulse/Quartet di Steve Reich, che in sostanza unisce gli elementi dei precedenti Pulse (2015) e Quartet (2013), e la super deluxe edition di quei Roxy Music che rimettono in circolo il loro folgorante esordio, di cui nella pagina dedicata è da oggi disponibile un estratto live di Re-Make/Re-Model ma anche il collegamento alla recensione di Tommaso Iannini.

Già, dimenticavamo che gli occhi puntati di questo fine settimana sono tutti per il ritorno discografico dell’ora barbuto (e anche un po’ pensoso) Justin Timberlake. Il disco si chiama Man Of The Woods e alla sua critica ha pensato Luca Roncoroni che ne evidenzia pro e determinanti difetti.

Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 26 gennaio, 19 gennaio e del 12 gennaio.

Tracklist