Bernard Sumner, stil dalla performance al Top Of The Pops dei New Order con “Blue Monday”

I New Order a Top of the Pops con “Blue Monday” celebrarono la loro rinascita (nel più infausto dei modi)

L’edizione definitiva di Power, Corruption and Lies è in uscita il 2 ottobre 2020. Per anticiparne la release ufficiale i New Order hanno condiviso in streaming un momento storico della loro carriera, la performance a Top Of The Tops del 31 marzo 1983, esibizione che ne sancì la definitiva rinascita artistica, seppur con i molteplici problemi tecnici che l’hanno afflitta.

Il brano, accreditato all’intera band che allora contava su Gillian Gilbert, Peter Hook, Stephen Morris e Bernard Sumner, è Blue Monday, con il suo riff in progressione basale fatto di puro synth pop dal piglio ballabile, un pezzone di quelli che ora chiameremmo alternative dance e che allora erano noti agli intenditori come hi-NRG. Il 12” è fuori da 3 settimane (7 marzo) e sta già facendo molto bene nelle chart di mezzo mondo, e questo senza l’aiuto di una struttura strofa/ritornello e di un approccio melodico standard. Certo, come ammesso dagli stessi Hook e Sumner, i debiti disco del loro pezzo sono acclarati (Our Love e l’album Bad Girls di Donna Summer, Dirty Talk di Klein + M.B.O, e You Make Me Feel (Mighty Real) di Sylvester), così come quelli nei confronti della scena club di New York (in particolare nei confronti del lavoro di Arthur Baker, che finirà per collaborare con Sumner e co. nel singolo seguente, Confusion) ma qui non stiamo certo parlando di una classica produzione à la Moroder né tantomeno di Karma Chameleon dei Culture Club, Uptown Girl di Billy Joel o Red Red Wine degli Ub40. Qui siamo oltre, ad un passo dalle musiche che formeranno la colonna sonora della Second Summer Of Love. E come il brano guarda avanti, anche la genesi è particolare: in origine la band lo compone in beffarda risposta al proprio pubblico, a cui non concedeva mai il bis. Uno del gruppo doveva salire sul palco, premere play e il brano strumentale doveva intrattenere l’audience mentre si rassegnava al fatto che la formazione non avrebbe suonato alcun brano. Come il pubblico anche la critica dell’epoca accoglie Blue Monday altrettanto bene, l’antifona è più o meno questa: scegliendo una strada fatta di synth e sequencer, e soppiantando le brume del post punk per una visione più luminosa del mondo, la formazione ha dichiarato la propria indipendenza rispetto al passato, scrollandosi di dosso il fantasma dei Joy Division e il lutto per la morte di Ian Curtis che ancora infestava il debut, Movement.

Power, Corruption and Lies sarebbe uscito di lì a due mesi e ad aprirlo c’è l’euforica Age of Consent, pezzo in cui ritorna protagonista la chitarra a completamento della metamorfosi in atto. Non solo elettronica proponevano i (New) New Order, ma qualcosa di ibrido, un sound che ne sottolineava la solidità, il rinnovato piglio e non di meno i colori che sotto sotto rimangono quelli cinerei di un tempo, proprio come quelli che sembrano posarsi sui fiori della cover curata da Peter Saville (una riproduzione di un celebre dipinto di Henri Fantin-Latour, parte della collezione permanente della londinese National Gallery).

I New Order di Age of Consent e soprattutto di Blue Monday (che troverà posto solo nella versione dell’album per il mercato americano) hanno fatto un deciso passo avanti senza voltare le spalle al passato. L’autobahn dei Kraftwerk già indicata da Curtis, così come il grigiore di Manchester rimangono ben stagliati sullo sfondo, questa volta però l’amore, al posto di separare le vite, rompendo le prospettive e ostacolando irreparabilmente i rapporti, riunisce i componenti di un gruppo con la promessa di un futuro luminoso, non solo a livello d’integrità artistica, ma anche di successo commerciale.

Tutte queste correnti si fanno sentire nella pur non splendida esibizione a Top Of The Pops, con Gillian Gilbert e Stephen Morris a mostrarsi in pose plastiche modello Les Mannequins, Hook ad alternare la batteria elettronica al suo classico portamento ondulato al basso, e Sumner in completo jeans che al di là delle sue occhiaie profonde nemmeno troppo nascoste da un look à la Emilio Estevez, tradisce più di un’incertezza nella performance vocale. Le cose, come detto all’inizio, andarono tutt’altro che bene. A detta dello stesso Morris, la versione live che la band aveva tanto insistito per eseguire al popolare programma televisivo britannico è stata costellata da tangibili problemi tecnici. «Blue Monday non è mai stato il pezzo più facile da eseguire dal vivo, ma tutto quella sera andò storto. I synth friggevano. Il suono era orrendo». Eppure, nonostante le condizioni avverse il messaggio arrivò forte e chiaro: i New Order, umani e fallaci, avrebbero conquistato il mondo macinando una sfilza di singoli del miglior pop che gli 80s potessero offrire.

Per i precedenti episodi della rubrica dedicata ai videoclip storici, vi rimandiamo a PIL, Nirvana, Blur, Joy DivisionU2ColdplayThe CureNick Cave and the Bad SeedsRadioheadDepeche ModeDandy WarholsPublic Enemy e Fatboy Slim.