Dopo quelle di Stefano Solventi e Elena Raugei, continuano le considerazioni e le classifiche dei primi sei mesi dell’anno.
Una lista più che mai personale e circostanziale, come lo sono un po’ tutte le liste, certo, ma questa volta un po’ di più. Avere la propria famiglia a Bergamo e vivere a Hackney, Londra, ha creato, per un periodo, un bel po’ di dissonanza cognitiva: al telefono storie di madre seguita dai droni in piena campagna; fuori casa folle da Coachella al parco e un pizzico di mask shaming persino da parte degli amici. Una cosa è certa, la generale mancanza di spazio, unita ai trasbordanti orari dell’insegnamento online, hanno portato alla predilezione di ascolti quanto mai “funzionali”: oltre a trovare rifugio in una manciata di desert island discs (Is This Desire? di PJ Harvey, I Have No Feelings di Annette Peacock, Fourth Drawer Down degli Associates, The Firstborn Is Dead di Nick Cave And The Bad Seeds), si son rivelate di grande aiuto nuove uscite dal sound distensivo ed espansivo.
In ambito ambient, oltre ai brani faux-dub di Tumbling Towards A Wall della misteriosa musicista di Philadelphia Ulla, ho consumato lo split The Flash di Torus e DJ Lostboi, alias della giovane produttrice meglio nota come Malibu, il cui eccellente brano Ordinary People, aperto da un sospiro e attraversato da sample della segreteria telefonica di giffgaff (la mia compagnia telefonica), si è rivelato una vera e propria panacea nei momenti di panico e di attesa. In loop anche le sette composizioni al piano di Vivienne, enigmatico album della compositrice Laila Sakini, una sorta di risposta esoterica a Ruins di Grouper, oltre che un ottimo esempio di album ambient costruito su texture tanto rilassanti quanto discordanti (i miei timpani un po’ si sciolgono, un po’ si ritraggono sul brano Butterflies, per esempio).
Il DJ francese Ivan Smagghe neanche ci ha provato a rilanciare il suo progetto parallelo Smagghe & Cross con la dovizia di dettagli e la promozione che si merita: eppure, la sua partnership con il pianista Rupert Cross si conferma una delle più interessanti in circolazione. 1819, uscito a gennaio, non solo supera il cliché della “colonna sonora per film che non esiste”: arriverei a dire che, con le sue magnetiche suite elettroacustiche (su tutte, un’Antheia che mi ricorda gli scenari sci-fi del compositore iraniano Sote), l’album si pone come la “colonna sonora di un film esistenzialista che dovrebbe esistere”. Altrettanto immersivo il ritorno (senza concept!) del buon Soft Pink Truth e quello della prolifica musicista finlandese Maria Rossi, in arte Cucina Povera, il cui album Tyyni è a mio avviso la migliore delle sue tre uscite del 2020 e un’ulteriore prova del potere ipnotico delle sue gutturali, stregate performance vocali.
La claustrofobia si fa letterale in Minus Objects del gruppo avant-rock inglese Mosquitoes, nove austeri brani che sembrano musicare una seduta sciamanica in cui anche il più piccolo dei rumori o dei movimenti inconsulti non riesce a passare inosservato. Se qui si sente l’eco della no wave (immaginate i primi Swans sotto sedativi), l’eccellente debutto del duo australiano CS+Kreme Snoopy mi ha ricordato l’incontro di elettronica e notturno folk di alcuni dei miei gruppi post-punk preferiti (Coil, Lemon Kittens). Con un titolo del genere, il brano dei CS+Kreme Time Is A Bozo, volutamente in bilico tra sonorità suadenti e nauseabonde, ha accompagnato dubbie riflessioni “da lockdown” sul passare del tempo, spesso in coppia con Time’s Going Somewhere, brano capolavoro di un Bill Fay che, per ironia della sorte, qui mi ricorda un po’ il vaticinare del suo fan numero uno, David Tibet dei Current 93.
Sembrano trascendere la dimensione tempo del tutto, invece, i brani della compositrice Lyra Pramuk, che in Fountain, usando la propria voce come strumento principale e collocandosi a metà strada tra musica folk tradizionale e elettronica astratta, è riuscita a edificare un personale monumento sonoro alla trasformazione del sé. Rimanendo in ambito elettronica sperimentale, mi sono ritrovato spesso a rivisitare l’operatico album di debutto del musicista sudafricano Desire Marea (l’ambient horror del brano The Void, in particolare) e l’incontinente/incontenibile singolo di 62 minuti di Arca @@@@@ che, come ho scritto da queste parti, ho finito per preferire al pur soddisfacente primo capitolo della saga KiCk. In questi sei mesi in cui il club è venuto a mancare, tuttavia, è stato amore a primo ascolto quello per le sommosse transgenere di NAZAR in Guerrilla e quello per i rave a base di techno, accenti gabba e ballroom della “Queen of Hell” Jasmine Infiniti di BXTCH SLÄP.
Meno di quante mi aspettassi le epifanie in ambito hip-hop/beats, e forse proprio per questo piuttosto prevedibile la presenza in lista di due colossi come Run The Jewels e Freddie Gibbs, quest’ultimo pungente, irresistibile storyteller non solo in compagnia di The Alchemist in Alfredo, ma anche nei suoi Instagram live, uno dei miei appuntamenti fissi da lockdown. Si merita tutto l’hype, invece, l’arista di Chicago KeiyaA, il cui Forever, Ya Girl unisce con sbalorditiva agilità e candore non solo il personale al politico, ma anche il topico al filosofico. L’R&B collagista di KeyiaA è tanto sensuale quanto surreale, trasformandosi nell’anello di congiuntura tra gli esperimenti dell’ultima Solange e gli episodi più accessibili della prima Klein.
E infine, che mai potrei dire del numero uno di questa lista che non abbia già detto su SA? Di Fetch The Bolt Cutters non ho parlato né parlerei come del “disco del lockdown”, ma come del disco in cui il songwriting di Fiona Apple ha raggiunto, oltre a un nuovo apice, una sorprendente trasformazione, capace di trascendere in un colpo solo i concetti di “maturità” e “attualità”. Dietro alle tante invettive online contro il 10 di Pitchfork, ipotizzo, si è annidato un salutare scetticismo verso una rampante cultura del consenso nell’ambito della critica musicale. Eppure, nel trasformarsi in un inaspettato fenomeno musico-culturale, FTBC è riuscito a creare attorno a sé una conversazione e un ascolto collettivi come non capitava da tempo nell’era dello streaming. Il tutto senza praticamente uscire di casa.
- Fiona Apple – Fetch The Bolt Cutters
- Lyra Pramuk – Fountain
- Bill Fay – Countless Branches
- Freddie Gibbs & The Alchemist – Alfredo
- Nazar – Guerrilla
- Laila Sakini – Vivienne
- Yves Tumor – Heaven To A Tortured Mind
- Smagghe & Cross – 1819
- Run The Jewels – RTJ4
- CS + Kreme – Snoopy
- Mosquitoes – Minus Objects
- Cucina Povera – Tyyni
- Jasmine Infiniti – BXTCH SLÄP
- DJ Lostboi, Torus – The Flash
- LEYA – Flood Dream
- KeiyaA – Forever, Ya Girl
- Ulla – Tumbling Towards A Wall
- The Soft Pink Truth – Shall We Go On Sinning So That Grace May Increase?
- Desire Marea – Desire
- Arca – @@@@@