Live Report
Dal 18 giugno al 20 giugno 2015

Add to Flipboard Magazine.

Che tu vada a Barcellona per il Primavera Sound a cavallo del mese oppure per il Sónar circa a metà giugno, il minimo comune denominatore è il medesimo: alla base delle due proposte c’è un mix di qualità, potenza economica, ampia disponibilità di strutture e collegamenti, e oleata organizzazione che fa di questi eventi non solo uno dei fiori all’occhiello della città catalana, ma un invidiabile approdo internazionale per chi ama un ampio spettro di musiche con il polso sul presente.

Un presente che abitato a Barcellona non trova un equivalente in nessuna città italiana (e non solo) e si presenta ad ideale specchio urbano e ambientale di una proposta musicale impegnata in un inesorabile abbattimento dei confini e degli steccati di genere. Non stupisce che nel corso degli ultimi anni i rispettivi contenitori festivalieri abbiano accolto una ibridazione sempre più pronunciata tra live set e concerto, tendenza che si è accompagnata a una trasversale incidenza delle modalità produttive dell’hip hop (qualcuno direbbe che siamo in epoca post-Yeezus).

Naturalmente questa è soltanto una delle angolazioni con le quali osservare le musiche del 2015 all’interno delle proposte festivaliere; l’altra è sicuramente la techno intesa come linguaggio ancora adatto per esprimere potenti concetti altrettanto obliqui e contemporanei. Vedere e ascoltare DNA techno e hip hop in azione combinatoria, contorsione, avvitamento o su un serrato ring tra macchine analogiche, alla 22° edizione del festival elettronico per eccellenza, è un’esperienza eccitante senza mezzi termini, e lo è ancor di più se per contrasto viviamo questa tre giorni all’interno di due location novecentesche come la Fiera di Montjuïc alle porte della città per il by day e quella di Gran Via L’Hospitalet giusto fuori porta per il by night, due strutture ben collegate da navette all’interno delle quali l’organizzazione ha piazzato un’offerta musicale massiccia con continue e dolorose sovrapposizioni per i più esigenti. In generale, un’offerta pensata site specific che ha regalato più di una parentesi con l’indispensabile “fascino del club” o il “raccoglimento da auditorium” che non pochi live oggi necessariamente richiedono.

Per quanto riguarda le trasfigurazioni hip hop più avvincenti, bisogna ancora guardare in casa Tri Angle, ma soltanto a livello di fucina sonica, anche perché sia Arca sia Evian Christ hanno già firmato per altre e più grosse label. Entrambi i set sono stati senz’altro tra le cose più belle del festival, e la sorpresa è stato un Arca in versione rapper (in spagnolo) con tanto di performance e passerella tra il pubblico.

#HudsonMohawke @sonarfestival #sonarbynight #sentireascoltare #sonarbarcelona #sonar2015

Un video pubblicato da www.sentireascoltare.com (@sentireascoltare) in data:


Sul lato più canonicamente stradaiolo, sacrificata la performance di A$AP Rocky programmato troppo presto nella sezione by night; all’opposto – leggi bombardamento spaziale di beat proteici ed effetti speciali – posizioniamo un Flying Lotus con il suo cubo/parallelepipedo di visual tecnologici; sempre sul lato dei fuochi ritmici, c’è stato un Hudson Mohawke in “versione Caribou” – con due percussionisti e un set incentrato sia sulla produzione rave trap TNGHT, sia su quella dell’ultimo album, Lantern – e un Sophie (questa volta era lui) con un set ultra compresso tra sincopati, voci in elio à la Pc Music e una ipercinetica fusione di pezzi suoi e della label. Di tutt’altra pasta l’alt-hop ruspante di Kate Tempest, e per quanto riguarda le accelerazioni sul breakbeat, naturalmente da citare ci sono Special Request (un po’ deludente) e il grandioso show di Squarepusher, questa volta castigato nei visual ma con una mitraglia di anthem tratti dall’ultimo album Damogen Furies e non solo.

#TheBug #sonarlive #sonar2015 #sonarfestival #sonarbarcelona #sentireascoltare

Un video pubblicato da www.sentireascoltare.com (@sentireascoltare) in data:

Se dell’hip hop per il dancefloor si preferisse una versione più americana, allora sicuramente Skrillex e RL Grime sono i due nomi da spendere all’interno dell’edizione di quest’anno. Il primo, quando tira per il collo i sincopati, fa moombahton (e lo fa con ironia e pose da rockstar), mentre il secondo calca il rave trap; in sostanza, entrambi sono perfetti esempi del dancefloor stellestrisce per il 2015, ovvero non più così laser maniaco e affamato di drop come all’inizio del decennio, e di converso con più attenzione a variegare la formula senza spingere a tavoletta sempre e comunque.

Se parliamo di basamenti di genere, il producer che più incarna un ground zero tra hip hop e techno è senz’altro Mumdance che, in solo prima e con Novelist e la sua crew poi, ha rappresentato uno dei momenti clou del Sónar più brit underground per gli anni ’10, quando il live di The Bug potrebbe benissimo rappresentare il suo perfetto corrispettivo per il decennio precedente. In comune tra i producer, c’è l’aver introdotto il grime come funzionale complemento ad una cifra stilistica autistica e ultra caratterizzata. E se parliamo di autismi e di lato techno della citata medaglia, non possiamo non citare gli Autechre, imbattibili nella grana sonora e nella scultura del noise nonché pionieri nella trasfigurazione astratta dell’hip hop. Chi invece della techno fa una questione di eleganza teutonica e translucida è ATOM, con il suo collaudato show HD, mentre c’è chi la utilizza come amplificazione ambientale (Klara Lews) e chi invece la scolpisce in frattali (Lorenzo Senni, anche lui con un album su Mego Editions). Sul lato più clubbista, la techno di Scuba diventa una tech-house fatta come dice lui, ovvero con gli echi, il dettaglio sui field recording e l’attenzione per il dub. Se la techno deve essere barbara e frontale, ecco che Vessel affonda uno show per kinky visual e un sound industriale, e se il suo linguaggio deve dialogare con tutta una serie di fascinazioni 80s dal post-punk alla ebm ecco che Helena Hauff è la dj da vivere e ballare. Sempre a proposito di scure intersezioni e nuovi re-innesti, Powell è il nome da spendere nella scuderia di Perc e co. ed è un vero peccato poter dedurre la bontà della performance di Lee Gamble e Dave Gaskarth soltanto sulla base dell’ottima qualità dei dischi del primo. Di techno subliminare possiamo inoltre parlare per quanto riguarda l’ottima performance di Voices From The Lake.

All’interno del festival non sono mancate le proposte basate sulla melodia e sul pop, con Duran Duran (la band di Simon LeBon inizia con il tema di View To A Kill per poi suonare un divertente greatest hits memorabilia), Hot Chip (con la loro house agrodolce), Owen Pallett (con il suo sound gentile e russelliano), Fka Twigs (più pose che performance) e Róisín Murphy.

#hollyHerndon @sonarfestival #sonar2015 #sonarbarcelona #sentireascoltare

Un video pubblicato da www.sentireascoltare.com (@sentireascoltare) in data:

Menzione speciale per Holly Herndon all’Auditorium, che conquista la sala soprattutto con i visual, ovvero con un lavoro concettuale basato su un ammasso di sagome virtualizzate prese da scatti su Instagram e fatte navigare assime a una serie di iconici detriti di una qualche Second Life naufragata nei bug. Al massimalismo visivo, la compositrice, aiutata da un corista, stratifica a livello musicale voci ed elettronica decisamente più corposi di quelle presentate nell’ultimo album, le cui trame dal vivo perdono in rotondità pop per acquistare brio hop.

Altra menzione d’onore: Siriusmodeselektor, macchine di precisione ed efficacia dance, alternative più potabili rispetto agli eccessi elettronici dei Mouse On Mars e trio decisamente coinvolgente dall’inizio alla fine del set.

Sicuramente da citare ci sarebbero almeno un’altra manciata di nomi ma ci fermiamo qui. Questa del Sónar è stata un’edizione fortunata in tutti i sensi: quasi 120.000 i presenti totali tra le due location, e successo anche per l’iniziativa del braccialetto con microchip ricaricabile, unico strumento di pagamento all’interno del festival, continua tentazione per menti sempre assetate.

25 giugno 2015
Leggi tutto
Precedente
Soak – Before We Forgot How To Dream Soak – Before We Forgot How To Dream
Successivo
Blur – Hyde Park 2015 Blur – Hyde Park 2015

Altre notizie suggerite