Weekend di pubblicazioni discografiche e streaming. Ascolta gli album di L I M, Calexico, Django Django, Migos e altri

Il meglio delle uscite del venerdì nel nostro consueto editoriale

NB: salvo quando diversamente indicato, trovate l’ascolto Spotify di ogni disco citato nella relativa pagina album.

Terzo weekend discografico dell’anno dopo due puntate (leggi: due venerdì) che hanno evidenziato buoni – se non ottimi – segnali, sia dal lato post punk (bravi gli Shame, ancor di più gli Shopping) sia da quello di un cantautorato che si fonde nell’elettronica e nella dance (vedi alla voce Cosmotronic) o si complica nel collage zappiano (Maisie). Terzo weekend, dunque, a vedere “rockstar” della trap in azione, e come è naturale in questi casi, la solita valanga di insulti appresso. Fuori da polemiche inutili, la settimana scorsa Luca Roncoroni criticava anche duramente Sfera Ebbasta per aver fallito con il suo album nel proporsi come una credibile alternativa a Quavo (che a sua volta, diciamolo, è brand, ma tant’è). Il suo Rockstar quindi non è Culture, quando per Culture intendiamo l’album dei Migos, che tornano in pompa magna questo fine settimana con l’atteso secondo capitolo Culture II. Un tomo da un ora e quarantacinque minuti con una prevedibile e infinita lista di produttori, e a quanto pare un lavoro più post-rap (leggi più melodico e delicato), più funk (ma non troppo) e scritto pensando alle donne (tra i crediti Drake e Pharrell non a caso).

Diciamo post rap rubando la definizione ad Abazia non a caso, in quanto lo spostamento del comparto trap – vedi anche uno bravo come Future che abbiamo visto “umilissimo” in Lamborghini nel recente video di Tayor Swift – è sempre più sul pop, e a casa nostra questa congiunzione la (ri)vediamo ad esempio nel nuovo singolo di Ghali, Cara Italia, con un ritornello che fa Jovanotti passato a Black Mirror (ultima stagione) e un brand proposto che avrebbe potuto tranquillamente essere lanciato da Cecchetto. Del resto, se questa è ancora la (little) Italy di San Remo e del Made In Italy di Ligabue (a proposito, recensione da Cantire), e in un certo senso lo sarà sempre, non c’è facciata o retromania che tenga: le cose sono cambiate, il mondo è cambiato, ma soprattutto è il modo con il quale leggerlo che è necessariamente diverso. All’interno di questo contesto, non stupisce che Andrea Macrì parli dell’ultimo album dei noiser No AgeSnares Like A Haircut – come di qualcosa da preservare e guardare con affetto. Emblematica poi la chiosa: «il noise non ha futuro. Ma d’altronde, visti i tempi, quale musica lo ha?». Tentiamo di rispondergli con improbabili metafore: «uno shuffle di una playlist a una festa in cui nessuno sta ballando» (dalla recensione di Bonaiuti di Freedom’s Goblin di Ty Segall, uno che appunto pubblica dischi come se non ci fosse un domani, o meglio un altro gennaio) o con equazioni intriganti come quella offertaci da Beatrice Pagni: «il suono sta al tempo come il sale sta all’acqua» (dalla recensione dell’esordio dei bravi The Drink) o, tagliamo corto, con una overdose letale di Musica per noi dei Pop X (recensione di Eleonora Orrù).

Che i tempi in cui viviamo non siano dei più gioiosi ce lo dicono anche i Calexico, che fin dal titolo scelto per il loro nuovo lavoro – The Thread That Keeps Us – si sono fatti più politici, convicendo Tommaso Iannini che nella sua recensione li ha definiti «accattivanti, grintosi, persino sorprendenti» oltre che più emotivi e potenti che mai. Del resto, se stessimo cercando una ideale colonna sonora per la fine del mondo, Daniele Rigoli ci proporrebbe senz’altro un sollievo chiamato All Melody (di Nils Frahm), «un incrocio serrato e stimolante fatto di punti di fuga e di riferimento, con gli strumenti stessi a sfiorarsi dolcemente o anche ad abbracciarsi con grazia in un mulinello di forme e colori», anche se a dire il vero, forse la migliore soundtrack per questi tempi potrebbe essere l’album perduto dei Television Personalities che Fire pubblica questo weekend (niente streaming su Spotify però).

Altri bei dischi questa settimana sono quelli firmati dai Django Django (Marble Skies, recensito da Andrea Murgia) e tutto sommato anche Paletti (Super, recensione di Stefano Capolongo) per quanto riguarda la canzone e il songwriting, Centuries (The Lights of This Earth Are Blinding recensito da Nicolò Arpinati) per quanto riguarda musiche più heavy e Nightmare On Wax (Shape The Future recensito da Luigi Lupo) sul soul downtempo, dub e chill-out. Poi non dimentichiamoci che il weekend segna anche il ritorno del progetto A/V (dove  V sta per visual) di Sofia Gallotti, L I M (Higher Living), del duo arty-electro-pop milanese delle I’m Not A Blonde (The Blonde Album), di Craig David (Time Is Now) e del bravo Johnny Jewel con un disco dal titolo molto vaporwave (Digital Rain)

Come scritto all’inizio, trovate tutti gli streaming Spotify degli album citati nelle rispettive pagine album. Potete inoltre consultare gli editoriali precedenti pubblicati finora. Attualmente abbiamo quelli del 19 gennaio e del 12 gennaio.

Tracklist