Weekend discografico. Ascolta gli album di Strokes, Dream Syndicate, Larua Marling

Ennesimo weekend in quarantena e l'aria in casa comincia a farsi pesante. Quando ne usciremo? Non si sa ma qui, in questo spazio dedicato all'ascolto (meglio se in cuffia), il tempo s'azzera per far largo all'immersione sonora.

Ennesimo weekend in quarantena, e l’aria in casa comincia a farsi pesante. Quando ne usciremo? Non si sa, ma qui, in questo spazio dedicato all’ascolto (meglio se in cuffia), il tempo s’azzera per far largo all’immersione sonora.

Volete un disco che vi faccia dimenticare la pandemia? Mettete su Bitter Balls di Karkhana, ensemble formato da alcuni dei nomi più interessanti della scena mediorientale degli ultimi anni, già attivi in band come Dwarfs Of East Agouza, Konstrukt e Land of Kush. Nello specifico parliamo di un convincente album di avant jazz dalla forte connotazione etnica che fa viaggiare lontani, arricchito di partiture free, diramazioni elettroniche, influssi kraut e tagli elettroacustici (recensione di Massimo Onza in arrivo). Su tutt’altre lande c’è DJ Python con la sua deep-reggeaton tagliata con il compasso. E occhio, non pensate a Mas Amble, seguito di Dulce Compañia, come alla solita tamarrata per sculettate danzanti, niente di tutto ciò, Brian Piñeyro è un chirurgo di groove e beat e assomiglia più ad un Nicolas Jaar caraibico che al colombiano star del genere che risponde al nome di J Balvin. Altro album caratterizzato da raffinate balistiche è quello del producer torinese Andrea, che esce a qualche settimana di distanza dalla pubblicazione di Upsurge del compagno di team Stenny (recensione di Luigi Lupo). Il suo Ritorno è caratterizzato da un avvincente impianto techno fatto di spazialità, IDM e breakbeat.

Proseguendo per ascolti elettronici, corroborati però da una vena più pazzoide, abbiamo due personaggi che chi segue la rave-tronica più estrema d’albione conosce bene: Bogdan Raczynski e Squarepusher. Il primo se ne esce con del materiale non dichiaratamente d’archivio da un bel po’ di anni a questa parte, ma se ascoltate Debt EP vi ritroverete sparati come una pallina nel suo più classico flipper a base di drill e rave. Il secondo pubblica un EP – LAMENTAL – che è un singolo con b-side pubblicato apposta per capitalizzare il successo del fortunato Be Up A Hello. Tra le tracce c’è anche MIDI Sans Frontières (Avec Batterie), versione alternativa – e rallentata – dell’omonima traccia anti-Brexit pubblicata nel 2016.

Uscita fondamentale del weekend è inoltre Possessed (Original Score), prima colonna sonora curata Laurel Halo. Disco che va alla voce classica contemporanea / ambient (dark ambient per la precisione) che anche grazie ai contributi del sodale – e già collaboratore nell’EP Raw Silk Uncut WoodOliver Coates al violoncello e della violinista kazaca/britannica Galya Bisengalieva, esplora un vasto spettro d’inquietudine sci fi: dalle colonne sonore di Vangelis ai maestri minimalisti, dalle foreste di GAS agli ibridi elettro-sinfonici della serie Recomposed patrocinata dalla Deutsche Grammophon. Dimenticavamo, le musiche composte dal trio sono per Possessed, il documentario curato dal noto studio olandese Metahaven e da Rob Schröder. Altra materia ad alto contenuto immersivo è quella prodotta dai LF58 in Alterazione. Parliamo del duo elettronico composto da Giuseppe Tillieci aka Neel e Filippo Scorcucchi, che in questo primo album ufficiale pubblica un meditativo viaggio ambient-non ambient denso di accadimenti (recensione di Alessandro Pogliani).

Se volete qualcosa di più leggero e positivo, questo WE segna pure il ritorno del Michael Bublè dell’indie, ovvero Hamilton Leithauser, già cantante dei Walkmen e solista durante la gran parte degli anni ’10 vuoi in proprio, vuoi in coppia con l’ottimo Rostam, ex (non ex) Vampire Weekend. In The Loves of Your Life lo ritroviamo perso in una Tin Pan Alley della memoria tra folk rock e un bel po’ di country, in un elastico che se lo tiri vede gli Everly Brothers da una parte e qualche deriva da shouter di provincia americana dall’altra. Tra gli arrangiamenti chitarristici c’è anche dell’elettronica, vedi il loop di The Garbage Men che sembra opera degli Avalanches. E a proposito di country – spesso virato su arrangiamenti electro-rock-wave – c’è Jacqueline, disco che segna il ritorno dei Jackie Lynn tra lustrini e paillettes per le notturne strade americane.

Chi le highway stellestrisce le ha percorse in lungo e in largo è Steve Wynn, che torna per la terza volta post-reunion con i suoi Dream Syndicate. Il disco si intitola The Universe Inside e – nelle parole di Solventi – è composto da pezzi dilatati, acidi e motoristici che dipingono sì un quadro intrigante, ma lasciano anche l’impressione di un esercizio didascalico, defatigante. Insomma, più metodo che espressione.  Chi se la cava male e senza appelli – afferma Massimo Onza – sono invece gli Sparta. Se da un lato la band s’ispira all’emo core di Sunny Day Real Estate e Texas Is The Reason, dall’altro infarcisce la materia con idee telefonate e stilemi pop kitsch che rendono il tutto innocuo e stucchevole. Il disco s’intitola Trust The River e se volete al link potete ascoltarlo, come poi tutti gli altri. Chi invece tira dritto e colpisce nel segno sono gli ADULT. Registrato in una stanza dipinta totalmente di nero, probabilmente all’interno dello stesso caseggiato sperduto nel Michigan del precedente lavoro, a cui s’aggiunge un tetto ricoperto di neve oltre la consueta dose d’ansia inespressa, il loro Perception is/as/of Deception rifila electro punk, techno e ebm calibrando modi e mezzi, sfruttando cioè una balistica che la coppia ha affinato nel corso di quattro lustri abbondanti.

Ma veniamo ai due dischi più attesi: Laura Marling con il suo Song For Our Daughter si presenta già con quello che ha le forme di un classico. Anzi, come afferma in sede di recensione Marco Boscolo, a trent’anni è lei stessa un classico dei nostri tempi. Dopo il suo disco più politico, con le nuove tracce la songwriter spolvera tutto l’armamentario del cantautorato classico al confine con la letteratura, regalando un canzoniere di grande spessore. Quindi, veniamo a The New Abnormal, l’atteso ritorno dei ringalluzziti Strokes. Come se la sono cavata Casablancas e co.? Affatto male, anche se – nelle parole di Rennis – c’è ancora qualche ostacolo all’immediatezza con cui abbiamo conosciuto la band.

In coda, ma non ultimo LOTO di Theo Taddei, ovvero il debutto solista del musicista fiorentino, in passato componente delle band TooMuchBlond, Le Furie e Aquarama. Nelle parole di Beatrice Pagni, il disco stupisce non tanto per l’ottima fattura sonora o le trame strumentali ricercate, quanto per l’impatto di immediato candore che genera il primo ascolto. Tra alt folk, indie pop e morbida psichedelia, i sette brani del disco si muovono liberamente come cicale di notte senza mai farsi vedere.
 
Altre uscite del weekend: Coma Live, EP di Dino Fumaretto registrato dal vivo durante la tournée di presentazione di Coma, l’ultimo album di inediti uscito lo scorso anno; Machine Learning Experiments (Original Soundtrack) di Augustus Muller, già metà dei Boy Harsher, progetto che nasce come colonna sonora di due film per adulti prodotti dal collettivo Four Chambers a base di EDM, industrial e synth-goth. Da segnalare, inoltre, anche il nuovo singolo dei Field Music, Sit Tighter, la versione di All Mirrors di Angel Olsen remixata da Johnny Jewel, il nuovo capitolo della Song Machine dei Gorillaz e la collaborazione tra U-zhaan e Ryuichi Sakamoto. Di due giorni fa, l’uscita del singolo How Beautiful (she is), della soul-singer duendita. Infine, gli Einstürzende Neubauten hanno diffuso in streaming il loro nuovo album, Alles in Allem (streaming poi ritirato).
Tracklist