Weekend discografico. In ascolto Mac Miller, Of Montreal, Algiers, Trail Of Dead, Bill Fay e altri

Fine settimana con davvero tanta buona musica da ascoltare e leggere nelle nostre recensioni, che non sono poche come non sono pochi nemmeno gli album che vi raccomandiamo senza se e senza ma.

Dopo aver iniziato più che bene l’annata di pubblicazioni discografiche con l’ottimo ritorno dei Field Music e con ancora vivo il dibattito che si è animato sui social attorno all’ultimo album di Brunori Sas Cip, ci prepariamo a questo fine settimana con davvero tanta buona musica da ascoltare e leggere nelle nostre recensioni, che non sono poche come non sono pochi nemmeno gli album che vi raccomandiamo senza se e senza ma.

Partiamo a bomba raccontandovi che in nottata – e senza preavviso alcuno – è uscito un nuovo disco di Eminem. S’intitola Music to Be Murdered By e già dal buon lead single – Darkness con tanto di videoclip che ripercorre gli attimi precedenti una sparatoria di massa a Los Angeles – capiamo che il rapper è in ottima forma così come il disco stracolmo di ospiti. Tra i tanti c’è anche qualche strofa del compianto Juice WRLD e a proposito di rapper che non ci sono più, attesissimo era oggi l’album postumo di Mac Miller, Circles, che Luca Roncoroni in sede di recensione, vede come la perfetta quadratura di un cerchio professionale troppo breve ma validissimo, tra beats lo-fi e chillout, un rap sempre più assente e un cantato di marca indie folk.

Proseguiamo lungo le traiettorie dell’indie elencandovi innanzitutto le uscite accomunate da un inequivocabile retrogusto nineties. Troviamo innanzitutto And You Will Know Us By The Trail Of Dead, per gli amici Trail Of Dead, con X: The Godless Void and Other Stories, un disco bello potente a base di post-hardcore senza troppe complicazioni che li conferma dopo il precedente IX, in stato di forma (recensione di Andrea Macrì). Sempre le chitarre sono protagoniste di Country Feedback degli italiani Season Premiere e di Marigold il nuovo disco dei Pinegrove. La formazione del New Jersey si ripresenta con quel misto di alt-country ed emo che da sempre la caratterizza. E a conferma di ciò, troviamo brani come Phase e Moment, entrambe radio friendly ed entrambe di pronto utilizzo per ideali revival di serie TV sia dei 90s (Dawson Creek) che dei 00s (The O.C.). A proposito di ideali sigle prestate alla serialità: sono tornati i Bombay Bicycle Club e del loro Everything Else Has Gone Wrong si è occupato Fernando Rennis che ha anche intervistato la band.

Se ascoltate il pezzo di Mura Masa con slowthai contenuto nel suo R.Y.C (Raw Youth Collage) (recensione di Raimondo Vanitelli) non farete fatica a intuire la citazione a Parklife dei Blur e a tutto un universo crossover e lo stesso, se schiacciate play sulla title track di S.A.D Storm And Drugs di Dardust, non vi sfuggirà il riferimento a Born Slippy degli Underworld.

Chi invece negli anni ’90 era già in un timewarp spazio temporale proiettato verso il futuro è Markus Pop ovvero Oval. In Scis ce lo immaginano a rimpallare file di Reich e Glass da una macchina di maschine learning all’altra alla ricerca di una lancinante estasi organico-macchinica, di un punto d’equilibrio tra la lancinante elaborazione dell’informazione e la serotoninica risposta cerebrale. Il disco è un bel colpo per lui e per saperne di più vi rimandiamo alla recensione.

Chi invece non sta in nessun parallasse temporale e neppure su questo pianeta sono le sempre magnifiche OOIOO di Nijimusi gente che fa dischi in barba a tutto e tutti. A quattro anni dal precedente Gamel, che vide l’inserimento nei ranghi della band nipponica di MISHINA, la band dell’ex-Boredoms Yoshimi ci spiazza ancora una volta con otto pezzi che mischiano mirabilmente ed ereticamente rock, jazz, psichedelia, ambient gamelan. Il disco è una discreta bomba e la recensione su questa pagine è di Massimo Padalino). Del resto anche gli Algiers dal canto loro non hanno badato a compromessi componenndo There Is No Year, un terzo lavoro con meno sferzate e più fioretto, scrive Fernando Rennis nell’articolo, prodotto da una band al massimo della sua maturità.

Spostandoci verso lidi più elettrock o elettropop abbiamo da una parte gli Holy Fuck di Deleter, un disco prodotto con un’attitudine maggiormente psichedelica in cui tra i vari ospiti troviamo anche Alexis Taylor degli Hot Chip; e dall’altra gli of Montreal di Ur Fun con una sedicesima prova dedita al divertimento sfrenato, la celebrazione, nientemeno, della storia d’amore fra il leader Kevin Barnes e Christina Schnieder (Locate S,1). Di entrambe le recensioni si è occupata Elena Raugei mentre di Bordone è la firma del pezzo relativo a Countless Branches – e ci spostiamo sul folk – terzo capitolo della rinascita di Bill Fay. Se possibile più intenso e commovente dei precedenti. Mezz’ora di ballate al piano, contrappuntate in modo discreto da occasionali archi, chitarre e percussioni, pescate nel baule di canzoni scritte per se stesso da Fay nei suoi anni di assenza.

Da Fay viene facile parlare del disco acustico di Emily King, Sides, che non ha convinto la nostra Beatrice Pagni, e di Cosa faremo da grandi? che rappresenta invece una piacevole riconferma per Lucio Corsi, il cantautore maremmano che fa della semplicità la propria misura stilistica. Il disco è poi baciato da una produzione all’altezza, al di là di qualche passaggio ancora abbozzato (recensione di Davide Cantire). Tornando brevemente al lato elettronico delle uscite del WE. Nicolò Arpinati ci dirà a breve di Dhakar EP di Deena Abdelwahed disco che spingendo maggiormente sul lato etnico e percussivo si riallaccia più che in precedenza nella sua produzione alla tradizione nord-africana, sfruttando anche molto la voce e i campionamenti. E di Ultraware EP di Swarm Intelligence che esce dal tunnel techno barra industrial concentrandosi sul groove e omaggiando tra gli altri big-beat e breakcore senza tuttavia perderci in claustrofobia e incubi carpenteriani.

Sempre questo fine settimana sono usciti: l’esordio di Madlib e fratello come The Professionals (The Professionals), i Dining Rooms (Art Is A Cat) e la popstar Halsey (Manic). Non ultimo in settimana è uscito Nowhere Blues di King Of The Opera che sfrutta le limitazioni tecnologiche che si è dato in sede di composizione per elaborare un cantautorato che, anche se in sede di comunicato stampa evocava il suo passato come Samuel Katarro, in realtà abbandona le jam che caratterizzavano quel suo periodo e questo nuovo album continua il discorso del precedente in direzione di uno stile dalla raffinatezza elettronica. Occhio anche alla ristampa per il 30° anniversario di The Comforts Of Madness dei Pale Saints e a Merce Funebre, l’album d’esordio di Giorgio Quarzo Guarascio aka Tutti Fenomeni, artista di Roma cresciuto nell’ambiente trap/graffiti-pop spaziando  tra collaborazioni con i Tauro Boys e release vicine al lol-rap.

Lato singoli: Mahmood (Rapide), Joan Thiele (Puta), l’inedito di David Bowie (I Can’t Read), la title track del nuovo album dei Non voglio che Clara (Superspleen) e la rivisitazione di Conoscersi in una situazione di difficoltà di Giovanni Truppi insieme a Niccolò Fabi, tratta dall’EP 5. Non mancano poi gli azzardi: come l’inedito e provocatorio connubio tra Vinicio Capossela e Young Signorino con +Peste.

Precedenti editoriali: 10 gennaio

Tracklist